Responsabilità e libertà dei prof

di Paolo Ermini, Il Corriere fiorentino, 22.5.2019

– Almeno su un punto sostenitori e avversari di Matteo Salvini potranno (dovranno) convenire: era dai tempi di Cossiga scritto sui muri delle città con la K e le S uncinate che intorno al ministro dell’Interno non c’era un clima tanto incandescente. Cori di osanna da una parte, aspre contestazioni, talora violente, dall’altra. Sono i due temi dell’immigrazione e della sicurezza che, insieme, fanno da bidone della benzina. E basta poco per accendere il fuoco. Quasi tutti i giorni, ormai, in questo finale di campagna elettorale.

Il problema però non sta solo nei fronteggiamenti sulle piazze: tanti di qua, tanti di là, anche se poi saranno i cittadini a decidere i veri rapporti di forza con il voto. E’ che la disputa su Salvini è entrata nel mondo della scuola. E cioè ha fatto breccia nel fronte più delicato, perché è nelle scuole che gli italiani di domani acquisiscono la cultura della legalità, del rispetto, dei diritti. A Palermo un’insegnante di una scuola superiore è stata sospesa temporaneamente dal servizio perché i suoi studenti avevano creato un manifesto in cui il divieto di sbarco per i migranti nei porti italiani veniva equiparato alle leggi e alle persecuzioni razziali del regime fascista contro gli ebrei. A Pisa è invece scoppiata la polemica perché i ragazzi del liceo artistico Russoli hanno realizzato un’opera d’arte con frammenti di foto di sbarchi che, tutti insieme, formano il volto del ministro dell’Interno con un sorriso beffardo.

Il dilemma in sintesi è questo: è stato giusto o no permettere che queste opere vedessero la luce in ambito scolastico? E fin dove si può consentire l’espressione libera della creatività degli studenti quando si entra su un terreno strettamente politico?

Sarebbe più semplice rispondere se non ci fossero i social network e le attività scolastiche restassero, come un tempo, patrimonio delle stesse scuole. Ma non è più cosi. E allora servono forse regole, indicazioni, un po’ più precise, per evitare scontri ideologici e polveroni che coinvolgono famiglie e opinione pubblica: insegnanti, presidi, scuole dovrebbero sempre contrastare elaborazioni che sconfinino nella propaganda. In ogni caso mai dovrebbero in qualche modo sdoganarle. A Pisa l’opera anti Salvini ha trovato posto in una galleria d’arte, non dentro il liceo. Opportunamente.

Non è certo con le punizioni esemplari o con l’intervento delle forze dell’ordine che riporteremo serenità tra i banchi.

La garanzia educativa più importante non sta in regole codificate, né nelle prove di forza, bensì nella bravura, nella saggezza e nell’equilibrio dei nostri insegnanti. I fatti di questi giorni hanno dimostrato ancora una volta quanto sia delicato il ruolo di chi sta in cattedra in mezzo ad adolescenti. Per questo ogni prof dovrebbe godere di autonomia, di credibilità, di autorevolezza. E di un compenso economico che di per sé esprimesse la gratitudine della comunità (senza alcun salvacondotto per chi sbaglia gravemente). E’ la libertà d’insegnamento, che dovrebbe essere basata sulla competenza. La realtà però ci parla d’altro. Gli insegnanti vengono contestati, i genitori gli scatenano contro i figli, sempre più spesso sono colpiti da azioni legali, denunce, ricorsi. Ci mancava solo lo zelo di funzionari e dirigenti ansiosi di compiacere il potente di turno. E’ arrivato anche quello.

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Responsabilità e libertà dei prof ultima modifica: 2019-05-23T05:29:21+01:00 da Gilda Venezia
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