Scioperi a confronto

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Astolfo sulla luna, 15.12.2017

– La notizia della più grande compagnia aerea low cost al mondo che fa a pezzi il diritto di sciopero nel nostro paese, mi suggerisce un confronto fra il “potenziale di sciopero” del settore sanitario e quello del settore scolastico. Se, semplificando il classico modello di Marshall[1] sui diritti sociali, si può affermare che l’istruzione serve a creare il consenso politico, la sanità a conservarlo, allora è possibile indicare analogie e differenze fra i due servizi che formano l’ossatura del welfare state.

Partiamo dai dati: facile reperirli per il settore sanitario, con il recentissimo sciopero di circa l’80% dei 115 mila medici più circa 20mila dirigenti sanitari (fonte Sole24Ore); per il settore della scuola la ricerca è stata più complicata: gli ultimi scioperi “unitari” si sono svolti l’8 e il 17 marzo ma entrambi hanno visto aderire non più del 5% del personale della scuola (fonte Tecnica della Scuola), mentre lo sciopero del 10 novembre con manifestazione dei sindacati di base si è distinto per le manganellate delle forze dell’ordine. Anche confrontando i valori assoluti, per raggiungere il numero di camici bianchi che l’altro giorno hanno incrociato le braccia, bisogna sommare le cifre dei due scioperi di marzo.

Ce n’è abbastanza per qualche semplice considerazione:

  1. mentre nel settore sanitario resiste la forma di mercato dell’oligopolio bilaterale (praticamente tutte le sigle sindacali hanno aderito allo sciopero) che permette di contrattare retribuzioni elevate e comunque rigide verso il basso, secondo la nota lezione keynesiana, la spietata concorrenza fra sigle e siglette dei lavoratori della scuola ha di fatto trasformato il regime in cui si negozia il contratto della scuola nella forma di mercato più svantaggiosa per il venditore di forza lavoro: stiamo parlando del monopsonio, dove un unico compratore può acquistare la merce da una moltitudine di venditori, come fa la Parmalat con gli allevatori di vacche dei dintorni, per capirci.
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  2. la prima conseguenza di ciò è che, mentre lo Stato, se vuole continuare a garantire un accettabile servizio sanitario nazionale, ossia a conservare il consenso per chi ci governa, dovrà rassegnarsi a destinare ad esso una quota più o meno costante di PIL, lo stesso Stato, per fornire un servizio di istruzione apparentemente di qualità, può conseguire notevoli risparmi nella sua gestione.
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  3. se quanto detto è vero, altro si può dire riguardo al citato modello di Marshall che, a parere di chi scrive, andrebbe aggiornato alla luce della recente evoluzione del sistema capitalistico: è probabilmente vero che la cura della salute continua ad essere un fattore di mantenimento del consenso per una classe dirigente sempre più alle prese con vincoli di bilancio, ma non corrisponde a verità che oggi l’istruzione ha la funzione di creare il consenso sociale; il motivo è semplice: il contesto in cui l’individuo sceglie se aderire o meno ai valori condivisi nella società non è più interno alla scuola, ma esterno ad essa.

Per questo motivo la scuola è ormai diventata quasi esclusivamente un luogo di socializzazione, perdendo la sua finalità ottocentesca, che ha mantenuto finché hanno retto le socialdemocrazie, almeno nei paesi occidentali. È un fatto risaputo, inoltre, che oggi sono altre le agenzie educative ed informative, spesso non solo in concorrenza, ma anche in aperto conflitto l’una con l’altra.

Dunque, per tornare al tema iniziale, non illudiamoci di ritrovare l’unità sindacale, né di riacquistare un “potenziale di sciopero” pari a quello della classe medica, forte fra l’altro di una tecnologia sempre più sofisticata. Meglio ripartire con una sana delusione, per affrontare realisticamente le limitatissime prospettive di confronto che abbiamo rispetto ad un “datore di lavoro” sempre più compatto e determinato.

13 dic. 17
Astolfo sulla Luna


[1] T. H. Marshall , Cittadinanza e classe sociale, 1963

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Scioperi a confronto ultima modifica: 2017-12-14T05:52:10+01:00 da Gilda Venezia
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