Prenderei le impronte ai profche interrogano «a sorpresa»

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di Paolo Fallai,  Il Corriere della sera, 3.4.2019

– Quando rispondiamo «all’impronta» e quando lasciamo tracce con le impronte digitali, questa parola è un segno, una traccia, una sorta di marchio, perfino del carattere.

Una festa di significati si muove allegra intorno alla parola «impronta» e alla numerosa famiglia di cui fa parte. Un esempio sta proprio nel titolo scherzoso che abbiamo dato a questa rubrica. Il primo riferimento è alla proposta di allestire rilevatori delle impronte digitali per i professori nelle scuole, di cui sta discutendo il parlamento. Ma anche la nostra capacità di rispondere a domande che ci sono rivolte all’improvviso ha a che fare con l’impronta. Vediamo subito perché.

L’improvvisazione è una virtù

Il primo significato deriva dalla locuzione latina «in promptu» arrivato in italiano con la locuzione «all’impronta» che letteralmente vuol dire improvvisando, senza potersi preparare. Come segnala il vocabolario Treccani gli esempi sono tutti tratti da esercitazioni scolastiche a sorpresa: interpretare una poesia all’impronta, tradurre dal greco all’impronta.

Lasciamo sempre qualche traccia

Il secondo significato deriva invece dal verbo improntare, evoluzione di un antico imprentare, con qualche familiarità col francese dal francese empreindre, tutti parenti stretti di imprimere. Indica infatti il segno che un corpo lascia impresso su un altro. Le impronte digitali non sono altro che i segni lasciati sulle superfici dalle creste cutanee dei polpastrelli. Volendo essere precisi si chiamano dermatoglifi. Non esiste alcuna prova che siano diverse da individuo a individuo, tranne il fatto che due impronte digitali uguali non sono mai state trovate. Gli uomini le conoscono da alcuni millenni, me le forze di polizia usano per individuare i criminali dalla fine del XIX secolo. E da allora hanno fatto la felicità degli scrittori di gialli. Ma sono impronte ad esempio anche quelle dentali, che ricostruiscono con precisione le arcate dei nostri denti.

Una virtù o un vizio, perfino un prestito

Ma se impronta è un segno, una traccia, una sorta di marchio, come stupirsi se la storia delle esplorazioni umane è segnata dalla ricerca di impronte lasciate dal passaggio di animali (e quelle sono orme) o se la biologia molecolare ha definito «impronta del DNA», l’indagine per identificare DNA proveniente da individui diversi. Molto coloriti anche i significati figurati, Dove spesso l’impronta non è altro che un modo per definire un carattere, una abilità o un vizio. D’altronde non diciamo che una determinata condotta è improntata…. a qualunque cosa buona o cattiva ci aiuti a definirla? Dal latino prontuari ci arriva un ulteriore significato di improntare e cioè «dare o prendere in prestito».

La prima impronta non si scorda mai

Gli studi del biologo inglese Douglas Spalding e soprattutto dell’etologo austriaco Konrad Lorenz hanno arricchito la famiglia di questa parola con una variante inglese ormai accettata nel linguaggio internazionale: imprinting. È una particolare forma di apprendimento che si realizza nell’uomo e nei vertebrati in generale subito dopo la nascita, una fase sensibile e irripetibile che garantisce ai cuccioli l’apprendimento precoce di nozioni fondamentali per il mantenimento della specie, come il riconoscimento del piccolo da parte della madre. Un’impronta decisiva per la storia di ognuno di noi.

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Prenderei le impronte ai profche interrogano «a sorpresa» ultima modifica: 2019-04-04T01:56:39+02:00 da Gilda Venezia

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