Presunti Maltrattamenti a Scuola: casi triplicati in 5 anni. Tutti i numeri. Quali motivazioni?

Orizzonte_logo14

di Vittorio Lodolo D’Oria,  Orizzonte Scuola, 18.2.2019

– Un silenzio sospetto, accompagnato da immobilismo, avvolge il fenomeno dei PMS che invero presenta una eco mediatica roboante.

Le istituzioni infatti non intervengono e i sindacati stanno a guardare rilasciando all’occorrenza dichiarazioni di circostanza. La politica fa storia a sé, ma non per quanto riguarda gli effetti, poiché si limita ad alimentare il dibattito sulla scia dell’onda demagogica a favore della installazione di telecamere, tacendo sul fatto che si tratta unicamente di prevenzione secondaria. Infine vi sono le famiglie, allarmate dai mass-media, come sempre, a caccia di scoop.

Le domande

Si tratta di un fenomeno preoccupante? A cosa è dovuto? Ha a che fare con l’anzianità di servizio e la salute professionale della categoria docente? È una questione di indole perversa dell’individuo? È dovuta all’usura psicofisica professionale divenuta insostenibile con l’ultima riforma previdenziale Monti-Fornero? Sta crescendo o diminuendo nel tempo? Come si distribuisce nel Nord, Centro e Sud del Paese? Attecchisce maggiormente nelle zone urbane o in quelle provinciali? E negli altri Paesi cosa succede? A quale istituzione compete occuparsene? Quali sono gli strumenti efficaci per combatterlo? La soluzione può essere rappresentata solo dalla via giudiziaria? Chi, e in che misura, sporge denuncia tra genitori, docenti, dirigente? I dirigenti scolastici hanno un ruolo centrale? Come devono agire? Possiedono gli strumenti necessari per far fronte ai PMS? Quali sono state le Forze dell’Ordine che si sono occupate del fenomeno? Sono preparate ad affrontare l’ambiente scolastico? Vi sono limiti nei metodi d’indagine finora utilizzati? Perché Ministero Istruzione (MIUR) e Ministero di Grazia e Giustizia (MGG) non predispongono una risposta comune? E via discorrendo.

Un numero altissimo di domande che cercano e trovano risposta nella presente indagine sul quinquennio appena trascorso. I dati raccolti consentiranno di arrivare a soluzioni ragionate che propongono un intervento utile al mondo della scuola e alla prima agenzia educativa, la famiglia, con la quale ripristinare un’alleanza interrotta da tempo.

Le risposte

Il fenomeno dei PMS può essere controllato con tempestività solo dal dirigente scolastico garantendogli una formazione adeguata che lo metta in grado di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per affrontare le incombenze medico-legali del ruolo. Tra queste le più importanti sono rispettivamente la salvaguardia dell’incolumità dell’utenza e la tutela della salute dei lavoratori che, a loro volta, sono strettamente correlate. Se però il sistema rimane bloccato e inefficiente, come ora, non resta che la via giudiziaria con tutti i limiti e le conseguenze che questa comporta, a cominciare dai lunghi tempi d’intervento che richiedono obbligatoriamente le indagini.

L’indagine

Complessivamente i casi di Pms individuati sono stati 78 per un totale di 156 docenti indagati (154 donne e 2 maschi) ripartiti nel seguente ordine di scuola: 9 nidi comunali; 53 scuole dell’infanzia; 16 scuole primarie. Nel corso del quinquennio il numero di casi è raddoppiato dal 2014 al 2015 ed addirittura triplicato dal 2015 al 2016 mentre, nel biennio successivo, è risultato sostanzialmente stabile mantenendosi sui valori di picco raggiunti proprio nel 2016.

Diverso è l’andamento del numero delle maestre coinvolte (156 in totale): nel primo biennio stabile (2014-2015), nel secondo (2016-2017) quasi triplicato, nel 2018 presenza di un ulteriore aumento del 30% del numero degli indagati. “Possiamo quindi affermare che il fenomeno è tuttora in crescita, non tanto come episodi di Pms quanto per il numero di docenti coinvolti per singolo caso”, sottolinea l’esperto.

L’età media degli insegnanti coinvolti è decisamente alta (56,4 anni) e sono 4% i casi sotto i 40 anni, 18% i casi sotto i 50 anni, 36% e 42% i casi rispettivamente sotto e sopra i 60 anni. È evidente la progressione dei casi di Pms con l’aumentare dell’età.

Questo va di pari passo con l’anzianità di servizio di cui però non sono disponibili i dati (comunque facilmente desumibili) tenendo in considerazione, tra le numerose variabili, anche i precedenti meccanismi di assunzione che non prevedevano l’obbligo della laurea per la scuola dell’infanzia. I suddetti accorgimenti inducono a ritenere, come cauta stima, un’anzianità di servizio media di 32-35 anni.

Nel Nord del Paese si sono verificati 23 casi (30%), mentre 20 (25%) hanno avuto origine al Centro, infine 35 (45%) al Sud e nelle Isole. La maggior parte dei casi (51) si è verificata nei paesi di provincia, mentre la restante ha avuto luogo all’interno dei centri urbani (27). In 68 casi (87%) sono stati i genitori a sporgere denuncia direttamente all’Autorità giudiziaria, mentre in 6 casi (8%) sono stati i colleghi, in 2 casi (2,5%) i collaboratori scolastici e in uno solo il dirigente scolastico (1,2%).

Il reato ipotizzato risulta essere per 63 volte (81%) quello di maltrattamenti (572 cpp) e 15 volte (19%) quello di abuso dei mezzi di correzione (571 cpp). La durata media dei tempi di riprese con telecamere è di 67 giorni con un minimo di 15 giorni fino a un massimo superiore ai 4 mesi.

Studio Maltra 2019

www.facebook.com/vittoriolodolo

.

.

.

.

.

.

.

.

Presunti Maltrattamenti a Scuola: casi triplicati in 5 anni. Tutti i numeri. Quali motivazioni? ultima modifica: 2019-02-18T22:14:40+01:00 da Gilda Venezia

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl