Scuola dell’Infanzia: frammenti di storia per capire il presente

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di Nadia Sozzi,  insegnare  24.12.2015.  

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Per parlare delle abrogazioni del Disegno di Legge Puglisi, ho bisogno di fare alcune considerazioni su quella che è stata la scuola dell’infanzia dalla sua istituzione a oggi, penso possa essere utile per trovare le ragioni che la stanno portando a una triste fine.

Sono stata molti anni nella scuola dell’infanzia, si può dire che l’ho vista nascere, ho avuto il mio primo incarico dopo tre anni dall’entrata in vigore della Legge 444/94 che la istituiva, allora, come Scuola Materna Statale.

La storia di questo segmento è sempre stata difficile e travagliata, molti sono stati i governi caduti per la sua istituzione venuta nel 1968 con la dizione di Scuola materna. Fu un grande evento legislativo, l’istituzione di una scuola pubblica in un territorio nazionale  in un settore pedagogico in cui erano presenti solo enti privati.

Già allora si poneva il problema della generalizzazione, problema che come sappiamo non è mai stato risolto e che ha un grande rilievo nella questione che stiamo affrontando: perché una scuola possa affermare a pieno la propria identità è necessario sia riconosciuta e generalizzata a livello nazionale, in realtà le scuole non di stato prevalgono nel nostro paese.

Qualcosa cambia con l’entrata in vigore degli Organi Collegiali (1974): la Scuola Materna ne fa parte ma non avviene quel salto di qualità che avrebbe potuto esserci, si continua a viverla all’interno di questo organismo come non scuola.

L’esperienza degli organi collegiali, di cui ho fatto parte per molti anni, mi ha reso consapevole di quanta strada fosse necessario fare, per dare a questa scuola una identità, per essere pienamente riconosciuta come significativo segmento del percorso scolastico di un alunno. Nessuno la chiamava scuola, il fatto che fosse materna la rendeva povera nei contenuti e negli obiettivi. Insomma era semplicemente l’”asilo”.

Non ho niente contro la parola “asilo”, ma in questo caso non faceva che evidenziare la funzione assistenziale con cui erano nate le prime sale d’accoglienza dei bambini alla fine dell’800. Asilo come luogo di intrattenimento e assistenza per venire incontro alle esigenze dei ceti più poveri e asilo che comunque rimane fino ai giorni nostri, perché oramai è nel lessico collettivo.

Non a caso viene usato l’aggettivo “materna”, scuola sì… ma non troppo. E poi la maestra in fondo è un po’ come una mamma! Una scuola che deve prima di tutto svolgere un ruolo assistenziale, deve guardare più ai bisogni delle famiglie che ai diritti dei bambini. (Questa condizione assomiglia molto alla proposta di legge Puglisi).

Anche la mia formazione era avvenuta in quest’ottica, c’era comunque nelle insegnanti, allora tutte giovanissime, una voglia di superare questo stereotipo, di sentirsi insegnanti vere, di non improvvisare ma di fare una scuola pensata nei tempi e nelle attività.

Già prima del ‘91 era forte l’esigenza di superare i primi Orientamenti, di programmare le attività, di avere un progetto educativo che tenesse conto delle diverse fasi di sviluppo. Era comunque difficile riuscire anche allora ad espandere questa nuova visione a livello, non dico nazionale, ma anche  territoriale, realtà molto vicine erano completamente differenti.

L’entrata in vigore dei “Nuovi Orientamenti” ha sicuramente segnato l’inizio di una nuova stagione. Anche se la denominazione Scuola dell’Infanzia non passa, ci vorrà ancora del tempo, così come rimane il termine Orientamenti, non c’è dubbio che qualcosa cambia profondamente.

Il rilievo dato agli aspetti che attengono alla sfera cognitiva, ai processi di costruzione delle conoscenze, alle capacità di simbolizzazione senza dimenticare il ruolo della vita affettiva e di relazione la rendono istituzione educativa e formativa.

Si passa da un’idea di scuola povera nei contenuti, lasciata all’improvvisazione, alla spontaneità dei processi, a una scuola che ha una funzione specificatamente educativa dove si guarda prima di tutto al bambino. La scuola dei bambini dai tre ai sei anni ha lo scopo di favorire la crescita per raggiungere traguardi di sviluppo relativi alla propria autonomia, identità e competenza. Queste sono le sue finalità.

Ed è proprio in questa specifica fase della vita che una scuola pensata e consapevole può garantire quelle condizioni che renderanno i ragazzi capaci di affrontare il loro percorso scolastico futuro con successo.

Tutto questo però rimane, purtroppo, sì una bella dichiarazione di intenti molto apprezzata, in tutte le programmazioni si fa riferimento ai campi di esperienza, tutte le scuole la citano, tutte le scuole statali, ma ci sono molte realtà dove non esiste la scuola pubblica; inoltre, quanti insegnanti riescono a farne uno strumento effettivo di lavoro nella pratica didattica?

Forse solo nel momento in cui gli “Orientamenti” del ’91 vengono sostituiti con le “Indicazioni”, ci si rende conto del valore di questo documento, solo quando si stravolgono i campi d’esperienza, li rivalutiamo e ci rendiamo conto della loro validità.

Si sa, è questa la condizione umana, si apprezzano appieno le cose solo nel momento in cui le perdiamo. Ma questa mancanza ha frenato fortemente quell’innovazione che poteva costituire una grande opportunità per la Scuola dell’Infanzia.

Opportunità per darle maggiore dignità ce ne sono state ancora, mi riferisco alla nascita dell’Istituto Comprensivo (nel ‘94 per le aree di montagna e per contesti ambientali difficili). Forse casualmente una serie di condizioni come l’autonomia, il dimensionamento gli hanno dato forza per diventare una rete di scuole in orizzontale e verticale, un percorso di istruzione che va da tre a quattordici anni dove si rivedono i curricoli e le modalità d’insegnamento.

Per la prima volta la Scuola dell’Infanzia è scuola insieme a quella elementare e media, è la scuola della comunità, del curricolo verticale. Innovazione, ricerca, sperimentazione, confronto ci vedono per la prima volta protagonisti della prima tappa di un percorso scolastico che va da tre a quattordici anni. È questa l’opportunità che può veramente rendere, non solo sulla carta, dignità a questa scuola nel riconoscerle appieno la valenza educativa e formativa.

Purtroppo una serie di fattori hanno impedito questo salto di qualità, una responsabilità delle istituzioni, della politica che non ha mai voluto un riconoscimento effettivo, anzi le proposte che si sono avanzate sono andate proprio a ledere l’identità della scuola dell’infanzia, sia con l’anticipo in uscita sia con l’anticipo in entrata, (sezioni primavera). Da tempo si cercano soluzioni che non siano onerose dal punto di vista economico e che trovino largo consenso nell’opinione pubblica.  Così la questione dell’obbligo che è stato argomento di dibattito per tanti anni, è poi stata risolta con l’anticipo della scolarizzazione elementare a cinque anni.

D’altra parte l’esempio di scuola esportato nel mondo sono le scuole dell’infanzia di Reggio Emilia che da sempre adottano il modello zero sei. Chi ci lavora, e l’ho conosciuto, crede fermamente nella validità pedagogica di questa scelta, non solo ha difeso lo zero-sei ma soprattutto ha messo tutte le sue energie per farlo funzionare e bisogna riconoscere che hanno avuto ragione.

Ma ci sono anche responsabilità dei docenti che hanno sempre evitato un impegno che va al di là della didattica in classe. Sicuramente è fondamentale avere consapevolezza del proprio ruolo di educatori e saperlo mettere in pratica, ma non basta. Necessaria è anche una partecipazione attiva a livello collegiale per ottenere quegli elementi qualificanti che vanno conquistati e difesi. (Importanza di un documento ufficiale di valutazione, istituzione di dipartimenti sul curricolo verticale).

Come è possibile che all’interno dei collegi unitari, la scuola dell’infanzia rimanga molto spesso silenziosa, poco propositiva, timorosa di esporsi? Ritengo che la mancanza di visibilità, determinata dagli stessi insegnanti che vi appartengono, sia, in gran parte, dovuta al fatto che non c’è mai stato un corpo docente stabile, convinto nel proprio ruolo.

La scuola dell’infanzia è stata da sempre una scuola di passaggio verso l’ordine di scuola successivo. Una migrazione continua, si rimane alcuni anni poi si chiede il passaggio alla scuola primaria. Certo se i bravi insegnanti se ne vanno, significa che non si sentono riconosciuti, valorizzati. Sono troppo pochi quelli che vi rimangono convinti della sua validità di scuola al pari delle altre.

Abbiamo sempre considerato le varie riforme succedutesi come colpi inferti all’identità di questa scuola, prima l’anticipo in uscita poi in entrata, lentamente ma inesorabilmente, si è andati a colpire le fondamenta, ma nonostante le forti limitazioni, l’identità istituzionale della scuola dell’infanzia con tutte le connotazioni che la caratterizzano erano rimaste.

Con le abrogazioni presenti nel disegno di legge Puglisi si annulla la scuola dell’infanzia e tutta la sua storia, si invalida la sua fisionomia pedagogica e didattica insieme a quella giuridica. La scuola dell’infanzia scompare, per lasciare il posto al sistema integrato zero-sei. La storia di una scuola nata in un clima di forti cambiamenti (1968), ma mai voluta veramente, finisce grazie al volere politico di chi è nato e vissuto in quel periodo di grande trasformazione della società.

Qui sono a difendere la Legge Moratti che ho contestato pensando, ingenuamente, che mai si sarebbe giunti a legiferare che non c’è più una scuola “dell’infanzia, di durata triennale, (che) concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunità educative”.

Chi mi ha supportato nella contestazione è quella parte politica che oggi propone e impone il disegno di legge Puglisi! Sicuramente ci sono molti errori di cui però come insegnante mi devo assumere la responsabilità.

Scuola dell’Infanzia: frammenti di storia per capire il presente ultima modifica: 2015-12-27T11:40:51+00:00 da Gilda Venezia

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