Scuola dell’infanzia modella il senso di giustizia e l’equità nei bambini

Gilda Venezia

di Vittorio Pelligra, Il Sole 24 Ore, 2.3.2026.

La scuola dell’infanzia modella il senso di giustizia e l’equità nei bambini. Quando l’asilo cambia la bussola morale.
Non c’è crescita davvero inclusiva se, fin dall’inizio, non ci educhiamo a pensare che nessuno è “di troppo”. La nostra sfida, oggi, è quella di non limitarci a celebrare tale esperienza con le parole, ma di metterla al lavoro adesso, prima che le disuguaglianze diventino ancora più corrosive e insostenibili.

Gilda Venezia

A cosa serve la scuola? A imparare a leggere, contare, scrivere. Ad acquisire quelle competenze che – almeno nel migliore dei casi – ci permetteranno di orientarci nella vita con più sicurezza e consapevolezza, diventando cittadini più liberi e lavoratori più soddisfatti. Ma la scuola non produce solo abilità utili, misurabili e “spendibili”.
Già dalla scuola dell’infanzia bambini e bambine cominciano a maturare una disposizione a condividere, a cooperare, a tollerare le disuguaglianze, a giustificarle oppure a contestarle. Molto prima di sederci su un banco vero e proprio, molto prima di saper scrivere un tema o di aver letto una pagina di filosofia, il nostro senso di giustizia inizia a prendere forma sotto l’influenza profonda e spesso duratura di scuola e famiglia.

Gli economisti comportamentali hanno imparato da tempo ormai a misurare i nostri atteggiamenti verso l’equità e l’efficienza, l’egoismo e l’altruismo, la nostra propensione alla cooperazione e alla fiducia o all’opportunismo e alla diffidenza, il tutto attraverso esperimenti rigorosi e potenti. Più recentemente questi esperimenti sono stati utilizzati anche per studiare lo sviluppo di tali propensioni fin dalla prima infanzia, nei bambini e nelle bambine, per capire, tra le altre cose, qual è il ruolo che la scuola e la famiglia, giocano in questo processo di sviluppo.
È proprio questo il tema di una ricerca condotta da Alexander Cappelen, John List, Anya Samek e Bertil Tungodden e pubblicata qualche tempo fa sul Journal of Political Economy  (“The Effect of Early-Childhood Education on Social Preferences”. Journal of Political Economy 128(7), 2020, pp. 2739–2758). Lo studio nasce nell’ambito del Chicago Heights Early Childhood Center, uno degli studi longitudinali più completi mai condotti sulla prima infanzia.

Quando l’asilo cambia la bussola morale

La ricerca di Cappelen e colleghi si concentra su un distretto scolastico urbano “prototipico” per difficoltà e bassi risultati, a Chicago Heights, un’area difficile della periferia di Chicago. L’idea è quella di studiare ciò che John List definisce la “funzione di produzione dell’educazione”. Il meccanismo, cioè, attraverso il quale gli “input” formativi si trasformano in “output” educativi. Una funzione sulla quale sappiamo ancora sorprendentemente poco.
Per questo lo studio prevede che un gruppo di 303 bambini e bambine di età compresa tra i tre e quattro anni vengano assegnati in maniera casuale a tre “trattamenti” differenti. Il primo prevede la possibilità di frequentare gratuitamente un asilo, per 9 mesi e a tempo pieno. Qui l’idea è quella di osservare l’effetto di un intervento diretto sui bambini, sulla loro esperienza quotidiana fatta di regole, turni, interazioni sociali. Il secondo trattamento prevede, invece, la possibilità da parte dei genitori di prendere parte ad una Parent Academy, sempre per la durata di 9 mesi. Si tratta di incontri bisettimanali, con l’obiettivo di insegnare ai genitori come sostenere l’apprendimento dei figli a casa. La partecipazione è incentivata economicamente, sulla base della frequenza e dei risultati scolastici dei bambini. Il terzo gruppo è un gruppo di controllo a cui non viene somministrato nessun tipo di intervento.
A distanza di quattro anni dall’avvio dello studio i partecipanti vengono ricontattati e sottoposti ad una serie di esperimenti incentivati per misurare le loro preferenze sociali, la loro propensione, cioè, verso l’equità, l’efficienza e l’altruismo. I risultati sono illuminanti. Il primo riguarda il fatto che questi programmi, sia quelli rivolti ai bambini che quelli rivolti ai genitori, non modificano l’egoismo “di base”. Se i bambini devono decidere quanto condividere con un altro bambino di solito fanno metà e metà, senza che la partecipazione ai diversi gruppi faccia emergere differenze significative.

Il secondo risultato è più interessante. Se i genitori hanno partecipato alla Parent Academy questo renderà i bambini più orientati all’efficienza rispetto all’equità. Nel loro esperimento sull’efficienza, i bambini dellaParent Academy si dimostrano più tolleranti verso la disuguaglianza se questa è associata ad un aumento della “torta”, dell’efficienza, cioè. Il terzo risultato mette in luce, invece, che l’esperienza dell’asilo rende i bambini più egualitari. Nelle prove che mettono in gioco criteri di giustizia legati a fortuna o merito, i bambini si comportano in modo da generare significativamente meno disuguaglianza.

La parte più interessante dello studio, però, non è l’effetto in sé dei vari trattamenti, ma l’ipotesi sul meccanismo. Gli autori suggeriscono che la scuola dell’infanzia, come contesto di vita quotidiana, tende a risolvere conflitti e contese richiamando norma egualitarie che i bambini interiorizzano. La Parent Academy, invece, può aver trasmesso in famiglia ragioni più “efficientiste” e quella grammatica può essere stata assorbita e riprodotta dai figli. Il messaggio, in definitiva, non è solo “l’asilo fa bene”.
È più allarmante e più utile allo stesso tempo: sia il contenuto che il canale dell’intervento contano, perché possono orientare in direzioni diverse il modo in cui, anche ad anni di distanza, un bambino si confronta con gli altri su una base di giustizia o pura efficienza. Si capisce dunque che la scuola tra zero e sei anni non può essere pensata solo come un servizio di baby-sitting per genitori indaffarati. È il luogo in cui si apprendono, spesso senza accorgersene, le regole della convivenza sociale.

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Scuola dell’infanzia modella il senso di giustizia e l’equità nei bambini ultima modifica: 2026-03-02T15:14:20+01:00 da

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