Privatizzazione e frammentazione: gli obiettivi del PNRR sulla scuola – Introduzione

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Di Giovanni Carosotti Rossella Latempa, Roars, 17.6.2021.

Gilda Venezia

Con questo post introduciamo l’analisi di alcuni tra gli aspetti più significativi dell’”ambizioso progetto di riforme” previste per l’istruzione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ciò che più colpisce nel documento governativo in tema di scuola è la sua assoluta continuità con le riforme pre-pandemia. Anzi, il PNRR rappresenta la messa a sistema definitiva e la stabilizzazione di interventi e processi in atto da circa un trentennio. Nell’orizzonte del PNRR, l’istruzione e la ricerca devono consentire di “sviluppare un’economia ad alta intensità di conoscenza, competitività e resilienza”. E ciò si persegue, fondamentalmente: a) attraverso la riconfigurazione della professionalità degli insegnanti, intervenendo sui curricoli e sulle metodologie, e introducendo una nuova formazione in ingresso e in itinere connessa alla carriera professionale; b) attraverso l’istituzione di un meccanismo di standard centralizzato, basato su target di “competenze” misurabili definite e rilevate dall’INVALSI, tramite cui schedare periodicamente i risultati degli studenti, messi in relazione all’efficacia delle singole scuole. Intervenendo sui contenuti, sulla gestione e sul governo dell’istruzione, il PNRR ne rivoluziona di fatto l’assetto istituzionale, attuando quel decentramento e pluralismo educativo che le politiche neoliberali perseguono da anni. La posta in gioco è altissima: ed è il passaggio da un assetto scolastico di tipo statale e unitario, quello disegnato dalla Costituzione, ad uno territorializzato e basato su un’ibridizzazione pubblico-privato: la nuova scuola delle «comunità».  Un assemblaggio di realtà frammentate e differenziate che ben si adatta alle spinte localistiche dei progetti di autonomia differenziata.


Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza trasmesso dal governo al Parlamento il 25 Aprile per essere consegnato a Bruxelles il 30 Aprile  contiene un “ambizioso progetto di riforme”. Tra queste, una nuova riforma strutturale dell’istruzione, dall’asilo nido all’università, che per la scuola potremmo sintetizzare nello slogan: Impresa, Innovazione, INVALSI.

L’impresa rappresenta l’orizzonte ideale e la forma organizzativa; l’innovazione il principio e il metodo; l’INVALSI lo strumento di ristrutturazione e controllo dei lavoratori, attraverso i risultati degli studenti.

Ciò che più colpisce del Piano è la sua assoluta continuità con le riforme pre-pandemia. Anzi, il PNRR rappresenta la messa a sistema definitiva  e la stabilizzazione di interventi e processi in atto da circa un trentennio.  Il che ne fa un documento che avrebbe potuto essere scritto in una qualunque fase delle precedenti politiche scolastiche, assolutamente privo di contatto con l’eccezionalità materiale della crisi che la scuola sta attraversando. Non offre alcuna risposta, nell’immediato, al problema che tra 3 mesi ci si troverà a dover ri-affrontare: il rientro in presenza nelle stesse aule di sempre, con lo stesso organico di sempre, di oltre 7 milioni di studenti. L’unico elemento, nemmeno questo nuovo, che riconnette il documento governativo al piano di realtà materiale, drammaticamente accentuato dalla pandemia, è il richiamo al contrasto ai divari territoriali e all’abbandono scolastico, che il PNRR pretenderebbe di aggredire però con strumenti del tutto inadeguati, ossia intervenendo a livello curricolare-metodologico e didattico e introducendo forme di concorrenza e competizione nel corpo docente. A riprova, questa, dell’evidenza empirica sulla quale da tempo occorrerebbe una riflessione culturale: e cioè che la “lotta alle disuguaglianze” sia ormai divenuta una categoria concettuale completamente incorporata dal linguaggio e dalle proposte riformiste di stampo neoliberale.

Il nuovo piano non si discosta dalla bozza del precedente documento, governo Conte, da noi commentato qui ma rende più esplicite alcune azioni, dichiarando, fin dalla premessa le finalità: l’istruzione e la ricerca devono consentire di “sviluppare un’economia ad alta intensità di conoscenza, competitività e resilienza”.

Ciò si persegue, fondamentalmente, attraverso il controllo e il disciplinamento del corpo docente e dei dirigenti scolastici e con una serie di interventi sull’assetto curricolare e ordinamentale del sistema di istruzione. Aspetti, questi – come proveremo ad argomentare – che dal nostro punto di vista sono destinati a condurre irrimediabilmente ad un’involuzione sotto il profilo sia culturale che istituzionale e civile.

Le altre azioni previste dal PNRR[1], di tipo infrastrutturale, appaiono insufficienti economicamente per essere significative, specialmente se lette anche  alla luce di quanto emerso  dall’analisi della progressiva  riduzione a della spesa per l’istruzione previste dal bilancio dello Stato, che ipotizza  tra il 2021 e il 2023 una contrazione della popolazione scolastica, colta come occasione di risparmio e non di risarcimento di quanto sottratto dal 2008 ad un settore che invece si postula strategico. Nel PNRR si leggono misure come “estensione del tempo pieno e delle mense”, o “potenziamento delle strutture sportive”, o “messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica”; ma poi si stima, rispettivamente,  di costruire o ristrutturare  soli  “1000 edifici per le mense entro il 2026”, 400 edifici da destinare a palestre e una superficie di ristrutturazione di 2.400.000 mq, corrispondenti a sole 48.000 aule, circa. Per un’idea di quanto irrisorie siano queste cifre rispetto al fabbisogno nazionale, fortemente disomogeneo dal punto di vista geografico, con le regioni del sud fanalino di coda, basta leggere ad esempio qui o qui.

Per questi motivi, il PNRR più che un piano di rilancio economico ci sembra un progetto politico, l’ennesima stretta politica della controriforma neoliberale della scuola in atto da decenni.
Anche se i dettagli non sono ancora chiariti, sia nel documento governativo che nelle Linee programmatiche emanate dal Ministro Bianchi, la strada sembra tracciata.

In sintesi, sono due le operazioni che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza intende intraprendere, fortemente interconnesse:

1) Riconfigurare la professionalità docente, intervenendo sui curricoli e sul piano metodologico e introducendo una nuova formazione in ingresso e in itinere, connessa ad una carriera professionale;

2) Istituire un meccanismo di standard centralizzato, basato su target misurabili definiti e rilevati dall’INVALSI, attraverso cui schedare periodicamente i risultati degli studenti, messi in relazione all’efficacia dei singoli istituti.

Intervenendo sui contenuti, sulla gestione e sul governo dell’istruzione, il PNRR ne rivoluziona di fatto l’assetto istituzionale, attuando quel decentramento e pluralismo educativo che le politiche neoliberali inseguono da anni. La posta in gioco è il passaggio da un assetto scolastico di tipo statale e unitario, a uno territorializzato e basato su un’ibridizzazione pubblico-privata delle «comunità».

Nel 1987, nel libro “Il falso dilemma pubblico-privato”, edito dalla Fondazione Agnelli, a cura di Luisa Ribolzi, per “rivitalizzare il nostro sistema scolastico” si prefigurava la necessità di:

“superare il dualismo fra “pubblico” e “privato”, sconosciuto in altri paesi, definendo come “pubblico” l’area in cui operano tutte le forze che prendono iniziativa in campo educativo all’interno dei criteri generali stabiliti dalla programmazione. [..] per la situazione italiana questa concezione di “pubblico” è lontana dall’essere accettata”.

A distanza di 35 anni, il PNRR oggi vuole entrare in una nuova stagione della storia dell’istruzione pubblica: all’insegna della cultura autonomistica fondata sul principio di sussidiarietà, sulla riconfigurazione dei rapporti pubblico-privato e delle competenze dei diversi livelli territoriali di governo. Una stagione che si innesta in maniera dirompente sulle attuali spinte alla regionalizzazione dell’istruzione, avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Suddivideremo l’analisi del progetto di riforma espresso dal PNRR e dalle Linee programmatiche del Ministero Bianchi in tre parti, ciascuna dedicata ai tre ambiti di intervento che individuiamo come fondamentali nella futura vita scolastica.

I) La nuova didattica e le metodologie;

II) La nuova professionalità docente:

III) la funzione dei test INVALSI nella riconfigurazione dell’assetto del sistema di istruzione.


[1] Non ci soffermeremo, nelle nostre analisi, sulle riforme riguardanti l’istruzione tecnica secondaria e terziaria.

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Privatizzazione e frammentazione: gli obiettivi del PNRR sulla scuola – Introduzione ultima modifica: 2021-06-17T21:54:35+02:00 da Gilda Venezia
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