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Safer Internet day, Azzolina: l’educazione civica deve insegnare come si sta in Rete

Il Corriere della sera, 11.2.2019

– Presentate tre ricerche sui comportamenti degli studenti nel mondo digitale e sui social: i ragazzi italiani non sono preparati anche se per molti di loro, la Rete è il volano per l’impegno civico. L’effetto Greta.

Educazione civica, anzi digitale

In occasione del Safer Internet Day 2020 la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina lancia un ver o e proprio programma per la Scuola sui temi della sicurezza della Rete e dell’uso responsabile dei social network: la media education diventerò il fulcro dell’educazione civica, ha dichiarato. Se il suo predecessore Lorenzo Fioramonti aveva in testa di fare dell’educazione civica un corso di educazione ambientale , azzolina ha più a cuore la preparazione e la competenza digitale degli studenti. Per questo sta girando l’Italia per cercare di sensibilizzare professori e dirigenti sul tema dell’educazione digitale.

Gli effetti del cyberbullismo

La ricerca Generazioni Connesse curata da Skuola.net, Università degli Studi di Roma La Sapienza e Università degli Studi di Firenze spiega che 9 ragazzi su 10 raccontano di aver parlato con i docenti di temi legati all’educazione digitale almeno una volta. Fondamentale per una generazione in cui solo il 4% degli intervistati si definisce «poco connesso». Secondo l’indagine, infatti, ben il 46% dei ragazzi sentiti (oltre 5mila studenti di scuole secondarie di primo e secondo grado, i soggetti potenzialmente più esposti) dichiara di navigare 3-4 ore al giorno, il 23% addirittura 5-10 ore. Il 34% dei partecipanti alla ricerca è incappato in episodi di cyberbullismo. Di questi, il 77% li ha segnalati o ha chiesto consiglio a qualcuno su come comportarsi. Mentre il 39% di studenti incappati in una fake news l’ha segnalata ed eliminata dai propri social. Tra i giovani adolescenti cominciano a fare effetto le campagne sull’uso consapevole della Rete. La percezione dei rischi sale: ad esempio, 9 su 10 si dicono infastiditi quando, navigando, s’imbattono in episodi di cyberbullismo.

Poco preparati

A scuola in Italia si parla di più delle email che dei social network e del loro uso responsabile. Almeno così sembra emergere dalla ricerca dell’International association of Educational Achievement (Iea) dal titolo «International Computer and Information Literacy Study 2018», alla quale hanno partecipato 11 Paesi, Italia compresa. L’analisi riguarda i ragazzi e le ragazze della terza media. Gli studenti italiani complessivamente si mostrano meno preparati dalla scuola sui temi che riguardano il digitale e la permanenza responsabile nella Rete.

Poche informazioni a scuola

Secondo la ricerca Iea Icils la scuola non si rivela grande maestra di vita digitale. Infatti gli studenti delle scuole medie italiane rispondono di non aver imparato a scuola neppure alcune regole base della sicurezza informatica come quella di «staccarsi» dai computer condivisi, perché altrimenti il profilo resta a disposizione di altri, né di aver mai discusso di come condividere responsabilmente dei contenuti sui social network.

Tutti connessi

C’è anche un altro modo di analizzare i dati sull’uso della rete da parte dei ragazzi. Save the Children presenta una ricerca che segnala come nel nostro Paese tre bambini o preadolescenti (6-14 anni) su 4 frequentino la rete, sviluppando una grande familiarità con Internet che diventa quasi assoluta tra i 15-24enni (94%). Navigano soprattutto per comunicare con i messaggi Whatsapp, Skype, Viber o Messenger (92% tra i 14 e i 17 anni), o utilizzando le applicazioni online anche per chiamare e videochiamare (81%). Inutile dire che sono molti meno coloro che usano il web per leggere giornali o riviste online (circa 40%) . Tuttavia la Rete svolge un ruolo tutto sommato positivo nel coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze nelle cause sociali, che hanno uno sfondo politico o sociale. aDai like alle piazze: giovani e partecipazione civica onlife», è la ricerca di sve the Children che, attraverso alcuni focus group nelle scuole e un’indagine online a risposta spontanea promossa tra gli adolescenti, indaga se e come questa presenza sulla rete abbia a che fare anche con la partecipazione civica. Solo 1 adolescente su 3 (30% circa) tra quelli che hanno risposto all’indagine, non è iscritto o non fa parte di nessun gruppo o associazione, 1 su 6 frequenta gruppi scolastici e sempre 1 su 6 è iscritto ad associazioni di volontariato sociale o ad associazioni o gruppi religiosi. L’iscrizione ad associazioni culturali o associazioni per la tutela dell’ambiente riguarda il 7% circa, mentre quella ad associazioni per la cooperazione internazionale o per la tutela dei diritti umani, o a movimenti, partiti politici o comitati di cittadini riguarda il 4% circa dei rispondenti. Va però detto che fra il 2011 e il 2017 è raddoppiata la quota di giovani fra i 15 e i 30 anni che sono attivi in organizzazioni territoriali che supportano comunità locali, passata dal 10% del 2011 al 20% del 2017, a fronte di una media europea che è passata dal dall’11 al 13% .

Effetto Greta

Per il 67% degli adolescenti che hanno risposto al sondaggio di Save the Children, i social rappresentano il canale sul quale si informano e si attivano rispetto ai temi sociali, civici o politici di maggiore interesse per loro. Il secondo canale di informazione è la scuola (65%) .Tra i temi che maggiormente interessano i ragazzi e le ragazze vi sono: i cambiamenti climatici e la difesa dell’ambiente (60%), la lotta contro discriminazioni, bullismo e stereotipi (53%), l’immigrazione (25%), i problemi della scuola e i diritti dei minori (18%). Una buona parte dei ragazzi interpellati si adopera per diffondere online queste informazioni principalmente attraverso il «mi piace» (45% circa) o condividendole sulla propria bacheca o profilo (46%), mentre 1 su 20 (6%) fa un passo in più e contribuisce creando in rete un nuovo contenuto sulla tematica in questione, e un, pur ristretto, 4% arriva anche a scrivere un appello o una petizione di raccolta firme per raggiungere un obiettivo prefissato. Questo attivismo digitale, che è stato definito come un «attivismo pigro» , rimane tuttavia confinato nel web solo nel 13% dei casi. Più della metà dei ragazzi attivi online traduce l’impegno anche in azioni dirette di cittadinanza, per cambiare concretamente le cose, partecipando a eventi di sensibilizzazione o mobilitazione collettiva legati alla tematica di interesse. Una specie di effetto Greta. E infatti è la difesa dell’ambiente la causa che sembra stimolare di più il passaggio all’azione dei ragazzi: l’83% di quelli che hanno «abbandonato la tastiera» per uscire in strada e partecipare a manifestazioni o cortei ha infatti seguito assiduamente online questo tema negli ultimi due anni.

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Safer Internet day, Azzolina: l’educazione civica deve insegnare come si sta in Rete ultima modifica: 2020-02-11T12:48:42+01:00 da Gilda Venezia
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