Piano scuola estate 2021: un mare di soldi sprecati

Gilda Venezia

dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 28.4.2021.

Piano scuola estate 2021: un mare di soldi che rischia di essere sprecato nella melassa

del pedagogismo dello “sguardo plurimo”. Il tutto passando per John Lennon.

Gilda Venezia

Il Ministero ha presentato ieri ai sindacati a grandi linee il provvedimento con il quale si prevedono ben 510 milioni di euro per consentire alle scuole la progettazione e l’organizzazione di iniziative per rinforzare le competenze disciplinari e relazionali  delle allieve e degli allievi che sono state conseguite in modo non adeguato a causa della pandemia Covid-19 che ha determinato la necessità di ricorrere ancora alla didattica a distanza con frequenti interruzioni delle lezioni in presenza.

Economie di due anni

Si tratta di risorse importanti che non sono però soldi freschi. Si tratta di economie interne al settore dell’istruzione creatasi soprattutto negli ultimi due anni. 150 milioni sarebbero distribuiti alle le scuole (circa 18 mila euro per istituzione scolastica), ben 320 milioni di PON (utilizzabili per il 70% nelle regioni del Sud – Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia -, il 10% alle regioni del centro “in transizione” – Abruzzo, Molise e Sardegna- e il 20% alle altre regioni), e infine 40 milioni della legge 440 distribuiti alle scuole con bandi ministeriali.

La finalità fondamentale di questo massiccio investimento dovrebbe essere al rinforzo delle competenze nel periodo estivo mediante l’assunzione con specifici contratti di docenti e personale ATA (personale interno prioritariamente), di personale esterno (docenti, psicologi, ecc.) e con le realtà del terzo settore.

Manca una visione realistica della scuola

Il documento pubblicato in data 27 aprile approfondisce i contenuti del piano infarcendolo di assunti pedagogici ed etici abbastanza discutibili. Si parte dalla sfida del nostro tempo: “non lasciare indietro nessuno” (peccato che il sistema economico sia impostato per ottenere il contrario..), si parla dell’utilizzo per i docenti di “dedizione umana e professionale possibile, così come gli strumenti pedagogici, didattici ed operativi disponibili”. “La scuola, per assolvere questo arduo compito educativo, ha necessità di modalità scolari innovative, di “sguardi plurimi”, di apporti differenziati” aprendosi ad “altri mondi”.

Si immagina la scuola come “ponte formativo” “con lo studio di gruppo, il lavoro in comunità, le uscite sul territorio, l’educazione fisica e lo sport, le esperienze accompagnate di esercizio dell’autonomia personale. In altri termini, attività laboratoriali utili al rinforzo e allo sviluppo degli apprendimenti, per classi o gruppi di pari livello. Il tutto nella logica della personalizzazione e in relazione alla valutazione degli apprendimenti desunte dal percorso nell’anno scolastico”. Ma come riuscire a “rammendare” il tessuto delle conoscenze e delle competenze perse o non conseguite? Ovviamente “facendoci guidare da consolidate modalità pedagogiche e didattiche, il suggerimento è quello di dialogare con i ragazzi, scartando modalità standardizzate o schematiche” ricordano i versi di John Lennon (sic): “la vita è ciò che ci accade mentre facciamo altro”. Tutto chiaro? Boh? Consigliamo in ogni caso la lettura integrale ad alta voce. Aspettiamo traduzioni e interpretazioni.

Le fasi del Piano scuola

Il piano è declinato in fasi con focus dedicati per il primo e il secondo ciclo. La prima fase (giugno) sarebbe quella più dedicata al rinforzo e potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali. Una sorta di doposcuola o postscuola con velleità di recupero, scusate non di recupero ma di rinforzo. La seconda fase (luglio-agosto) invece si apre al territorio e ai “Patti educativi di comunità” con la “fruizione del capitale sociale espresso dal territorio” anche attraverso le attività C.A.M.PU.S. (Computing, Arte, Musica, vita Pubblica, Sport). La terza fase è collocata nella prima parte di settembre prima dell’inizio delle lezioni. In questo contesto di immagina che “gli studenti siano accompagnati alla partenza del nuovo anno scolastico mediante contatti personali e riflessioni, incoraggiati e sostenuti per affrontare la prossima esperienza scolastica”. Si propongono “attività laboratoriali o momenti di ascolto, anche avvalendosi di collaborazioni esterne per sportelli informativi tematici o di supporto psicologico”. “È, inoltre, auspicabile affrontare tematiche legate al rinforzo disciplinare in un’ottica laboratoriale e di peer tutoring, anche autogestiti dagli studenti (in base all’età) e supervisionati da docenti tutor, avvalendosi delle innovazioni didattiche di cui si è fatta esperienza nell’ultimo anno: didattica blended, one to one, cooperative learning, realizzando unità formative brevi e autosufficienti, personalizzate e responsabilizzanti”.

Tutto chiaro? Non ci sembra.

Il Ministro Bianchi e il governo hanno deciso politicamente di mantenere le promesse di apertura delle scuole nel periodo estivo, ma l’intervento appare evidentemente confuso e foriero di una visione della scuola che non possiamo condividere. La confusione deriva dal fatto che si tende a sovrapporre il tema del “rinforzo” disciplinare con altri progetti di socializzazione generalista. Il tutto sarebbe gestito dalle scuole in nome dell’autonomia scolastica. Traducendo ogni scuola fa quello che vuole, basta che segua le generalissime  indicazioni del ministero, scuole che al di là delle asserzioni roboanti e autoreferenziali si devono scontrare con una realtà complessa e problematica.

Il ruolo degli insegnanti

Il Ministero ha ripetuto chiaramente che non si deve parlare di recuperi, come avviene nella secondaria di secondo grado in cui si prevede una frequenza degli allievi identificati dal consiglio di classe come destinatari dell’intervento con verifica finale. Si tratta di “rinforzi” (diventerà un’altra modalità di insegnamento ??) che prevedono la libertà di frequenza delle attività da parte delle allieve e degli allievi con tempi e modalità decisi autonomamente dalle famiglie. In concreto si tratta di una sorta di servizio a domanda individuale con finalità di accoglienza, un centro estivo rafforzato che serve alle famiglie per collocare i loro figli in una situazione protetta mentre lavorano. Ma il piano estate non deve confondersi con le già note attività di centri estivi organizzate dagli enti locali, anzi deve distinguere la sua organizzazione da quella degli enti locali che solitamente si avvalgono del terzo settore per i progetti estivi. Esso viene concepito come offerta formativa ampliata che non distingue tra tempo scuola e tempo di non scuola (socializzazione, gioco, esperienze comunitarie, ecc.). Non si capisce quale possa essere il ruolo degli insegnanti coinvolti nel progetto. Devono insegnare, fare recuperi, unità di apprendimento, diventare animatori? Oppure devono soprattutto essere “accoglienti”? Si tratta di una continuità del tempo scuola da far digerire alla stragrande maggioranza delle ragazze e dei ragazzi  stanchi e demotivati da due anni di didattica a singhiozzo?

Aspettiamo risposte chiare a queste domande fondamentali per capire la funzione dei docenti in questo progetto che sono anch’essi “volontari” e che saranno pagati con contratti o modalità ancora poco chiare e che hanno risvolti sindacali e contrattuali ancora tutti da definire.

Spreco di risorse

Il rischio reale è che tutte queste risorse siano sprecate per dare l’impressione nell’immaginario collettivo di una scuola che non chiude in estate e che serve per recuperare mediante “rinforzi” le competenze non conseguite nel corso dell’anno scolastico. Attenzione che tutto questo non diventi strutturale! Non possiamo accettare il demansionamento dei docenti a semplici baby sitter e care giver con il rischio che ciò diventi parte integrante dell’orario di servizio ordinario con pericolose forzature a livello contrattuale.

Non ci nascondiamo che il bisogno di organizzare il tempo dei figli minorenni durante l’estate sia per molte famiglie una esigenza, ma ciò non deve significare l’allungamento del tempo scuola. In Italia il tempo scuola formale è maggiore di quello erogato da moltissimi paesi dell’UE e dell’occidente.

Si abbia il coraggio di finanziare gli enti locali e il territorio, anche con la collaborazione delle Istituzioni Scolastiche, per offrire alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi attività extra scolastiche ludico-ricreative o progetti informati sulla socializzazione o il conseguimento di specifiche abilità (musica, teatro, corsi di lingua, sport, ecc.). Con la chiarezza che siano attività che nulla hanno a che fare con la scuola-istituzione.

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Piano scuola estate 2021: un mare di soldi sprecati ultima modifica: 2021-04-28T01:43:50+02:00 da Gilda Venezia
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