Quota 96, I lavoratori non vogliono più attendere

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di Eleonora Accorsi,  PensioniOggi,  21.12.2016

–  L’ipotesi dell’APE volontario non piace ai lavoratori della scuola che hanno maturato la cd. quota 96 nel 2012. Chiesto un nuovo incontro al neo ministro dell’istruzione pubblica, Valeria Fedeli per discutere una misura specifica. 

Affrontare e risolvere la questione dei Q96 della scuola. Il Cambio della guardia al ministero dell’Istruzione riaccende le speranze per il Gruppo rappresentato da Francesco Martino che dal 2012 si batte per vedere riconosciuta per i lavoratori del comparto scuola che hanno raggiunto la quota 96 entro il 2012 di andare in pensione in deroga alla Legge Fornero. In una lettera indirizzata alla neo ministra Valeria Fedeli i Q96 chiedono quindi un incontro per spiegare le ragioni di un intervento normativo specifico che tuteli gli ultimi rimasti ancora sul posto di lavoro.

“Noi, ormai con più di 40 anni di lavoro sulle spalle, siamo la generazione che ha lottato ed è stata l’artefice delle battaglie sociali e civili per l’accesso di tutti che hanno trasformato la società e la scuola italiana, è giunto il momento di andare in pensione”. Non vogliamo dilungarci troppo, ma crediamo che della nostra vicenda la Ministra sia informata, in quanto in questa legislatura il Parlamento ha affrontato la questione ed in particolare il 4 agosto 2014, il Senato di cui Ella era allora Vicepresidente, ha bocciato in modo incredibile l’emendamento approvato alla Camera, che avrebbe permesso a circa 4 mila docenti di vedere realizzarsi l’uscita anticipata” scrivono i docenti al Ministro.

“Sono passati più di due anni e malgrado tentativi di vari parlamentari di trovare una soluzione, il Governo dimissionario ha fatto orecchie da mercante,  nonostante i lavoratori “quotisti” della scuola si siano nel frattempo ridotti a un migliaio”. Vogliamo far presente che con il prossimo anno scolastico la platea si ridurrà ulteriormente, una parte uscirà dal lavoro andando in pensione “anticipata”, raggiungendo i contributi necessari previsti dalla norma Fornero (41 anni e 10 mesi le donne, 1 anno in più gli uomini), e quelli nati nel 1951 in pensione per raggiunti limiti di età (66 anni e 7 mesi) entro dicembre 2016. Rimarrebbero al lavoro ormai gli ultimi sfortunati, coloro che avevano 35 o 36 anni nel 2012, in quanto con il 2018 la maggior parte dei Quota 104 & + andrebbe in pensione per vecchiaia oppure per raggiunti requisiti contributivi, gli stessi del 2017″.

Abbiamo assistito in questi anni da parte degli uffici governativi o dell’Inps, a scuse o affermazioni che rasentano la presa in giro, ci scusi, ma non è possibile affermare ancora dopo 4 anni che non ci sono dati certi per conoscere il numero degli  ultimi rimasti in servizio. INPS e MIUR sfornano da anni statistiche sui pensionati futuri, su coloro che potrebbero accedere all’APE, e non sono capaci di trovare le circa mille schede dei lavoratori della scuola che nati nel 1951 e 1952, avevano 35  o 36 anni di contributi nel 2012?”. I docenti si appellano alla Fedeli anche per la sua lunga esperienza sindacale e parlamentare confidando che possa agevolare la soluzione di una questione in modo diverso dall’APE volontario che consentirà ai docenti la possibilità di lasciare il servizio dal prossimo anno a condizione di accettare una penalità sulla pensione per i successivi 20 anni. Un’ipotesi che non piace assolutamente ai lavoratori in questione ma che è l’unica novità partorita dal Parlamento in cinque anni di discussione.

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Quota 96, I lavoratori non vogliono più attendere ultima modifica: 2016-12-22T05:50:29+00:00 da Gilda Venezia

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