Scuola: contratto a termine

LeggePerTutti_logo15di Noemi Secci, La legge per tutti, 8.8.2018

– Contratto a tempo determinato per il personale delle istituzioni scolastiche: come funziona, che cosa cambia col decreto Dignità.

Si ritorna alle supplenze infinite nella scuola: il decreto Dignità [1], difatti, ha rimosso il limite massimo di durata dei contratti a termine nella scuola, introdotto dalla cosiddetta legge sulla Buona Scuola [2]. La precedente normativa stabiliva, infatti, a partire dal primo settembre 2016, il divieto di superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi, per i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale della scuola: il divieto era finalizzato ad eliminare il contenzioso, dato l’enorme numero di ricorsi dei supplenti, che chiedevano il risarcimento dei danni per aver lavorato indefinitamente come precari. Il precariato senza limiti nella scuola, tra l’altro, era stato dichiarato illegittimo dalla corte di Giustizia europea e dalla Cassazione: molto probabilmente, dunque, si riaprirà il contenzioso dei precari della scuola, esponendo lo Stato al pagamento di copiosi risarcimenti. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul lavoro nella scuola: contratto a termine, che cosa succede con la caduta dei limiti nel tempo determinato, quali sono le previsioni della normativa nazionale in merito al rapporto a termine dei dipendenti pubblici e privati, che cosa prevede la normativa europea.
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Indice

  • Come funziona il contratto a termine nel pubblico impiego?
  • Come funziona il contratto a termine nell’impiego privato?
  • Come funzionava il contratto a termine nella scuola?
  • Che cosa prevede la normativa europea sul contratto a termine nel pubblico impiego?
  • Che cosa prevede la giurisprudenza sul contratto a termine nel pubblico impiego?
  • Che cosa succede con le modifiche del contratto a termine nella scuola?
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Come funziona il contratto a termine nel pubblico impiego?

Innanzitutto, bisogna sapere che, con le pubbliche amministrazioni, si possono instaurare i seguenti rapporti di lavoro:

  • lavoro dipendente ordinario: questo è accessibile con concorso, o selezione pubblica, che apre la strada al contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato;
  • lavoro flessibile: si tratta ugualmente di lavoro dipendente, ma con particolarità connesse al tempo (ad esempio a tempo determinato) o alle modalità; le Pubbliche Amministrazioni possono avvalersi del lavoro flessibile per esigenze di carattere esclusivamente temporaneo ed eccezionale, nelle seguenti forme contrattuali:
    • lavoro subordinato a tempo determinato (contratto a termine);
    • somministrazione di lavoro a tempo determinato (contratto di somministrazione);
    • altre forme di lavoro previste dal codice civile e dalle altre leggi sui rapporti di lavoro nell’impresa, nei limiti e con le modalità in cui se ne preveda l’applicazione nelle amministrazioni pubbliche.

Nell’utilizzo del lavoro flessibile, le pubbliche amministrazioni devono rispettare principi di imparzialità e trasparenza e non possono ricorrere all’utilizzo dello stesso lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori ai 3 anni nell’arco degli ultimi 5 anni.

La nuova normativa del rapporto a termine nella scuola, non prevedendo limiti massimi di durata del contratto, si pone dunque in netto contrasto con la normativa del rapporto a termine nel pubblico impiego.

Per approfondire: Lavoro nelle pubbliche amministrazioni.
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Come funziona il contratto a termine nell’impiego privato?

Per i lavoratori del settore privato, con le modifiche apportate dal decreto Dignità, il contratto a tempo determinato può avere:

  • una durata massima complessiva (tra stesso lavoratore e stesso datore di lavoro, con le stesse mansioni o mansioni equivalenti) pari a 24 mesi;
  • l’obbligo di causale se il contratto dura oltre 12 mesi, per proroghe che determinano una durata complessiva superiore ai 12 mesi e per i rinnovi contrattuali;
  • un numero massimo di proroghe pari a 4;
  • un numero massimo di lavoratori a termine pari al 20% dei lavoratori a tempo indeterminato;
  • l’obbligo di un periodo di pausa pari a 10 o 20 giorni, a seconda della durata complessiva del contratto, tra un rinnovo contrattuale e l’altro.

Anche questa disciplina risulta, quindi, in netto contrasto con la nuova disciplina delle supplenze nella scuola.
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Come funzionava il contratto a termine nella scuola?

La legge sulla Buona Scuola prevedeva, per i rapporti a termine, il divieto di superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi, per i contratti stipulati con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali.

Il limite massimo di durata era stato introdotto per limitare i ricorsi dei supplenti, che domandavano il risarcimento per aver lavorato sulla base di contratti a termine rinnovati continuamente nel tempo, senza un limite massimo di durata: questa situazione era stata dichiarata illegittima, in quanto incompatibile con le norme comunitarie.
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Che cosa prevede la normativa europea sul contratto a termine nel pubblico impiego?

Per quanto riguarda il contratto a termine nel pubblico impiego, una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014 [3] aveva giudicato illegittima la normativa italiana, nella misura in cui autorizzava la reiterazione senza limiti dei contratti a termine senza fissare tempi certi per svolgere i concorsi per assumere personale.
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Che cosa prevede la giurisprudenza sul contratto a termine nel pubblico impiego?

La Cassazione, conformemente alla pronuncia della Corte di Giustizia europea, ha precisato che la reiterazione dei contratti a termine degli insegnanti e del personale tecnico e amministrativo della scuola costituisce un abuso quando, per effetto dei diversi rinnovi contrattuali, la durata complessiva del rapporto supera i 36 mesi.

Quest’orientamento è stato ribadito anche dalla Corte costituzionale [4].
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Che cosa succede con le modifiche del contratto a termine nella scuola?

In base a quanto osservato, e soprattutto a quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea e della Corte Costituzionale, appare evidente che l’eliminazione dei limiti massimi di durata del contratto a tempo determinato, per il personale della scuola, farà sorgere dei nuovi contenziosi, da parte dei supplenti precari i cui rapporti saranno reiterati indefinitamente.

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Scuola: contratto a termine ultima modifica: 2018-08-11T06:59:00+00:00 da Gilda Venezia

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