Quanti mesi di malattia si possono fare prima di essere licenziati?

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di Carlos Arija Garcia, La legge per tutti, 31.10.2022.

Gilda Venezia

Che cos’è e quanto dura il periodo di comporto? Quando il datore di lavoro non può interrompere il rapporto con il dipendente rimasto troppo tempo a casa?

Nessuno vieta ad un lavoratore di restare a casa in malattia, se un certificato medico attesta che non sta bene e che deve rimanere a riposo per arrivare quanto prima alla guarigione. Nessuno consente, però, che la malattia sia un buon pretesto per non andare al lavoro. Tant’è che sia la normativa, sia la giurisprudenza, sia la contrattazione collettiva fissano delle regole e dei limiti di tempo annui per assentarsi dall’ufficio o dalla fabbrica a causa di una patologia. Pena la più grave delle sanzioni che possano essere applicate nel mondo del lavoro, cioè il licenziamento. La domanda, a questo punto, è: quanti mesi di malattia si possono fare prima di essere licenziati?

Il periodo annuo di malattia è quello che viene chiamato «comporto». Si tratta del numero massimo di giorni (e quindi di mesi di malattia) in cui si può restare a casa senza rischiare il posto di lavoro. Il riferimento è, solitamente, nel Ccnl. Superare il termine indicato, significa rischiare il licenziamento per giusta causa. Ecco, allora quanti mesi di malattia si possono fare prima di essere licenziati.

Indice

  • 1 Che cos’è il comporto?
  • 2 Dopo quanti mesi di malattia si può essere licenziati?
  • 3 Quando non si può essere licenziati per i mesi di malattia?

Che cos’è il comporto?

Il periodo di comporto è quello che consente a un dipendente di assentarsi dal lavoro per malattia o infortunio senza perdere il posto per una durata determinata e con criteri fissati dalla legge o dal contratto nazionale di categoria.

Ci sono due tipologie:

  • comporto secco: il lavoratore prende continuativamente tutti i giorni di malattia previsti dal Ccnl;
  • comporto per sommatoria: l’assenza viene frazionata durante l’anno fino al raggiungimento del tetto massimo di giorni stabiliti dal contratto nazionale.

Dopo quanti mesi di malattia si può essere licenziati?

Chiedersi quanto dura il periodo di comporto equivale a domandarsi quanti mesi di malattia si possono fare prima di essere licenziati. Soprattutto per quanto riguarda gli operai, la durata, come anticipato, viene stabilita da ogni contratto nazionale. Significa che cambia a seconda del settore di attività.

Per gli impiegati, invece, si parte da una regola unica:

  • un massimo di tre mesi nell’anno solare (cioè dal 1° gennaio al 31 dicembre), se l’anzianità di servizio non supera i dieci mesi;
  • un massimo di sei mesise l’anzianità supera i dieci mesi.

Anche gli impiegati, comunque, devono fare riferimento al proprio contratto nazionale di categoria. Questo vuol dire che chi lavora da sei mesi e fa quattro mesi di malattia può essere licenziato. Così come chi lavora da più di dieci mesi e fa sette mesi di malattia rischia il licenziamento. «Rischia», perché l’azienda non è obbligata ad interrompere il contratto di lavoro: può farlo ma può anche non farlo perché dal caso particolare può decidere che il prolungamento del comporto ha avuto una valida motivazione.

A titolo esclusivamente esemplificativo, ecco il periodo di comporto in alcuni dei contratti più diffusi:

  • Ccnl Commercio e Terziario: 180 giorni, per i lavoratori non in prova (per i lavoratori a termine non si dovrà superare la data di scadenza del contratto). Ulteriori specifiche sono previste per i dipendenti part time, e disposizioni aggiuntive a seconda del particolare accordo collettivo;
  • Ccnl Edilizia: Operai: 9 mesi nell’arco di 20 mesi; Impiegati: 6 mesi, per anzianità di servizio fino a 2 anni, 9 mesi, dai 3 ai 6 anni, 12 mesi, oltre i 6 anni. In caso di più malattie, si avrà rispettivamente diritto a 9 mesi, 12 mesi e 15 mesi nell’arco di 30 mesi;
  • Ccnl Scuola: 18 mesi nel triennio per il personale a tempo indeterminato più altri 18 mesi senza retribuzione; 9 mesi per il personale a tempo determinato, 30 giorni per gli assunti per supplenze brevi. Non vengono, però, calcolati i giorni in cui il lavoratore è ricoverato, in caso di malattia nella quale è a rischio la vita, o per cause di servizio.

Riportiamo di seguito quanto recita il CCNL scuola 2016/18 all’art. 7, c. 8:

Il trattamento economico spettante al dipendente, nel caso di assenza per malattia nel triennio di cui al comma 1, è il seguente:

  • a) intera retribuzione fissa mensile, ivi compresa la retribuzione professionale docenti ed il compenso individuale accessorio, con esclusione di ogni altro compenso accessorio, comunque denominato, per i primi nove mesi di assenza. Nell’ambito di tale periodo per le malattie superiori a 15 gg. lavorativi o in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza post-ricovero, al dipendente compete anche ogni trattamento economico accessorio a carattere fisso e continuativo;
  • b) 90% della retribuzione di cui alla lett. a) per i successivi 3 mesi di assenza;
  • c) 50% della retribuzione di cui alla lett. a) per gli ulteriori 6 mesi del periodo di conservazione del posto previsto nel comma 1.

Quando non si può essere licenziati per i mesi di malattia?

Non è detto che superare il periodo di comporto, cioè prendere più mesi di malattiarispetto a quelli previsti dal contratto nazionale, equivalga alla possibilità di essere licenziati, anzi: ci sono dei casi in cui l’allontanamento del lavoratore sarebbe illegittimo.

Si pensi, ad esempio, a chi deve rimanere a casa per lungo tempo a causa di un infortunio sul lavoro causato da una colpa del datore per la mancanza di qualche misura di sicurezza obbligatoria o delle protezioni richieste dalle specifiche mansioni: il lavoratore può stare in malattia per quanto tempo vuole, anche un anno intero, senza rischiare il licenziamento.

Altro esempio. Poniamo il caso di chi, prima di risolvere il contratto, fa rientrare il dipendente in azienda per verificare se le sue mansioni siano ancora utili, cioè se la malattia ha in qualche modo compromesso le sue prestazioni oppure se il dipendente sia ancora in grado di lavorare normalmente. Tale verifica, però, non può durare tanto da generare nel lavoratore la convinzione di aver «superato la prova» (per così dire). Ragion per cui, è illegittimo il licenziamento per superamento del comporto se questo viene comunicato dopo un apprezzabile periodo di tempo a seguito della ripresa delle attività da parte del lavoratore.

Terzo caso: le assenze plurime e frammentate del lavoratore per periodi diversi di malattia. Il datore di lavoro deve assolutamente specificare i singoli giorni di assenza per consentire la difesa al dipendente: vale la regola generale dell’immodificabilità delle ragioni comunicate dal datore come motivo di recesso. Se tali precisazioni non ci sono, scattano la reintegra e il risarcimento in favore del lavoratore licenziato per il superamento del comporto, dato che, non risulta consumato il periodo di conservazione del posto di lavoro previsto dal contratto collettivo.

C’è, infine, il caso dei lavoratori disabili con una patologia grave: considerare il loro periodo di comporto alla pari di un collega che non ha gli stessi problemi rientra nella discriminazione, o per essere precisi, in una situazione di discriminazione indiretta: «L’esclusione dal computo del periodo di comporto dei giorni di assenza per malattie connesse allo stato di handicap dei lavoratori – spiegano i giudici della Corte d’appello di Genova – non costituisce un carico eccessivo per il datore di lavoro che ha a disposizione tutta una serie di misure e sostegni per poterlo sopportare, non ultimo quello di controllare in modo costante l’idoneità alla mansione del lavoratore disabile; fatta tale premessa, la conseguenza è che è discriminatorio non contemplare un regime differenziato del periodo di comporto per malattie connesse allo stato di handicap, equiparando in modo non consentito lo stato di handicap (caratterizzato da una menomazione permanente non destinata alla guarigione ma, nella maggior parte dei casi, al peggioramento dei postumi) ad una comune ‘malattia’ (intesa come episodio di inabilità temporanea destinato alla guarigione)» [1].

Note

[1] C. App. Genova, sent. n. 211/2021.

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Quanti mesi di malattia si possono fare prima di essere licenziati? ultima modifica: 2022-11-01T06:53:48+01:00 da
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