Retribuzioni docenti: 12.000 euro negati col blocco stipendi, Governo applica norma incostituzionale da due anni

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Professionisti Scuola Network, 14.8.2017

– Mentre la discussione sul rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici è ancora lontana dalla effettiva conclusione, con aumenti previsti effettivi di poco più di 25 euro mensili effettivi, il Governo, da due anni continua ad applicare una norma incostituzionale sul blocco degli stipendi. E’ stata infatti stabilita dalla Corte costituzionale, con la sentenza n. 178/2015, la illegittimità costituzionale del blocco stipendiale che i docenti e tutti i dipendenti pubblici stanno subendo sin dal mese di gennaio 2010. Una incostituzionalità qualificata dalla Consulta come “sopravvenuta” nel 2015, precisazione che ha consentito, a chi intende sottostimare i diritti ed il ruolo dei docenti italiani, di affermare erroneamente che tutti i mesi di blocco antecedenti alla sentenza sarebbero invece asseritamente legittimi. Tanto che nella discussione in corso per il rinnovo contrattuale dei docenti non si sta assolutamente considerando la possibilità di riconoscere arretrati che come abbiamo scritto ammontano a circa 12.000 euro dal 2010 ad oggi.

Una posizione che invece fa a pugni col diritto, poggiata su una affermazione ingannevole: i docenti hanno infatti diritto all’adeguamento stipendiale sin dal 2010, e non soltanto dal 2015. Un diritto, però, che i docenti dovranno necessariamente chiedere con ricorso giurisdizionale per ottenere gli arretrati da gennaio 2010.

Per il periodo successivo alla sentenza (dal 2015 ad oggi) sussiste infatti il diritto al risarcimento del danno(perché lo Stato ha colpevolmente mantenuto fermo il blocco anche successivamente alla sentenza che lo ha dichiarato illegittimo).

Per il periodo antecedente alla sentenza del 2015 occorre invece richiedere l’indennizzo.

L’indennizzo è un istituto giuridico che esprime una voce di danno causato da una condotta di cui lo Stato ha appreso l’illegittimità solo nel 2015, ma che ha comunque adottato dal 2010 causando il concreto mancato adeguamento stipendiale effettivamente patito dai docenti.

Il criterio discretivo tra indennizzo e risarcimento risiede proprio in detta differenza.
Un soggetto giuridico è tenuto al risarcimento quando arreca danno violando norme; è – invece – tenuto ad indennizzare equitativamente i pregiudizi che arreca con una condotta che, mentre è attuata, non ha violato alcuna norma, ma che successivamente si rivela essere foriera di danno.

Da un punto di vista giuridico, la storia dell’indennizzo in Italia passa attraverso la creazione dell’indennità che viene oggi concessa a chi viene espropriato per pubblica utilità, oppure a quella che viene elargito a trasfusiche hanno contratto epatite C negli anni’80 (in quell’epoca non era scientificamente conosciuta l’epatite C ma lo stato sta indennizzando parimenti i soggetti infettati).

Quella giudiziaria è l’unica strada percorribileper l’ottenimento di indennizzo e risarcimento che devono coprire tutto il decremento del potere di acquisto degli stipendi pubblici in questi ultimi otto anni ed anche gli interessi legali.

Non solo perché il Governo sta soltanto illudendo i docenti con somme inaccettabili ed offensive, peraltro solo dichiarate alla stampa ma lontane da alcun serio iter amministrativo concreto, ma soprattutto perché la sentenza della Corte costituzionale ha comportato non già l’abrogazione della norma che dispone il blocco, bensì soltanto la disapplicazione della stessa.

E’ per questo che il blocco perdura da due anni rispetto alla data di pubblicazione della sentenza della Consulta, poiché soltanto una ulteriore sentenza del Tar può sancire il diritto alla restituzione delle somme dovute ma non versate nel corso di questi ultimi otto anni. L’indennizzo ed in risarcimento devono coprire tutto il decremento del potere di acquisto degli stipendi pubblici in questi ultimi otto anni ed anche gli interessi legali.

Come abbiamo già avuto modo di scrivere su PSN, ai docenti spetterebbero arretrati per circa 12.000 euro per il blocco stipendiale dichiarato incostituzionale. Spettanze che il governo, anche con la complicità dei sindacati, sembra voler continuare ad ignorare nella contrattazione in corso per il rinnovo del contratto degli statali, negando il diritto alla restituzione delle cifre illegittimamente non corrisposte.

Una cifra che come abbiamo già detto può essere quantificata in via equitativa in € 100,00 al mese (quale indennizzo dal 1 gennaio 2010 ad agosto 2015) ed in € 200,00 (quale risarcimento da agosto 2015 ad oggi). Esiste una altra modalità di calcolo, che porta a risultati analoghi di circa 12.000 euro di arretrati: i dipendenti pubblici hanno perso, per ciascun mese di durata del blocco (da gennaio 2010 compreso), mediamente sino ad oggi la somma di € 132,00 netti (€ 212,00 lordi).

Questi dati sono frutto dell’esame degli indici Istat FOI (da gennaio 2010 ad oggi vi è un incremento del costo della vita del 9,5%) e dalle pubblicazioni della Camera di Commercio di Mestre.
Una stima che porta a cifre simili a quelle sopra indicate se si esaminano i rinnovi dei contratti collettivi di svariati settori privati (mai bloccati) in questi ultimi anni, e si considera che le retribuzioni, per loro definizione, devono essere coerenti con il costo della vita.

La redazione di PSN con la collaborazione dell’Avv. Vincenzo Rocco e dell’Avv. Francesca Testini 

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Retribuzioni docenti: 12.000 euro negati col blocco stipendi, Governo applica norma incostituzionale da due anni ultima modifica: 2017-08-14T21:47:25+01:00 da Gilda Venezia
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