Scuola d’Infanzia, figlia di un Dio minore?

generazione-speranza_logo1

Convegno sul futuro della scuola d’infanzia pubblica
Venezia, IIS Algarotti, 29 febbraio 2016
sintesi di Donata Albiero

L’APPELLO DI FERDINANDO IMPOSIMATO
Lo stato ha l’onere della scuola dell’infanzia    https://youtu.be/UoXamr2OU9c

un confronto acceso tra docenti, operatori, esperti, politici e sindacalisti
E’ stato un piacere per me avere l’opportunità nel convegno nazionale “SCUOLA DELL’INFANZIA: IERI, OGGI MA DOMANI?” tenutosi a Venezia il 29 gennaio 2016  di portare la mia testimonianza di vita vissuta dalla parte della scuola dell’infanzia pubblica (statale). Era un debito di riconoscenza professionale che dovevo a questa scuola, come dirigente scolastica.
E’ stato un piacere per me avere l’opportunità nel convegno nazionale “SCUOLA DELL’INFANZIA : IERI , OGGI MA DOMANI?” tenutosi a Venezia il 29 gennaio 2016  di portare la mia testimonianza di vita vissuta dalla parte della scuola dell’infanzia pubblica (statale). Era un debito di riconoscenza professionale che dovevo a questa scuola, come dirigente scolastica.
Il titolo del convegno era eloquente.  Quale futuro a tale scuola ci riserva la legge 107/2015?

Avevo già scritto un post critico sul “Sistema integrato da 0 a sei anni”, argomento della giornata

Guidare la scuola dell’infanzia pubblica (statale), non era passato invano

Amavo sempre ripetere allora che tale scuola (le fondamenta del sistema scolastico) era talmente complessa per le variabili di cui doveva tener presente nell’essere organo dello Stato, non certo servizio assistenziale alle famiglie, che chi l’avesse diretta sarebbe stato in grado di coordinare, senza problemi, altri ordini di scuola portando l’esperienza acquisita.  
Io l’ho verificato di persona quando sono poi mi sono trasferita ad Arzignano, dirigente di scuola media e di CTP.   

Non era facile riassumere la ricchezza e la qualità delle esperienze sul campo, il modello pedagogico e organizzativo di riferimento.
Ho cercato di fare da cantastorie, raccontando un mondo di relazioni professionali e umane, sintetizzate nella copertina di un opuscolo dedicato al primo circolo di Montecchio Maggiore nel 2002

La scuola del benessere – L’esperienza di dieci anni in campo educativo”  
“Un circolo non è un assemblato di plessi scolastici indipendenti e separati, non è una sommatoria di organici, attrezzature, spazi e risorse; un circolo ha la sua storia culturale sociale, il suo vissuto professionale, la sua identità precisa che è fatta di clima, di esperienze, di lavoro unitario e collegiale dei professionisti, di impegno educativo e didattico nei confronti degli alunni “

Montecchio Maggiore: fu amore a prima vista il mio incontro  con quattro scuole d’infanzia statali;  insieme realizzammo le più importanti sperimentazioni nazionali e europee (un decennio fino agli anni 2000).
Ponevamo al centro della nostra attenzione esclusivamente il bambino e la sua crescita, ogni bambino /alunno affidato alla nostra scuola.  

Ci tenevamo a salvaguardare la specificità della scuola dell’infanzia e a fugare ogni proponimento di genitori che intendevano questo ambito scolastico come un luogo di parcheggio dei propri figli.   

La cultura organizzativa avveniva rigorosamente attraverso tre fattori di qualità: la collegialità delle scelte, la verificabilità dei risultati,  la formalizzazione, come memoria collettiva delle esperienze riutilizzabili. Si intrecciavano le varie innovazioni e sperimentazioni non come sommatoria di iniziative ma come unico progetto  formativo sul BENESSERE che ha dato una identità precisa alle scuole d’infanzia statali di Montecchio Maggiore.
 
Penso ai vari progetti a valenza nazionale quando non europea: Educazione affettiva sessuale, Ascanio, Hocus e LotusArcobaleno, Valutazione della qualità delle prestazioni individuali professionali,  Monitoraggio ministeriale dell’autonomia scolastica  

Penso a come avveniva l’analisi dei risultati: per verificare la qualità scolastica si univano e intrecciavano l’autovalutazione (interna) e la valutazione (esterna)
Non si accusi la scuola pubblica di essere autoreferenziale.

Fu degli anni ’90 la  conoscenza del grande  ispettore Sergio Neri che tanto sapeva spendersi per valorizzare la scuola dell’infanzia e tanto aveva a cuore la formazione degli insegnanti . Ci allargò gli  orizzonti . Ci insegnò con amore coniugare l’idea di bambino con quella di cittadino, ad aprirela scuola dell’infanzia al …  mondo.

Non è stato un caso se in quegli anni intrecciammo rapporti, scambi di disegni e di esperienze con scuole dell’infanzia di Passau, con la scuola speciale di Bad Reichenhall (ospitante bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni) per un confronto di realtà scolastiche diverse, con particolare attenzione alle modalità di intervento nelle situazioni di svantaggio e di disabilità.

Furono le prime pillole educative sulla cittadinanza attiva

Vissuti indimenticabili che mi arricchirono e che nell’ultimo decennio della mia dirigenza alla scuola media Giuriolo di Arzignano trasferii ad altri ragazzi, ad altri docenti, stimolando percorsi di cittadinanza attiva che si conclusero con la premiazione della scuola da parte del prefetto di VI e con l’attestazione dell’UNICEF di Scuola Amica dei bambini e ragazzi.

La storia non si azzera.

Certo,  la qualità non nasce a caso.

La formazione di tutti i docenti della scuola (io inclusa con loro) era un fatto vitale e quotidiano; eravamo alla ricerca costante del sapere, saper fare, saper essere.  Fu la formazione continua la base di ogni cambiamento, di ogni innovazione e della conduzione dei nostri laboratori (psicomotricità, lettura, manualità, teatro). Partivamo a scuola  dagli studi teorici sulle teorie

dell’apprendimento che abbracciavano Piaget, Bruner, Gardner,  per la teoria della comunicazione Rogers, per la pedagogia Frabboni;  seguivamo la metodologia didattica di scuola attiva, laboratoriale e di ricerca traendo spunto da Montessori, Agazzi;  ci affidavamo per i  laboratori creativi a  Roberto Pittarello dopo aver studiato Munari; per la psicomotricità a Sonia Compostella che collaborava  con Bernard Aucouturier ideatore della Pratica Psicomotoria ; ci guidava il  format narrativo ed emozionale  di Veglia; ci ispirava il concetto di valutazione della scuola  di David Hopkins.

Senza la passione delle insegnanti, a Montecchio l’istituzione della prima infanzia non si sarebbe guadagnata la considerazione esterna di vera scuola dotata di una dignità propria Grazie al patrimonio di tale scuola dell’infanzia pubblica a Montecchio , che ha posto l’accento sulla sua  dignità di vera scuola gratuita e per tutti (art 3 costituzione) ,  totalmente integrata all’interno del sistema scolastico statale nazionale 3-14-anni , con standard di qualità elevati, sono diventata convinta sostenitrice delle generalizzazione e obbligatorietà della scuola d’infanzia PUBBLICA almeno nell’ultimo anno (5 anni) .

Che dire della situazione di oggi?   
Ciò che facevamo allora risplende in tutta la sua attualità.
Era una scuola dialettica, la nostra, che interloquiva con la società

“Non uno di meno” era il nostro motto, contro ogni pregiudizio, stereotipo, forma latente di razzismo.
In ciò, la nostra scuola non è mai arretrata, si è ben identificata: organo dello Stato,  rispondente prima ai principi sanciti dalla Costituzione per l’azione educativa e poi alla comunità.

Quali conclusioni trarre?
Quali che siano le nostre prospettive, facciamo tesoro di quanto conquistato.

La scuola d’infanzia è un diritto, gestita, sulla base di programmi nazionali e in continuità con la primaria e la secondaria di primo grado, nell’ambito della scuola di base.
Non posso pertanto accettare la delega in bianco per l’istituzione di un “Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai 6 anni” presente nella legge 107/15 se essa determina lo slegamento della Scuola dell’Infanzia dal successivo percorso formativo ed educativo dello studente nelle Scuole Primaria e Secondaria.

Non posso accettare che le attività promosse dalla scuola dell’Infanzia siano finalizzate alla «conciliazione dei tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori». Si tratterebbe di mero assistenzialismo.

Non posso accettare che a finanziare questo segmento importante della formazione infantile siano chiamati a cooperare le Regioni, gli Enti locali e le famiglie. Non
Non si tratterebbe più di Scuola Statale che oggi offre un servizio gratuito, altamente formativo.   Non posso accettare che si dimentichi la memoria storica della scuola dell’infanzia statale italiana che finora è stata il nostro fiore all’occhiello, merito dei professionisti che vi hanno lavorato, docenti oggi,trattati come “Figli di un dio minore” (Marina Castelli) rispetto ai colleghi degli altri ordini di scuola.

Noi dobbiamo difendere la nostra Scuola dell’Infanzia statale, tutta la nostra scuola statale .

Lo ribadiamo anche come comitato LIP (Legge di iniziativa popolare) di cui io faccio parte a Vicenza.

Continuerò a battermi, come cittadina attiva per la scuola pubblica, quella per cui mi sono spesa per 40 anni marciando con gli studenti anche a Barbiana, in ricordo di don Milani, per difendere il diritto allo studio e la costituzione, la laicità della scuola di Stato, dove tutti sono uguali e  nessuno è straniero,  dove il  percorso educativo e scolastico è  uguale per tutti dai 3 ai 14 anni.
Non dobbiamo arretrare. 
Se e noi arretriamo consegneremo alle nuove generazioni, a quelli che verranno dopo di noi un mondo peggiore  (Marina Boscaino)”  

Donata Albiero

Riportiamo altri documenti sul convegno:

Scuola d’Infanzia, figlia di un Dio minore? ultima modifica: 2016-01-31T14:39:46+01:00 da Gilda Venezia
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl