Quel pasticciaccio brutto dell’educazione civica

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– Senza fondi, docenti, programmi e anche senza senso, alla “nuova” materia (che nuova non è) il decreto milleproroghe aggiunge anche nozioni finanziarie, con una gamma di temi che va da Calamandrei a Greta Thunberg.

Facciamo un passo indietro, ma proprio un passetto. Il 20 agosto scorso, a governo Conte 1 già bello che crollato, veniva promulgata la legge 92, battezzata “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”. Approvata in realtà all’inizio del mese, poco prima della (tentata) spallata del capo del carroccio, la “nuova” educazione civica è stata prima spostata al prossimo anno e adesso viene ancora ritoccata dal decreto milleproroghe di fine anno, il maxiprovvedimento ricorrente con cui il governo mette una pezza a una gran quantità di situazioni appese, irrisolte o che chiedono un intervento in calcio d’angolo. L’avvio del nuovo insegnamento dovrebbe rimanere fissato al settembre 2020.

All’epoca l’approvazione era stata festeggiata da Matteo Salvini con i soliti toni “sovranisti” quasi da preludio alla reintroduzione della leva obbligatoria, insomma con quello spirito da “diamo una raddrizzata ai nostri ragazzi drogati e senza spina dorsale” (lui, che come disse nel 2011 non si considerava rappresentato dal tricolore, “non la sento come la mia bandiera”). E aveva raccolto numerose e circostanziate critiche. Una delle più centrate è stata quella di Claudio Giunta sull’Espresso, che in sostanza spiegava come la materia già esistesse, come l’abbondanza dei temi sia abbastanza folle e come quelle 33 orestabilite debbano essere assorbite dagli orari attuali, non prevedano nuovi docenti e non saranno pagate di più a chi le gestirà. Lo stanziamento per il primo anno è infatti di appena 4 milioni di euro. Semplicemente, l’educazione civica avrà un voto in pagella ma in termini di ore rosicchierà spazio alle altre materie.

L’aspetto divertente è che l’approvazione bipartisan aveva accontentato un po’ tutti: più che un’educazione civica che lavori sui criteri fondativi per una cittadinanza democratica – con spazi e risorse adeguate – la novità è apparsa fin da subito come un tragico copia-incolla di pezzetti di tutti i programmi dei vari partiti. Come spiega Repubblica, il Pd – che alla fine non l’ha votata – aveva ottenuto di infilarci una spruzzata di ambiente, Fratelli d’Italia la bandiera tricolore e gli altri, a piacimento, cyberbullismo, droghe, educazione stradale e digitale, diritto alla salute. Col cambio di governo, e il benedetto arrivederci del (non) ministro Marco Bussetti, è scattata l’ennesima modifica del dna per la (non) educazione civica. Il neoministro Lorenzo Fioramonti ha provato a trasformarla in una specie di educazione ambientale: “L’anno prossimo l’Italia sarà il primo Paese al mondo dove lo studio dei cambiamenti climatici sarà obbligatorio” ha detto. Insomma, davvero un circo senza senso, senza ricerca di fondo, senza impostazione di base, senza riflessione sui criteri, senza soldi e senza docenti. Un bluff indecoroso e, questo sì, incivile.

Non basta. Nel decreto milleproroghe, che recupera anche alcuni provvedimenti espulsi dalla manovra appena approvata, si rafforzano gli stanziamenti con 200mila miseri euro ma al già ricco fardello di materie e temi da insegnare si aggiunge anche l’educazione finanziaria. Serviranno dunque superdocenti (ma fra quelli che già ci sono) in grado di insegnare un po’ di tutto, dal digitale alla finanza, dal cambiamento climatico al contrasto ai discorsi d’odio – arriva un milione per la loro formazione -, da Greta Thunberg agli spyware, in quelle 33 ore che probabilmente avrebbero voluto destinare alle proprie materie principali, magari già trascurate, invece che sprecarle spalmando nozioni di cui magari sanno poco in quelle che rischiano di diventare “ore di tutto” o, a scelta, “ore di aria fritta”.

Il testo del provvedimento, insomma, recita ora così: “L’educazione civica sviluppa nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, educazione finanziaria, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona”. Auguri, e non di Natale.

Rimane ovviamente irrisolta una grande quantità di problemi, con aspetti a tratti davvero grotteschi, che danno proprio la plasticità di un provvedimento nato male, di stampo propagandistico, e che continua a peggiorare senza neanche entrare in vigore: non si sa chi dovrà insegnarla, questa educazione civica trasversale, come i docenti dovranno stabilire il voto (molto probabilmente con una valutazione sommaria e collegiale, un po’ come la condotta) e in base a quali programmi. Soprattutto, non si capisce che senso abbia mettere insieme, come spiegava Giunta, “l’educazione stradale e Pietro Calamandrei”: “Insegnare a essere civili non si può. Chi cerca di insegnare a essere buoni di solito ottiene il risultato opposto. Non credo che abbia senso fare un’educazione specifica a questo scopo. A scuola si devono fare poche cose e farle bene: facciamo bene letteratura, storia, matematica e qualche effetto civico ci sarà”.

Un’altra obiezione, ancora più profonda di quella che evidentemente contesta l’impostazione “educazione” e “libertà”, l’ha mossa il filosofo Roberto Mancini su Altraeconomia. Che in pratica sostiene che se proprio vogliamo farla, questa roba, dovremmo almeno farla bene: “Per avere le basi culturali necessarie alla trasformazione dell’economia e della società è decisivo avere una scuola adeguata. In essa è essenziale che si educhi promuovendo l’assunzione della cittadinanza democratica, attiva e responsabile. Perciò è necessario dare all’educazione civica la sua fondazione concettuale, ideale e didattica, poiché solo così potrà essere espressione della coscienza collettiva più avanzata”. Per concludere, e non si può non condividere, che è la scuola in sé la vera educazione civica della società.

Non serve una spruzzata mal calibrata di ordine e disciplina, una materia fantasmagorica, una propaganda travestita da buonsenso: serve una struttura efficiente che quei valori li incarni giorno dopo giorno, ora dopo ora, lezione dopo lezione. Si chiama scuola.

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Quel pasticciaccio brutto dell’educazione civica ultima modifica: 2019-12-21T04:32:45+01:00 da Gilda Venezia
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