Renzi non lascia, anzi raddoppia: in realtà non è mai andato via

Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola, 12.3.2017

– Chi sperava nella parabola discendente di Matteo Renzi ha fatto male i calcoli. Almeno in seno al Pd. Perché l’ex premier rimane più vivo ed in sella che mai.

“Senza io, non c’è noi”, ha detto nella mezzora di intervento tenuto, domenica 12 marzo, nella terza ed ultima giornata di lavori del Partito Democratico tenuta al Lingotto di Torino. Dove si è riappropriato della scena e della leadership del partito.

“Un partito ha bisogno di più leader”, aggiunge chiamando ‘alle armi’ i quarantenni.

Poi Renzi ha pensato a togliersi qualche “sassolino” dalle scarpe. Perché, dice, hanno provato ad approfittare di un “momento di mia debolezza” per “distruggere il Pd”.

E ancora: chi ha provato ad “ammazzare” il Pd con la scissione e gli attacchi politici, ha fallito.

Con queste parole, commenta l’Ansa, Renzi intende far sapere ai suoi avversari, dai bersanian-dalemiani che hanno lasciato ai Cinque stelle, che si devono mettere “il cuore in pace”.

Perché il Pd ha “la solidità e la forza della sua comunità”.

Chi pensava in un suo “declassamento”, ha sbagliato i calcoli: la sconfitta dal 4 dicembre lo ha fatto vacillare, ma nulla più.

Renzi rilancia con una sorta di sfida: “la partita inizia adesso”.

Cosa può significare questo per la scuola? È semplice: con la riforma della Buona Scuola si va avanti e per eventuali modifiche si può agire attraverso i decreti legislativi, che a breve torneranno proprio nelle mani del Governo. Che sulle deleghe della Legge 107/15 ha anche facoltà di ultima parola.

Al congresso Renzi è andato a braccetto con Maurizio Martina, che ‘copre’ il campo più a sinistra, ed è sostenuto da Dario Franceschini, che guarda all’area moderata.

Con Renzi, sul palco, sale anche l’attuale premier Paolo Gentiloni: “Al Lingotto con Renzi. Più forza al Pd per il futuro dell’Italia”, scriverà Gentiloni, poi in serata da Berlino.

E così testimonia un sodalizio non scalfito dall’avvicendamento a Palazzo Chigi e dalle critiche alle ipotesi di interventi sul fronte fiscale. Matteo Renzi è e resta il leader, affermano i ministri: “Chi ha una leadership giovane e riformista la discute, se del caso la corregge ma non la ammazza come ha sempre fatto la sinistra”, dichiara Marco Minniti infiammando la platea. E Graziano Delrio lo paragona a Diego Armando Maradona: “Senza di lui il Napoli non vinceva lo scudetto”.

E non è credibile, continua l’ex premier, chi oggi fa “l’Amarcord dell’Ulivo dopo averlo segato e aver fatto cadere il governo Prodi”: se Prodi fosse stato segretario, oltre che premier questo non sarebbe accaduto. I suoi sostenitori già si dividono sulle alleanze ma non è questo il tema oggi, afferma Renzi, che dopo la battaglia congressuale si troverà davanti la partita della legge elettorale.

E sottolinea: “Non possiamo replicare modelli del passato”. I principi sono lo stop alle “correnti” nel partito. E poi legalità (quella dimenticata da Luigi De Magistris che sta “con chi sfascia Napoli”), istruzione e scienza (nuova punzecchiatura a Michele Emiliano sui vaccini) e garantismo. Su quest’ultimo tema arriva la sfida ai Cinque stelle che attaccano sul caso Consip. Renzi ribadisce che le sentenze “le scrivono i magistrati non i commentatori” e ribadisce il principio di presunzione di innocenza “per tutti”.

Poi, a sorpresa, esprime “vicinanza a Virginia Raggi”. Ma non parla del padre Tiziano.

Poi sfida i Cinque stelle a rinunciare all’immunità e rispondere alle querele “in tribunale”. A stretto giro arriva la risposta di Luigi Di Maio: “Siete voi ad avere problemi a farvi giudicare, infatti state provando a imboscare intercettazioni e avvisi di garanzia”, accusa il Cinque stelle.

Intanto, i suoi fedeli, pur sempre timorosi di nuove impennate giudiziarie, sono convinti che il peggio sia passato e scommettono su una vittoria larga al congresso. E anche la presenza al Lingotto fa sperare che un’affluenza scarsa ai gazebo delle primarie non dimezzi la vittoria.

Renzi è tornato? No, non è mai andato via, rispondono. Gli crediamo.

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Renzi non lascia, anzi raddoppia: in realtà non è mai andato via ultima modifica: 2017-03-13T04:34:14+02:00 da Gilda Venezia

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