Quante parole ci mettiamo in testa!

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Uno.La vispa Teresa. Due. Gentil farfalletta. Per quanto cerchi di sondare mezzo secolo di abissi mentali, non mi riesce di ricordare altro di questa poesia che da piccolo sapevo recitare per intero (e se pure non mi viene in mente la poesia, mi ricordo invece perfettamente di averla recitata davanti ai compagni di classe). Avrei potuto bluffare e copiare tutte le strofe da internet: avreste ammirato la mia memoria di ferro, o avreste più ragionevolmente sospettato che avevo bluffato. Comunque sia, non mi sembra proprio di ricordare altro. Magari qualche verso sparso mi tornerà alla mente se continuo a divagare. Ma perché ho investito tanto nell’apprendimento della Vispa Teresa, a che cosa mi è servito, in particolare se solo quei due frammenti mi sono rimasti appiccicati a distanza di tanti anni?

C’è un’antipedagogia che aborre l’apprendimento a memoria di poesie, fatti, nozioni, formule, e vorrebbe sostituirgli l’insegnamento di competenze più dinamiche e generali, di capacità critiche. Fatto salvo che l’obiettivo del miglior senso critico dovrebbe comunque importare a tutti, dobbiamo chiederci se nel mirino non ci sia una sola nozione di memoria, ma molte diverse, e se sia utile di far di tutt’erba un fascio.

Tanto per cominciare, non c’è verso: imparare significa depositare qualcosa da qualche parte nella memoria a lungo termine, in modo tale da poterlo recuperare agevolmente. Se non te ne ricordi è perché non l’hai imparato veramente. Ma a che cosa serve? Prendete il caso delle tabelline. Sette per nove? Otto per otto? La risposta affiora senza che dobbiate andarla a cercare. Avete imparato a memoria il risultato delle moltiplicazioni a una cifra. Questo apprendimento è funzionale all’esecuzione di moltiplicazioni a più cifre, sia che riusciate a svolgerle a mente, sia che dobbiate ricorrere alla moltiplicazione in colonna, con carta e matita. Una moltiplicazione a più cifre si scompone in una serie di somme di moltiplicazioni per un singolo fattore, che a loro volta si scompongono in una serie di moltiplicazioni a una cifra. Per moltiplicare diciotto per quindici a un certo punto dovete ben moltiplicare otto per cinque. Se non aveste imparato a memoria la tabellina dell’otto, o quella del cinque, dovreste calcolare il risultato parziale con una somma: cinque più cinque più cinque… Imparare a memoria le tabelline ha un costo iniziale largamente ricompensato dai risparmi che vi attendono più avanti nella vostra carriera di moltiplicatori in colonna.

D’accordo, ma i fatti storici? La data della presa della Bastiglia? E la tavola degli elementi? Le conversioni di unità di misura? Le poesie di Pascoli? In molti di questi casi vale l’argomento cumulativo che usiamo per le tabelline, anche se i “vantaggi ulteriori” sono diversi caso per caso. Per le tabelline il vantaggio era un risparmio di tempo, per lo studio della storia o della filosofia è nella capacità di comprensione. Se non hai fatti e idee da qualche parte in memoria, non vedrai le relazioni tra fatti, o le relazioni tra idee. Non potrai costruire analogie. Uso con cognizione di causa il termine “vedere”: quando si hanno molti elementi nel magazzino della mente, quest’ultima si mette a funzionare a nostra insaputa, come fa la percezione visiva quando le si mette davanti un oggetto nello spazio. Pensare è un po’ come vedere idee scorrervi davanti agli occhi della mente. Incidentalmente, questo ci aiuta a capire perché dobbiamo diffidare dei guru della creatività: il modo migliore di essere creativi è di immagazzinare molte idee, ovvero di depositarle in memoria.

La mia paura è allora che con il voler screditare l’apprendimento a memoria si finisca con il dimenticare che l’apprendimento è memoria. Ma che cosa possiamo dire dell’imparare a memoria poesie che non verranno mai riutilizzate? A differenza delle tabelline non serve ad accelerare altre operazioni mentali e a differenza dei fatti storici non fornisce il carburante per il pensiero analogico.

Nei tempi andati si pensava che imparare a memoria servisse a esercitare il muscolo della memoria, ma si è visto che questo è uno dei tanti neuromiti. Imparare a memoria la Vispa Teresa ha un’unico chiaro effetto, che alla fine avrete imparato a memoria la Vispa Teresa. Non vi permetterà di imparare più velocemente a memoria Il sabato del villaggio. Non c’è trasferimento. Il problema del trasferimento affligge molti metodi recenti di “esercizio della mente”. Se fate cento sudoku al giorno le vostre capacità cognitive migliorano? Certo, ma molto poco, e molto localmente: diventate più bravi a risolvere sudoku. Non c’è trasferimento, non diventate più bravi a risolvere equazioni di secondo grado o a imparare a memoria le poesie.

Quindi, per concludere, potremmo dire che anche se imparare a memoria nel senso in cui si imparano a memoria le filastrocche non serve a molto, questo non significa che non si debba imparare nulla a memoria: perché imparare è, tautologicamente, memorizzare. (Nel frattempo mi è venuto in mente un altro frammento: Avea tra l’erbetta)

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Quante parole ci mettiamo in testa! ultima modifica: 2017-01-19T21:42:07+01:00 da Gilda Venezia
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