Scuola. Parità, libertà di scelta, docenti: istruzioni per non sprecare la crisi / Mini Dossier

Gilda Venezia

di Vincenzo Pascuzzi, Qui non si banna! / Te deum / Scuole private paritarie / Vaticanerie, 1.4.2021.

Gilda Venezia

[Bugiardino. Le osservazioni di Kaladich sono pertinenti e interessate, vanno però tenute presenti e considerate; senza giammai porre la Scuola Pubblica Statale a rimorchio o a servizio delle Scuole Private Paritarie ; “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro” (Mt 6,24) va riferito alla scuola privata paritaria e ANCHE a quella pubblica. v.p.]

Scuola. Parità, libertà di scelta, docenti:
istruzioni per non sprecare la crisi / Mini Dossier

Formazione continua, vera parità, libertà di scelta, maggiori risorse per ridurre l’abbandono scolastico: ecco come innovare la scuola
Marco Biscella intervista Virginia Kaladich – 1 aprile 2021
Formazione continua dei docenti, vera parità, libertà di scelta, nuove modalità di trasmettere il sapere, maggiori risorse per ridurre l’abbandono scolastico e per assumere più insegnanti: per Virginia Kaladich, presidente di Fidae, la federazione delle scuole cattoliche primarie e secondarie, sono queste le sfide da affrontare per innovare davvero la scuola italiana, alla luce, da un lato, dei problemi – e delle opportunità – che l’emergenza Covid ha portato a galla negli ultimi due anni scolastici e, dall’altro, delle risorse del Recovery Fund che verranno assegnate proprio all’educazione e all’istruzione.
L’emergenza Covid ha inciso pesantemente sulle lezioni in presenza nelle scuole superiori. Potremmo andare incontro a pesanti conseguenze sul fronte della dispersione scolastica e della povertà educativa?
Sicuramente è un tema a cui tutti, a partire dai nostri governanti, dovrebbero porre maggiore attenzione. Purtroppo quasi tutti gli alunni d’Italia sono in Dad e dispiace che in un anno non si sia riusciti a trovare altra soluzione che quella di chiudere le scuole. Qualche giorno fa il presidente della Cei, il cardinal Bassetti, ha rilanciato un monito che facciamo anche nostro: tutti dobbiamo fare la nostra parte per ricomporre la frattura educativa (*) che si sta creando, e io aggiungo che dobbiamo fare di più di quel che di solito è la nostra parte, se vogliamo davvero uscirne. C’è bisogno di essere presenti, in tutti i modi, di aiutare le famiglie che sono coinvolte in queste giornate di didattica a distanza magari con dei piccoli corsi anche per loro, e poi facciamoci sentire con i ragazzi, diamogli speranza per il futuro, costruiamo insieme una scuola più bella e più aperta all’innovazione e alle nuove sfide.
Come si possono recuperare i gap formativi?
Vedo che c’è tanto impegno da parte del corpo docenti e anche da parte degli alunni e delle loro famiglie, è un bel segnale ma non basta purtroppo: serve un intervento pubblico per cambiare l’istruzione, è l’occasione giusta per cambiare paradigma e per strutturare meglio alcune esperienze fatte in questi mesi. Vanno bene le lezioni frontali, ma si possono arricchire, ad esempio con l’aiuto di contenuti multimediali, con il coinvolgimento di esperti da remoto. E poi dovremmo cercare di uscire di più dalle aule e sfruttare quello che il nostro paese ci offre: durante il lockdown ci siamo accorti di quanti musei all’aperto è ricca l’Italia. Insomma, è il momento di pensare a nuove modalità per trasmettere il sapere.
Dopo la fase sperimentale affrontata durante la prima ondata, come andrebbe strutturata la didattica a distanza per renderla più efficace?
La Fidae, dopo le prime settimane di Dad, ha da subito cercato di dare delle linee guida che potessero rappresentare una garanzia per tutti tanto che, insieme all’Uni-Ente Italiano di Normazione, abbiamo realizzato una Prassi di riferimento utilizzabile da tutte le scuole di ogni ordine e grado. Avere delle regole uniformi per tutti è già un primo passo, ed è anche una garanzia di qualità per le famiglie e gli studenti. Naturalmente bisogna prima di tutto occuparsi della formazione dei docenti, perché il gap, inutile negarlo, c’è anche tra gli insegnanti, tra quelli cioè che già utilizzano piattaforme e strumenti digitali e chi, per una serie di cause, è invece legato al metodo di insegnamento classico. Uno dei punti principali della Prassi è proprio l’istituzione di un referente Dad che possa farsi garante del corretto svolgimento sia della didattica a distanza che della didattica mista, attivando tutti quei processi necessari affinché queste nuove metodologie non facciano più paura, ma rappresentino un arricchimento per il percorso formativo.
Si dice da più parti che la scuola ha bisogno di innovazione. Da dove partire e dove intervenire?
Direi che peggio di questa crisi, come ci ha detto Papa Francesco, c’è solo il fatto di sprecarla (**). In qualche modo l’emergenza ha scardinato un modello che presentava delle falle: i ragazzi, anche quelli della scuola secondaria di secondo grado, sono nativi digitali e comunicano moltissimo con i nuovi mezzi. Forse era arrivato il momento anche per tanti docenti di aggiornarsi e provare a mettersi in gioco. Oggi diritto allo studio significa anche diritto alla connessione, e la pandemia ci ha fatto capire come non tutto il paese sia raggiunto dalla banda larga e soprattutto come non tutte le famiglie abbiano a disposizione più device. Serve un grande piano nazionale di digitalizzazione che non trascuri tutti quegli alunni portatori di fragilità e di disabilità. Poi credo che sia anche il momento di completare finalmente una vera parità: la legge 62 del 2000 ha sancito una parità che è rimasta sulla carta e che ha bisogno di un’attuazione concreta, soprattutto laddove non ha istituito un’erogazione dei fondi stabile. Solo se tutti insieme camminiamo verso lo stesso obiettivo sapremo rinnovare il sistema scolastico italiano.
Formazione, selezione e retribuzione dei docenti: si può fare di più e meglio?
È il punto di partenza per rinnovare davvero la scuola. Bisogna prevedere una formazione e un aggiornamento continuo per i docenti, senza che per questo vengano persi giorni di lezione. Ad esempio, possiamo pensare di prevedere le giornate di formazione nazionale per tutti i docenti d’Italia, magari nel mese di settembre, prima dell’inizio della scuola. Sarebbe un’occasione unica per iniziare l’anno scolastico con lo slancio giusto e anche per far dialogare chi insegna nella statale con chi insegna nelle paritarie, per mettere in comune le buone pratiche. Come Fidae, poi, stiamo portando avanti una formazione continua attraverso webinar volti soprattutto ad aggiornate tutto il personale sulle nuove sfide che la pandemia ci ha messo di fronte.
Una quota delle risorse del Recovery Plan sarà destinata alla scuola: come valuta le proposte attualmente previste? Come e dove bisognerebbe spendere queste risorse?
Abbiamo dato un’occhiata alle prime disposizioni e ci sembrano condivisibili soprattutto gli investimenti per agevolare l’acquisizione di competenze avanzate per tutte le famiglie. Anche qui aprirei una parentesi sulla libertà di scelta e sul fatto che in Europa siamo ultimi, davanti solo alla Grecia. Ci aspettiamo poi risorse per ridurre l’abbandono scolastico e per assumere più docenti.
L’emergenza Covid ha colpito anche le scuole paritarie, voi però avete denunciato più volte di essere stati dimenticati…
Dispiace dover sottolineare ancora una volta la discriminazione nei confronti degli alunni delle scuole paritarie: il governo infatti, nel recente decreto Sostegni, ha stanziato 300 milioni di euro per le difficoltà legate alla pandemia, destinandoli solamente alle scuole statali. Chiederemo un incontro con il ministro Bianchi, ma siamo delusi perché sembra che ad ogni cambio di governo si debba ricominciare da capo per far capire che dal 2000 il sistema d’istruzione italiano è unico ed è composto da statali e paritarie. Con le altre associazioni, riunite nell’Agorà della parità (Agesc, Cdo Opere Educative, Cnos scuola, Ciofs scuola, Faes, Fidae e Fism-Fondazione Gesuiti Educazione), abbiamo già denunciato questa grave mancanza e ora ci aspettiamo che il Parlamento vi ponga rimedio.
(Marco Biscella)

(*)

Card. Bassetti: superare la “frattura educativa”

di AgenSir – 26 gennaio 2021 @ 10:06
“La frattura sanitaria ha generato infine una frattura educativa, tema peraltro al centro della nostra riflessione nello scorso decennio e ancora di grande attualità”. Ad osservarlo è stato il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nell’introduzione con cui ha aperto i lavori del Consiglio episcopale permanente, in corso oggi in videoconferenza. “Stiamo imparando, con ancora più chiarezza, che i processi educativi sono significativi per le persone quando si basano sulla comunicazione dell’attenzione e della cura”, il riferimento al tempo del Covid: “Stiamo riconoscendo quanto le realtà educative abbiano bisogno di essere sostenute dalla collaborazione di tutti”. “Al nostro impegno educativo servono sguardi in avanti, creatività, progettualità”, la proposta: “Non pensiamo astrattamente ai bambini, alle famiglie, ai giovani… Operiamo con loro. Invitiamoli a mettersi in gioco, a elaborare idee e progetti per scuole più inclusive, per parrocchie più vive, per percorsi di catechesi rinnovati. Non limitiamoci a mettere in evidenza alle nuove generazioni le fatiche, indiscutibili, di questi giorni, ma aiutiamoli a leggere in profondità quanto stanno vivendo. Riconosciamo la loro resilienza, comunichiamo loro la convinzione che anche questo è un tempo prezioso per imparare gli elementi essenziali della vita umana. Anche questo è un tempo per crescere, per apprezzare la vita, per prenderci cura di essa, per costruire futuro. Non è tempo perduto, se è tempo di semina e di costruzione”. Infine, il “grazie” del presidente della Cei alla “presenza di speranza della comunità ecclesiale accanto agli uomini e alle donne del nostro tempo”, ed in particolare ai parroci, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti, agli educatori: “Pur nelle difficoltà e nelle ristrettezze, mai è mancata la proposta liturgica e di educazione alla vita cristiana. La necessità di attenersi a Protocolli di sicurezza è coniugata alla cura per la liturgia, che non deve mai essere trascurata. La limitazione del potersi incontrare ha attivato una creatività sorprendente, generando esperienze e linguaggi che sicuramente ci aiuteranno anche nel nostro discernimento in vista della prossima Assemblea Generale”. “In questo comune sentire le nostre comunità cristiane sono chiamate ad abitare evangelicamente la crisi che pure le coinvolge e le attraversa, accettandola come un tempo di grazia donatoci per capire la volontà di Dio”, ha detto il cardinale a proposito della “prospettiva di futuro per le comunità ecclesiali, chiamate a maturare nuove consapevolezze in ordine alla loro presenza e alla loro missione nel mondo”. “Questo sarà possibile se si terrà lontano ogni rischio di autoreferenzialità ecclesiale, per incarnare sempre meglio uno stile di cura, che il tratto materno delle comunità cristiane ha come prerogativa singolare”, l’indicazione di rotta, a favore di “azioni ecclesiali che facciano maturare quella comunione dinamica che dà forma a una Chiesa sinodale”, per “una diakonia dell’umano nella sua integralità e complessità”. “Abbiamo un metodo: il discernimento della fede; abbiamo un interesse: la persona; abbiamo una prospettiva: la comunità”, ha concluso Bassetti: “Camminiamo su questo sentiero”.
(M.N.)

(**)

Papa Francesco: “Non sprechiamo questa pandemia
chiudendoci in noi stessi, combattiamo l’egoismo”

Papa Francesco, nell’omelia di oggi a piazza San Pietro, ha detto che “peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi”. Il pontefice ha indicato poi i tre mali da evitare in questo momento: il narcisismo, il vittimismo e il pessimismo, tre pericoli “sempre accovacciati alla porta del cuore”.
di Annalisa Cangemi – 31 maggio 2020
Il coronavirus può essere un’opportunità per migliorarci. Papa Francesco, durante l’omelia della Messa di Pentecoste all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, ha invitato i fedeli a non “sprecare” l’emergenza sanitaria ed economica che stiamo affrontando: “Liberaci dalle paralisi dell’egoismo e accendi in noi – ha detto invocando lo Spirito Santo – il desiderio di servire, di fare del bene. Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi”.
“Vieni, Spirito Santo: Tu che sei armonia, rendici costruttori di unità; Tu che sempre ti doni, dacci il coraggio di uscire da noi stessi, di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia”. Il Pontefice ha indicato i tre mali da evitare in questo momento: il narcisismo, il vittimismo e il pessimismo, tre pericoli “sempre accovacciati alla porta del cuore”, “che nel grande sforzo di ricominciare” sono dannosi.
“Il narcisismo – ha sottolineato Papa Francesco – fa idolatrare sé stessi, fa compiacere solo dei propri tornaconti. Il narcisista pensa: ‘La vita è bella se io ci guadagno’. E così arriva a dire: ‘Perché dovrei donarmi agli altri?’. In questa pandemia, quanto fa male il narcisismo, il ripiegarsi sui propri bisogni, indifferenti a quelli altrui, il non ammettere le proprie fragilità e i propri sbagli. Ma anche il secondo nemico, il vittimismo, è pericoloso – ha aggiunto -. Il vittimista si lamenta ogni giorno del prossimo: ‘Nessuno mi capisce, nessuno mi aiuta, nessuno mi vuol bene, ce l’hanno tutti con me!’. Quante volte abbiamo sentito queste lamentele. E il suo cuore si chiude, mentre si domanda: ‘Perché gli altri non si donano a me?’. Nel dramma che viviamo, quant’è brutto il vittimismo! Pensare che nessuno ci comprenda e provi quello che proviamo noi. Questo è il vittimismo”.
“Infine c’è il pessimismo – ha proseguito Papa Francesco – Qui la litania quotidiana è: ‘Non va bene nulla, la società, la politica, la Chiesa…’. Il pessimista se la prende col mondo, ma resta inerte e pensa: ‘Intanto a che serve donare? È inutile’. Ora, nel grande sforzo di ricominciare, quanto è dannoso il pessimismo, il vedere tutto nero, il ripetere che nulla tornerà più come prima! Pensando così, quello che sicuramente non torna è la speranza”. Papa Francesco ha quindi messo in guardia dagli idoli “dello specchio”, “della lamentela”, della “negatività”. “Ci troviamo nella carestia della speranza e abbiamo bisogno di apprezzare il dono della vita, il dono che ciascuno di noi è”, ha affermato.
Non esiste una Chiesa di destra o sinistra, di progressisti o di conservatori, ha spiegato. Occorre “guardare la Chiesa come fa lo Spirito, non come fa il mondo”.
“Il mondo ci vede di destra e di sinistra, di questa o quella ideologia; lo Spirito ci vede del Padre e di Gesù. II mondo – ha sottolineato il Pontefice – vede conservatori e progressisti; lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia. Lo Spirito ci ama e conosce il posto di ognuno nel tutto: per Lui non siamo coriandoli portati dal vento, ma tessere insostituibili del suo mosaico”.
Il Papa ha invitato inoltre a pregare per “quanti sono tenuti a prendere decisioni delicate e urgenti, perché proteggano la vita umana e la dignità del lavoro. Su questo si investa: sulla salute, sul lavoro, sull’eliminazione delle disuguaglianze e delle povertà. Mai come ora ci serve uno sguardo ricco di umanità: non si può riprendere da capo a inseguire i propri successi senza preoccuparsi di chi è rimasto indietro”.

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Virginia Kaladich

Virginia Kaladich è presidente nazionale Fidae dal novembre 2015. Dal 2009 ricopriva il ruolo di presidente regionale del Veneto. È una consacrata, collaboratrice apostolica diocesana legata alla diocesi di Padova e attualmente è dirigente scolastico all’Istituto scolastico paritario Sabinianum, Scuole primarie Bianchi Biggiani e Sacro Cuore, e Scuola secondaria di I grado Vincenza Poloni a Monselice.
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