Psicolpatologia del docente, come muoversi? Evitare il fai da te

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di Vittorio Lodolo D’Oria, Orizzonte Scuola,  14.12.2016

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– Negli ultimi tempi mi è capitato di imbattermi in numerosi casi difficili, se non ingestibili. Come si opera in questi frangenti?

Chiedendo aiuto a chi affronta di sovente siffatte situazioni (medico competente, psichiatra o psicologo) e soprattutto all’USR di riferimento. Gli Uffici Contenziosi dell’USR sono pieni di casi simili che vengono per lo più sbrigati grazie a improbabili artifici burocratici per poi approdare in Collegio Medico di Verifica che rappresenta la sede naturale e corretta per i casi di competenza medica. Nei precedenti articoli ho già accennato al problema generato dalla legge (DPR 171/11) che inopinatamente limita il ricorso all’Accertamento Medico d’Ufficio ai soli insegnanti che hanno superato il periodo di prova. Questa volta ci occuperemo delle preoccupazioni di dirigenti e docenti di fronte a situazioni di insegnanti in difficoltà non gestibili con un semplice provvedimento burocratico.

Caso I

Una docente delle elementari era stata sottoposta a due visite mediche collegiali riportando dapprima un giudizio di inidoneità all’insegnamento per 18 mesi, dimezzato a 9 in seconda battuta. Essendo stata ritenuta, suo malgrado, idonea ad altre mansioni, veniva collocata ora in biblioteca, ora in amministrazione. Il nuovo incarico giungeva circa 6 mesi dopo un lungo balletto di sospensioni, ferie estive e accertamenti medici d’ufficio che avevano contribuito a destabilizzare ulteriormente la malcapitata. A dare il via alla vicenda era stata la lamentela di un genitore che aveva presentato anche un esposto alle Forze dell’Ordine a seguito di un episodio in cui la docente avrebbe ripreso la figlia urlandole in faccia. A prescindere dall’episodio denunciato (vero o presunto che fosse), la docente presentava una indubbia quota di ansia che la rendeva ulteriormente insicura e lamentosa oltreché depressa. Inutile dire che la maestra vedeva crollare all’improvviso il proprio mondo di relazione con gli alunni, naufragando contestualmente in un’isola deserta quale la biblioteca o sconosciuta come la segreteria amministrativa. La dirigente assisteva sgomenta alle reazioni della docente alle prese col nuovo incarico e chiedeva aiuto a chi la conosceva e l’aveva fin lì seguita. Qui di seguito la lettera del dirigente scolastico.

Desidero aggiornarvi sulla situazione della docente che ora è utilizzata a scuola in altre mansioni. Ho disposto per lei l’utilizzo come bibliotecaria, ma va nel panico perché dice ai quattro venti che “non le piace leggere, non sa leggere (!!!), impiega troppo tempo a leggere, non capisce quello che legge, non è a suo agio in mezzo ai libri”; se le dico di fare fotocopie ha bisogno di un bidello che la assista perché va nel panico anche solo all’idea di schiacciare un pulsante; non parliamo nemmeno di usare un pc, perché non lo sa nemmeno accendere. Continua a vagare nel plesso come un’anima in pena, lasciando scoperta la biblioteca dove dovrebbe invece stare, e spesso esce dal plesso cui è stata destinata per venire da me e dalla segretaria piagnucolando e tremando. Insomma: è evidente anche alle pietre che la maestra non sta bene. Questo lo stanno vedendo tutti, sia i ragazzini che la incrociano a scuola, sia le insegnanti, sia i genitori che in questi pochi giorni hanno avuto modo di vederla casualmente. E si tratta di ragazzini, genitori e insegnanti che non hanno nessun pregiudizio su di lei, perché appartengono a un altro plesso. Insomma, non sta funzionando questo utilizzo in altre mansioni: finché la docente non risolve i suoi problemi la situazione sarà sempre estremamente critica dentro una scuola, per qualsiasi mansione. Io, nel mio ruolo, mi guardo bene dal dirle di mettersi in malattia. Forse sarebbe meglio che un passo indietro lo facesse lei spontaneamente. Grazie e buona giornata

Riflessioni

Vi è un’unica cosa da fare: mantenersi calmi e non perdere la testa come è capitato alla maestra. Costei ha infatti subito uno shock dal quale riuscirà a riprendersi unicamente se accompagnata pazientemente e con dedizione. Metterle a disposizione un tutor in affiancamento per un mese, potrebbe aiutarla a superare la prova in biblioteca e in segreteria. Consigliarle di mettersi in malattia avrebbe il solo risultato di decretare il fallimento che si ripercuoterebbe anche nella vita di relazione e familiare. Allo stesso modo sarebbe controproducente aspettarsi un passo indietro della maestra che sancirebbe così autonomamente la propria sconfitta di fronte alla propria vita lavorativa.

Caso II

Capita talvolta di venire a contatto con un collega insegnante che dapprima, e per un lungo periodo, esterna a tutti i propri problemi e poi inspiegabilmente si rinchiude in un isolamento che, in gergo medico, viene classificato come “eretismo”. Nel caso di seguito esposto anche la situazione familiare risulta compromessa con una separazione in atto che influenza negativamente il lavoro. Il trasferimento in altra sede di servizio è meramente illusorio poiché vissuto come un miraggio salvifico che, in realtà, accresce i problemi a causa delle novità introdotte nella routine quotidiana. Un collega impietosito, armato delle migliori intenzioni, vuole aiutare il malcapitato a superare quelle difficoltà che stanno diventando insormontabili e impediscono di trascorrere una vita accettabile. Impugna carta e penna e pone questioni legittime. Cosa rispondere a quesiti così stringenti? Cosa fare di pratico per aiutare un amico alla deriva?

Gentile dottore, volevo chiederle alcuni consigli su come gestire la situazione di un nostro ex collega ora trasferito in altra scuola. E’ già stato sottoposto ad un accertamento medico da parte della scuola voluto dal dirigente. Questo inverno ha rotto la gamba e ora deve togliere i ferri, ma non vuole. La situazione è molto complessa:

– separato

– vive solo e non va mai a trovare i suoi familiari

– assume antidepressivi ed è “seguito” da uno psichiatra della asl

– non vuole sottoporsi a percorsi seri di terapia psicologica e psichiatrica

– ora si trova in una grave situazione depressiva con (secondo lui) atteggiamenti e ideazione suicidaria

– perdita di voglia di vivere

– è stato lasciato da alcune amiche con cui si era legato affettivamente

– ora controlla difficilmente le reazioni emotive, rabbia, collera, ira

– ha rotto le relazioni con tutti

Per noi la situazione è grave: non lo riteniamo in grado di svolgere la sua funzione di docente, ora sta per trasferirsi e cambierà il dirigente scolastico e vorremmo avvertirlo e coinvolgerlo per intervenire decisamente per il suo bene.

Come ci consiglia di procedere? Quali prassi? Quali procedure? A chi affidarsi?

E’ un caso molto difficile e grave. E’ una persona estremamente intelligente e profonda, difficilmente manovrabile o capace di farsi convincere o aiutare.

Resto in attesa dei suoi consigli

Riflessioni

Situazioni come quella descritta sono difficilmente “agganciabili” perché già fortemente compromesse. Il tentativo di parlare col nuovo dirigente è corretto anche se deve essere effettuato con ogni cautela in quanto potrebbe sortire effetti negativi qualora il paziente ne venisse a conoscenza. L’Accertamento Medico d’Ufficio in CMV sembra essere l’unica soluzione percorribile da parte del capo d’istituto. Questi deve anche garantire l’incolumità dell’utenza di fronte a un professore che ha oramai perduto anche il controllo degli impulsi. Sempre che sia possibile, converrebbe indurre la persona a farsi prendere in carico stabilmente dal Centro di Salute Mentale di riferimento perché possa essere controllata e valutata la sua compliance (adesione) alla terapia. E’ invero altamente sconsigliabile prescindere da un appoggio specialistico che per il momento si mostra necessario. La costante frequentazione di amici è di sicuro aiuto, particolarmente nelle fasi di rifiuto delle terapie prescritte e di ritiro sociale.

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Psicolpatologia del docente, come muoversi? Evitare il fai da te ultima modifica: 2016-12-14T22:11:16+01:00 da Gilda Venezia
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