Restituire dignità agli insegnanti precari

inviata da Laura Catroppa,  9.5.2021.

Nel  2008 uno dei provvedimenti più importanti della riforma Gelmini fu quello dell’abolizione delle Siss, le scuole abilitanti a numero chiuso per gli insegnanti di scuola secondaria di primo e di secondo grado. L’accesso alle suddette scuole avveniva a cadenza regolare e prevedeva un percorso biennale, al termine del quale si era qualificati come insegnanti abilitati all’insegnamento della materia o del sostegno. Una volta abilitati i docenti entravano all’interno delle GaE, graduatorie ad esaurimento che, negli anni e per scorrimento, portavano al conseguimento dell’agognato ruolo. Nel 2008 il ministro dell’istruzione allora in carica, Maristella Gelmini, reputò che questo sistema fosse ormai obsoleto e propose come alternativa il TFA: Tirocinio Formativo Attivo. Purtroppo furono promossi solamente 2 TFA a numero chiuso, uno nel 2012 (con un numero di posti davvero esiguo) e uno nel 2014 (con un numero di posti più alto del 2012 ma non abbastanza a ricoprire tutte le cattedre necessarie). Poi l’oblio.

Dal 2014 ad oggi sono passati 7 anni dall’ultimo percorso abilitante.

Per quanto riguarda i concorsi per accedere al ruolo, dal 2008 ad oggi ne sono stati banditi solamente 2, uno nel 2012 e uno nel 2016 e requisito d’accesso per entrambi era l’abilitazione; abilitazione che però non tutti erano riusciti ad ottenere, dato che non erano stati attivati dei percorsi a cadenza regolare.

Il problema non è stato solo di chi, per motivi diversi, non era riuscito a superare le selezioni; il problema è stato anche di quelli che, laureandosi dal 2015 in poi, hanno vissuto la beffa di non veder mai più banditi i percorsi necessari alla stabilizzazione. Tutto questo non ha fatto che creare delle generazioni fantasma, ventiquattrenni neo-laureati precari che si sono ritrovati ad essere trentenni e ultratrentenni, ancora precari.

Spesso si sente affermare quanto sia necessaria la gavetta, niente di più vero ma anche questa per essere efficace necessita di essere regolamentata e di avere una linearità di percorso.

Mentre il Consiglio Europeo promuove l’apprendimento attraverso le nuove competenze chiave e l’Agenda 2030 ci invita ad una qualità della didattica che rispetti il principio di eco-sostenibilità, in l’Italia permane un’atmosfera del tutto medievale per quanto riguarda il sistema di reclutamento. Com’è possibile stare al passo con le innovazioni del sistema didattico ed educativo, se ai docenti italiani non viene garantito il rispetto del primo valore per un essere umano e per un lavoratore: la dignità.

  • Dignità significa individuare una soluzione a breve termine per i docenti precari storici.
  • Dignità significa stabilizzare i docenti specializzati sul sostegno che, solo per accedere alla specializzazione, hanno dovuto sostenere un concorso nazionale basato su 1 prova preselettiva, una scritta e una orale. Una volta superate le tre prove e aver pagato una tassa di iscrizione di circa 400 euro, hanno frequentato un corso che ha previsto la frequenza obbligatoria di corsi e laboratori, il superamento di innumerevoli esami, lo svolgimento di un tirocinio e la discussione di una tesi.
  • Dignità significa dare vita a un sistema di reclutamento degli insegnanti profondamente rinnovato, che preveda soprattutto una cadenza regolare a qualsiasi soluzione si trovi. Non basta bandire un concorso una tantum, quasi come fosse una concessione dall’alto. Solo la regolarità genera professionalità.

La parola precario dev’essere cancellata. Deve generarsi chiarezza a partire dalla laurea, in modo che le giovani  e brillanti menti possano decidere di intraprendere il percorso per diventare insegnanti, con la consapevolezza di essere trattati da professionisti e non da tappabuchi.

Per formare la cittadinanza del domani servono insegnanti capaci. Ad oggi la scuola sta diventando sempre più un ammortizzatore sociale e un asilo per nuovi esodati, poiché le uniche persone che decidono di percorrere un cammino dalla strada così nebulosa e incerta, sono persone che provengono già da una precarietà a seguito di un licenziamento o di una libera professione mai avviata.

Nella società odierna è la conoscenza a costituire la leva principale dello sviluppo. La nuove generazioni di studenti necessitano di apprendere in modo significativo, al fine di poter far fronte alle molteplici situazioni che la società del domani metterà loro davanti.

Solo restituendo dignità e professionalità alla figura dell’insegnante sarà possibile dare vita a una cittadinanza terrestre formata e consapevole, dove tutti possano padroneggiare gli strumenti per affrontare la complessità del vivere sociale.

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Restituire dignità agli insegnanti precari ultima modifica: 2021-05-09T16:27:02+02:00 da Gilda Venezia

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