Scuola, perché i compiti a casa fanno bene agli studenti

Fatto_lofo15di Manlio Lilli,  Il Fatto Quotidiano, 5.2.2018

– “Se si pensa che i compiti servano a insegnare l’ubbidienza, vuol dire che si tratta di una scelta ideologica raccapricciante […] Oggi i 500 docenti che aderiscono al gruppo Compiti zero dimostrano che anche senza sperimentazioni, con la scuola e l’orario di oggi, si ottengono ottimi risultati lavorando solo in classe”. Maurizio Parodi, autore del libro Basta compiti!, responsabile di una petizione che ha raccolto 30mila adesioni e amministratore di una pagina Facebook con più di 10 mila iscritti, non ha dubbi.

Lui, dirigente scolatico antesignano della battaglia contro i compiti a casa, è ben saldo nelle sue convinzioni. Così quando a settembre, in 166 classi di scuole elementari e medie di cinque province italiane è partita la sperimentazione dei “compiti zero a casa” che l’anno precedente era stata avviata a Biella, Parodi ha toccato il cielo con un dito. “I compiti sono da bocciare senza riserve. Assolutamente […] i ragazzi, senza l’ossessione degli esercizi domestici, portano avanti idee e ricerche per conto proprio, e le restituiscono alla classe, condividendole con i compagni. Certo, parliamo di una didattica senza lezione frontale, più partecipativa. Ma i risultati sono evidenti”, ha aggiunto in un’intervista il sostenitore accanito dell’inutilità di quello che definisce un “accanimento morboso” e una “perversione didattica” di molti insegnanti.

Ascoltando Parodi e i suoi seguaci viene il dubbio di aver fatto perdere tanto tempo a intere generazioni di alunni. Di averli distolti da più proficue occupazioni a casa. Sembrerebbe proprio così. Poveri alunni e poveri genitori, impegnati a dare una mano ai figli in affanno. Eppure in una stagione di semplificazione, anche scolastica, che non di rado più che un aiuto costituisce uno svilimento, vale la pena non fermarsi alle certezze dei sostenitori ad oltranza dei “compiti a casa no”. Vale la pena provare a riflettere un po’ sul ruolo di quei compiti, senza farne a prescindere una battaglia ideologica. Già perché il rischio, neppure tanto nascosto sembra proprio questo. Che i compiti possano diventare l’ennesima battaglia combattuta dalle pseudo avanguardie costituite dai modernisti che rifuggono da ogni consuetudine del passato anche recente. Una battaglia che sembra far leva, appunto, su questioni ideologiche piuttosto che su un’osservazione oggettiva della realtà.

Sostenere che alle scuole elementari e medie gli insegnanti sovraccarichino di compiti a casa gli alunni vuol dire soffermarsi su casi episodici, tralasciando la tendenza generale. Insomma, trasformare le eccezioni in regola. Sostenere che ragazzi e adulti siano ossessionati dalle richieste degli insegnanti sembra una esagerazione. I compiti assegnati, spesso, non sono una priorità né per i ragazzi né per i loro genitori. Le esercitazioni a casa occupano uno spazio del pomeriggio, lasciando tempo e energie per le tante altre attività, non solo sportive. Ora, quanti sono quelli che hanno figli, nipoti e conoscenti che rinunciano a una di quelle attività extra scolastiche per fare (tutt)i  compiti? Alzino la mano quelli che sono a conoscenza di sacrifici del genere. I ragazzi hanno tante risorse ed è giusto che coltivino le loro passioni. Sportive e non. E’ doveroso che allenino i loro interessi. Questo è incontrovertibile.

Ma il punto è un altro, forse. Ritenere che i compiti a casa siano una sorta di punizione. Un inutile dispendio di tempo. Una odiosa gabbia nella quale si è costretti a stare. In classe si lavora, ma non farlo per nulla a casa sarebbe sbagliato. Perché si eliminerebbe la fase della esercitazione e dell’elaborazione autonoma che in classe è possibile abbozzare, ma non espletare per intero. Questione di tempi. Promuovere l’abolizione di questo spazio equivale a depotenziare i programmi scolastici. Soprattutto a rendere i ragazzi più deboli. Insomma l’opposto di quel che Parodi sostiene. La scuola, anche alle elementari e ancor più alle medie, dovrebbe produrre una crescita. Che non può realizzarsi con la sola presenza in classe, la mattina. E non perché si voglia impedire ai ragazzi di “fare altro”, ma perché il tempo dei compiti al pomeriggio è prezioso. E’ formativo. Contribuisce alla maturazione dei ragazzi. Aiuta la loro trasformazione in Persone.

I compiti a casa sono senza dubbio un ostacolo nella vita degli alunni. Costituiscono una difficoltà. Ma, nella giusta misura, “fanno bene“. Servirebbe forse maggiore equilibrio. Anche nel proporre modifiche alla scuola. Continuare a semplificare oltre ogni logica, è un imperdonabile errore.

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Scuola, perché i compiti a casa fanno bene agli studenti ultima modifica: 2018-02-06T04:35:06+00:00 da Gilda Venezia

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