Scuole incandescenti

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TuttoscuolaNews, n. 1217 del 6.7.2026.
Solo un edificio scolastico su 15 dispone di impianti di condizionamento.
Serve un piano di climatizzazione per 350 mila aule.

Gilda Venezia

Una cappa infernale. Dove non si respira. Descrivono così le aule scolastiche tanti studenti, docenti, presidi che vi hanno trascorso tanto tempo nelle ultime settimane.
L’Italia sta vivendo estati sempre più lunghe e calde. Le ondate di calore non rappresentano più eventi eccezionali confinati ai mesi di luglio e agosto, ma interessano ormai stabilmente anche maggio, giugno e settembre, cioè periodi nei quali le scuole sono pienamente aperte, nelle ore più calde della giornata. Mesi di lezioni, compiti in classe e soprattutto esami, che comportano il massimo stress per studenti ed esaminatori. Ma non si pensi che il problema sia circoscritto al rito degli esami di maturità. Ricordiamo anche che i bambini della scuola dell’infanzia vanno a scuola fino al 30 giugno. E che il personale non docente lavora nelle “fornaci-scuola” anche a luglio e in parte ad agosto. Si stima del resto che nei comuni con almeno 20 mila abitanti il caldo colpisca oltre il 10 per cento dei giorni di lezione (in media 21 giorni all’anno, secondo i dati del think tank Tortuga).

Le condizioni ambientali estreme incidono sul benessere e sui livelli di apprendimento. L’emergenza caldo insomma non riguarda più il comfort, ma la qualità dell’apprendimento, la salute di studenti e personale e la qualità e la continuità del servizio scolastico.
Qual è lo stato di stress termico nei 40mila edifici in cui si trovano le scuole statali, che ospitano oltre 7 milioni di studenti in circa 368 mila aule?

Tuttoscuola ha analizzato nel dettaglio gli ultimi dati disponibili (dati del Portale unico MIM del 2023-24).

Secondo l’anagrafe dell’edilizia scolastica, nel 2023-24 risultavano dotati di condizionatori soltanto 2.730 edifici scolastici, pari al 6,8%, cioè un edificio ogni quindici.
Non è dato sapere se tutte le aule di quei 2.730 edifici ne siano provvisti, ma, comunque, in base ai dati di anagrafe pubblicati sul Portale MIM, le Marche hanno il 27% degli edifici scolastici dotati di condizionatori; segue la Sardegna con il 15,8%, Veneto, Emilia R. e Friuli VG con percentuali tra l’8 e il 9%. Prima per valori assoluti è la Lombardia, con 339 edifici scolastici dotati di condizionatori, un numero che, se pur elevato, rappresenta soltanto il 6,4% dei 5.648 edifici presenti.
Supponendo che tutte le aule di quei 2.730 edifici siano dotati di condizionatori (il che non è detto), si può stimare che ve ne siano poco più di 25mila.
Conseguentemente, dovrebbero essere prive di condizionatori poco meno di 350mila aule.

Insomma per rendere vivibili 350mila aule, servirebbero altrettanti condizionatori, con compressori esterni e split interni (gli esperti ritengono che la soluzione tecnica migliore sia quella delle pompe di calore). Senza considerare corridoi, servizi, palestre e mense. Ciò stando ai dati del portale MIM riferito al 2023-24. In questi anni dí Pnrr la situazione potrebbe essere forse migliorata, ma il gap resta certamente enorme.

Costi di installazione non da poco e costi successivi di funzionamento che graveranno sui bilanci degli Enti Locali, proprietari degli edifici scolastici, soprattutto per l’energia elettrica.
Potrebbe essere l’occasione per installare impianti fotovoltaici che garantirebbero non solo energia pulita, ma anche risparmi notevoli nei costi di produzione.
Nel 23-24, secondo il Portale MIM, disponevano già di impianti fotovoltaici o pannelli solari quasi 5mila edifici scolastici, cioè uno su otto, di cui 881 in Lombardia (quasi 7mila complessivamente nelle regioni del Nord Ovest).

Ecco i dati per Regione desunti dal Portale MIM, elaborati da Tuttoscuola.

Gilda Venezia

Questa conclusione di anno scolastico è stata contrassegnata da una situazione pressoché anomala, un caldo notevole, con punte elevate in tutta Italia che hanno creato disagi e, in diversi casi, malori tra gli alunni e non solo un po’ in tutta Italia. Fino al caso del presidente di commissione di maturità svenuto in aula a Mestre.
Per fortuna le scuole hanno concluso lezioni ed esami, comprese anche quelle dell’infanzia che hanno svolto le attività fino al 30 giugno, mentre la maggior parte dei maturandi, conclusi gli orali, stanno già cercando refrigerio altrove.

Sarebbe, però, un errore imperdonabile archiviare questa lunga onda di giornate di gran caldo come anomalia stagionale da relegare agli archivi.
Considerate le elevate temperature degli ultimi anni e la punta di gran caldo di questi mesi del 2026, l’anomalia, infatti, è ormai destinata a diventare normalità.
Anche nelle aule sarà caldo già a maggio e a giugno, ma il caldo non diminuirà nemmeno a settembre e, forse, soprattutto nelle regioni meridionali, anche a ottobre.
Pensare di fare cominciare le lezioni a ottobre, come ha proposto qualche nostalgico della scuola di oltre cinquant’anni fa, sarebbe come nascondere la testa sotto la sabbia.

Se si vuole adottare una visione lungimirante, appare indispensabile un piano pluriennale, che richiederà un investimento non da poco. Climatizzare adeguatamente gli edifici scolastici eviterebbe i costi diretti e indiretti legati all’emergenza climatica nelle scuole e consentirebbe di rendere gli immensi spazi del patrimonio edilizio della scuola italiana fruibili per attività scolastiche ed extrascolastiche per 12 mesi all’anno, con un indotto notevole. Verrebbero valorizzati anche gli apprezzabili “Piani estate” degli ultimi anni, che si sono spesso scontrati con l’emergenza caldo. Tutto ciò consentirebbe la sostenibilità dell’investimento.

La consapevolezza di questa necessità si va diffondendo.

“Serve un piano straordinario di adeguamento climatico degli edifici scolastici, con risorse dedicate nel prossimo ciclo di bilancio

 

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Scuole incandescenti ultima modifica: 2026-07-06T06:14:57+02:00 da
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