Quota 100: sono obbligato a pensionarmi?

LeggePerTutti_logo15di Noemi Secci, La legge per tutti, 12.8.2019

– Chi raggiunge i requisiti per la pensione anticipata con quota 100 deve essere licenziato o cessato dal servizio?

Perfezionare i requisiti necessari per la pensione quota 100 è un sogno di molti lavoratori, che desiderano poter cessare l’attività a 62 anni senza dover subire delle penalizzazioni sulla pensione, come avviene con l’anticipo pensionistico o con l’opzione donna.

Non tutti, però, una volta maturati i requisiti per la quota 100 desiderano pensionarsi: c’è chi preferisce restare al lavoro, per versare anni di contributi in più e godere così di un assegno più ricco.

Ma una volta perfezionate le condizioni per quota 100 si è obbligati al pensionamento, per favorire il ricambio generazionale? Oppure la pensione è obbligatoria per chi beneficia di trattamenti di prepensionamento, come l’isopensione o l’assegno straordinario?

Se ti stai domandando «Con quota 100 sono obbligato a pensionarmi?» proviamo a fare il punto della situazione.

Fare un po’ di chiarezza è indispensabile, soprattutto in questi ultimi tempi, a causa del clima d’incertezza politica, e delle voci sempre più insistenti, che parlano di un’imminente fine dell’opzione per questo pensionamento anticipato.

Pensionarsi adesso sarebbe un obbligo, per chi non vuole «perdere il treno» della quota 100. È veramente così?

Indice

  1. Come funziona la quota 100?
  2. Quota 100: collocamento a riposo d’ufficio
  3. Quota 100: possibile il licenziamento forzato?
  4. Prepensionamento quota 100
  5. Quota 100: fa cessare Isopensione e assegno straordinario?
  6. Quota 100: devo pensionarmi adesso?
  7. Quota 100: posso lavorare?

Come funziona la quota 100?

La quota 100 è un’opzione per il pensionamento anticipato, ossia per uscire dal lavoro con diritto al trattamento Inps prima dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni, per il biennio 2019- 2020).

L’opzione quota 100 consente di uscire dal lavoro con:

  • almeno 62 anni di età;
  • almeno 38 anni di contributi accreditati presso le gestioni amministrate dall’Inps (di cui almeno 35 al netto di periodi di disoccupazione e malattia, per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps);
  • l’attesa di una finestra, dal perfezionamento dei requisiti alla liquidazione del trattamento, di 3 mesi per i dipendenti delle aziende del settore privato, e di 6 mesi per i dipendenti pubblici (annuale per la scuola).

Quota 100: collocamento a riposo d’ufficio

I dipendenti pubblici che raggiungono i requisiti per la pensione, in determinati casi, subiscono il collocamento a riposo d’ufficio, cioè sono cessati dal servizio da parte dell’amministrazione di appartenenza. Nello specifico:

  • se il dipendente ha raggiunto il limite di età ordinamentale (nella maggior parte delle ipotesi, 65 anni), l’età per la pensione di vecchiaia (67 anni nel biennio 2019-2020), ed almeno 20 anni di contribuzione: la cessazione d’ufficio è obbligatoria;
  • se il dipendente ha raggiunto il limite ordinamentale e la contribuzione per la pensione anticipata (nel biennio 2019-2020, 42 anni + 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni + 10 mesi per le donne, con l’attesa di una finestra pari a 3 mesi): la cessazione d’ufficio è obbligatoria;
  • se il dipendente ha raggiunto la contribuzione per la pensione anticipata (nel biennio 2019-2020, 42 anni + 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni + 10 mesi per le donne, con l’attesa di una finestra pari a 3 mesi) ed ha compiuto 62 anni di età: la cessazione d’ufficio è facoltativa, a discrezione dell’ente.

E se il dipendente pubblico ha raggiunto i requisiti quota 100? Il Dipartimento della funzione pubblica, sull’argomento, non si è al momento espresso. In attesa d’indicazioni, la cessazione d’ufficio non è quindi prevista.

Il dipendente pubblico che raggiunge i requisiti per questa tipologia di pensione anticipata può comunque cessare volontariamente dal servizio, dando all’amministrazione un preavviso di almeno 6 mesi.

Quota 100: possibile il licenziamento forzato?

Il dipendente privato che perfeziona le condizioni per la quota 100 può essere licenziato dal datore di lavoro? La legge [1] non prevede, per il datore di lavoro, la possibilità di licenziare il dipendente che matura i requisiti per l’opzione quota 100.

Il pensionamento forzato scatta, invece, al compimento dei 67 anni di età, nell’ipotesi in cui il lavoratore possieda i requisiti per la pensione di vecchiaia (almeno 20 anni di contribuzione e pensione pari a 1,5 volte l’assegno sociale, quest’ultimo requisito solo se privo di anzianità assicurativa al 31 dicembre 1995). In caso contrario, il datore di lavoro può licenziare il dipendente solo una volta compiuti 71 anni (requisito valido per il biennio 2019- 2020).

Prepensionamento quota 100

Se, però, il lavoratore raggiunge le condizioni per la quota 100 entro il 31 dicembre 2021(ultima data utile per perfezionare i requisiti quota 100), e l’azienda si trova in condizioni particolari (aderisce a un fondo di solidarietà ed ha un piano di ristrutturazione o è in crisi), può essere licenziato come esubero e accompagnato sino alla pensione quota 100, grazie a un assegno di prepensionamento.

Quota 100: fa cessare Isopensione e assegno straordinario?

Che cosa succede se chi raggiunge i requisiti per la quota 100 è già prepensionato, e fruisce del cosiddetto scivolo, ossia dell’isopensione o dell’assegno straordinario? Il pensionamento quota 100 è obbligatorio e fa perdere il trattamento?

Come chiarito dall’Inps [2] in una recente circolare, chi beneficia dell’assegno straordinario o dell’isopensione non perde l’assegno di prepensionamento e non è obbligato a pensionarsi con quota 100. Se lo desidera, il beneficiario dello scivolo può comunque presentare la domanda per la quota 100: in questo caso, perde il trattamento spettante a causa della liquidazione della pensione.

Quota 100: devo pensionarmi adesso?

Come abbiamo osservato, la pensione con quota 100 è un’opzione, non un obbligo. Ma pensionarsi con quota 100 potrebbe presto diventare un obbligo di fatto, a causa del clima d’incertezza politica? In molti hanno paura che, a breve, questa tipologia di pensione sarà cancellata.

A questo proposito, è bene fare chiarezza:

  • per cancellare la pensione quota 100 è necessaria una nuova legge;
  • in ogni caso, se l’opzione non verrà rinnovata, non sarà più possibile pensionarsi dal 1° gennaio 2022;
  • chi matura le condizioni per la quota 100 entro il 31 dicembre 2021 può comunque pensionarsi quando vuole, anche se l’opzione verrà cancellata, grazie alla cristallizzazione dei requisiti; questo, a meno che non intervenga una legge che cancelli la quota 100 prima del 31 dicembre 2021: in quest’ultimo caso, potrà pensionarsi quando vuole, grazie alla cristallizzazione dei requisiti, solo chi avrà perfezionato le condizioni richieste prima dell’abrogazione della pensione quota 100.

Quota 100: posso lavorare?

È importante ricordare, infine, che, per chi ottiene la pensione quota 100, lavorare non è più possibile, o meglio:

  • è possibile lavorare con ritenuta d’acconto, ossia come lavoratore autonomo occasionale, con un compenso sino a 5mila euro annui;
  • chi intende lavorare come dipendente, collaboratore, autonomo, o con ritenuta d’acconto al di sopra dei 5mila euro annui, può farlo senza perdere la pensione: il trattamento viene però sospeso.

Note

[1] Art. 14 DL 4/2019.

[2] Inps messaggio n. 2251/2019.

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Quota 100: sono obbligato a pensionarmi? ultima modifica: 2019-08-13T05:44:13+02:00 da Gilda Venezia
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