Orizzonte Scuola, 13.8.2026.
Orizzonte Scuola, 13.8.2026.
Il piano per trasformare la scuola entro il 2045: più intelligenza artificiale, università d’eccellenza e investimenti pubblici. La riforma della scuola in Vietnam.
Il Vietnam lega il proprio futuro economico alla riforma del sistema educativo. Con la Risoluzione n. 71-NQ/TW, approvata dal Politburo del Partito comunista il 22 agosto 2025, Hanoi ha definito una strategia di lungo periodo che individua nell’istruzione e nella formazione il principale strumento per sostenere la crescita tecnologica e la competitività del Paese.
Il documento si inserisce nel percorso avviato con la Risoluzione 57-NQ/TW, dedicata alla scienza, all’innovazione e alla trasformazione digitale, traducendone gli obiettivi in interventi concreti per scuole, università e formazione del capitale umano.
Tra gli obiettivi fissati dal governo figurano un aumento della partecipazione all’istruzione secondaria e universitaria.
Entro il 2030 il tasso di completamento della scuola superiore dovrà raggiungere almeno l’85%, mentre metà dei giovani dovrà accedere all’università. Parallelamente, quasi un quarto della forza lavoro dovrà possedere un titolo universitario.
La strategia attribuisce particolare importanza alle discipline scientifiche e tecnologiche. L’obiettivo è che almeno il 35% degli studenti universitari scelga corsi di laurea nelle aree STEM, considerate essenziali per sostenere la trasformazione industriale del Paese.
Uno degli assi portanti della riforma riguarda la digitalizzazione dell’istruzione.
La risoluzione prevede la realizzazione di una piattaforma nazionale per la gestione dei dati scolastici, la diffusione di materiali didattici digitali e l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle attività di insegnamento, apprendimento e valutazione.
L’alfabetizzazione all’IA dovrà essere progressivamente introdotta in tutti i livelli del sistema educativo, mentre i programmi scolastici saranno aggiornati per rafforzare competenze digitali, pensiero computazionale e formazione scientifica.
Accanto alle materie STEM, il governo intende promuovere anche l’insegnamento dell’inglese come seconda lingua attraverso un’estensione graduale su scala nazionale.
La riforma dedica ampio spazio anche all’istruzione superiore.
Il governo punta a riorganizzare la rete degli atenei, rafforzandone l’autonomia e favorendo una maggiore integrazione con gli istituti di ricerca. Tra gli obiettivi dichiarati figurano la creazione di un numero limitato di università con forte vocazione scientifica e una crescita della competitività internazionale.
Entro il 2030 il Vietnam punta ad avere otto università tra le prime 200 dell’Asia, mentre almeno un ateneo dovrà figurare tra i primi cento al mondo nella propria disciplina. La prospettiva per il 2045 è ancora più ambiziosa: almeno cinque università dovrebbero entrare nella top 100 mondiale per settore.
Per raggiungere questi risultati la strategia prevede investimenti nelle infrastrutture di ricerca, programmi per la formazione di migliaia di nuovi dottori di ricerca e un rafforzamento delle collaborazioni con università e centri scientifici stranieri.
La riforma interviene anche sulle modalità di accesso all’università.
Il sistema di selezione dovrà progressivamente spostarsi verso criteri basati sulle competenze e sulla valutazione multidimensionale degli studenti, superando un modello fondato prevalentemente sugli esami tradizionali.
Parallelamente il governo intende ridurre la dipendenza dalle lezioni private e dai corsi di preparazione extrascolastici, fenomeno molto diffuso nel Paese, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della scuola pubblica e migliorare l’equità nell’accesso all’istruzione.
Anche il finanziamento delle istituzioni educative sarà oggetto di revisione, introducendo criteri legati ai risultati raggiunti e alle prestazioni delle singole strutture.
La risoluzione stabilisce che l’istruzione dovrà assorbire almeno il 20% della spesa pubblica, con quote specifiche destinate agli investimenti infrastrutturali e all’università.
Contestualmente verrà sviluppata una rete nazionale di dati educativi e saranno potenziati i collegamenti tra formazione, ricerca scientifica e sistema produttivo, in linea con la strategia industriale perseguita dal governo.
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