Scuole paritarie. Elisabetta Casellati al Meeting CL di Rimini – 2/2

– La strada maestra ma impervia e l’escamotage illusorio –

C’è da osservare che le due iniziative legislative – pdl cost. 354 alla Camera e ddl 1363 al Senato – rappresentano in teoria due possibili percorsi alternativi in favore delle scuole paritarie: il primo è, o sarebbe, la strada maestra, ma in Parlamento Lega e c. non hanno i numeri per l’approvazione; il secondo rappresenta un escamotage [16] illusorio o una invenzione machiavellica [17] ed è anch’esso senza numeri in Parlamento, con in più l’introduzione ipotizzata di un ticket scolastico pesante per le scuole statali [18] e con la prospettiva di uno tsunami repentino che dovrebbero subire i circa 8 mln di alunni (più precisamente 7.682.635) delle scuole pubbliche al solo scopo di agevolare, con il costo standard, i circa 900 mila iscritti (più precisamente 879.158) nelle paritarie [19].
Altra mezza verità o omissione sistematica nelle richieste del costo standard consiste nel trascurare, ignorare che la problematica delle paritarie è duplice: le scuole dell’infanzia da una parte (circa il 70% per 3 anni) e le rimanenti scuole (il 30% per 13 anni) dall’altra; e non è corretto né utile affrontarla con un unico approccio [20].
Ancora brevissimi cenni ad alcuni aspetti delle rivendicazioni delle scuole paritarie; aspetti che vengono generalmente accantonati, ma sono necessari per una visione e valutazione complessiva:
  • la qualità delle paritarie è – salvo ovviamente lodevoli e rare eccezioni – inferiore a quella delle scuole statali almeno per due motivi: a) la minore stabilità dei docenti che appena possono migrano nelle statati e b) la quasi certezza delle promozioni con buoni voti, cioè la minore “severità” delle valutazioni: capita che alunni in difficoltà nelle statali si trasferiscano alle paritarie nel corso dell’a.s.; le paritarie di riferimento non sono come i c.d. diplomifici, ma pure si riscontrano alcune episodiche somiglianze con essi [21] [22];
  • la secolarizzazione della società e il conseguente calo di vocazioni di preti, frati e monache che induce sempre più a ricorrere a insegnanti laici [23];
  • il ricorso da parte delle paritarie a religiose anziane – suore anche ultra 70 o 75enni e poi lo sfruttamento, o la maggiore gravosità rispetto alle statali, del personale laico [24] [25];
  • il fatto che il milione circa di famiglie che, potendo, scelgono le paritarie, gradirebbero sì un contributo economico statale, ma non gradirebbero certo un afflusso consistente di “poveri” (ammesso, ma ragionevolmente escluso, che questi vi aspirino);
  • chi vuole davvero i contributi statali pari al 100% per le paritarie e li rivendica con insistenza sono in realtà i gestori delle scuole stesse, le gerarchie ecclesiastiche, parroci, vescovi, qualche cardinale e poi i laici cattolici doc che rivestono cariche nelle scuole stesse cioè presidi, rettori, direttori amministrativi, madri superiore, anche docenti e impiegati assunti per chiamata diretta, senza concorsi o graduatorie; la conferma è data dal fatto che le famiglie partecipano poco alle azioni rivendicative e lo fanno – sembra – solo se stimolate dalle gerarchie;
  • sussidiarietà e concorrenza invocate dalle paritarie andrebbero approfondite: i privati intendono sussidiarietà come loro aspirazione alla polpa pregiata, lasciando il resto, la pelle e le ossa al pubblico; concorrenza statali-paritarie non potrà mai essere alla pari, sarà sempre asimmetrica: le paritarie non si faranno mai carico di “istituire scuole per tutti gli ordini e gradi” e nei territori dove gli studenti sono scarsi, preferiranno ancora i licei nelle città grandi e ricche, cioè appunto la polpa pregiata come già è adesso [26]; inoltre le paritarie operano in situazione di dumping salariale [27] e possono anche – secondo l. 62/2000 – utilizzare prestazioni lavorative volontarie, cioè gratuite;
  • le paritarie rivendicano il pluralismo, ma in realtà si tratta solo di un dualismo asimmetrico fra Stato Italiano e Stato Vaticano; e c’è da aggiungere che in luoghi diversi la Chiesa è rappresentata da ordini religiosi diversi (e pare anche in concorrenza fra loro e con scarsi rapporti): così abbiamo scuole dei preti salesiani, dei gesuiti, dei marianisti, dei lasalliani, ecc., scuole delle suore marcelline, delle dorotee, delle clarisse, delle orsoline, ecc.; ordini maschili e femminile sono infatti presenti nei territori non in modo uniforme, ma a macchia di leopardo [28];
  • risulta con certezza, seppure in via strettamente riservata e confidenziale, che all’atto dell’applicazione della l. 62/2000 alcune scuole cattoliche, per vedersi riconosciuto il carattere di scuole paritarie, dovettero raccomandarsi in alto, a livello di ministri italiani, e lo fecero tramite le più alte gerarchie ecclesiastiche; inoltre risulta che le rare ispezioni periodiche alle paritarie vengano preannunciate alle stesse con congruo preavviso; alla maggior parte delle paritarie bastano periodiche autocertificazioni scritte per vedersi confermare i requisiti della parità (“famo a fidasse”).

La denatalità sì che è un vero problema comune

Se la questione finanziamento scuole paritarie non è in realtà un vero problema comune, ma solo una rivendicazione particolare di alcuni e senza soluzione possibile in vista finché la Costituzione rimane quella che è, invece la denatalità (o calo demografico, o recessione demografica) è un problema vero e comune, di cui la società comincia a prendere coscienza solo adesso, con i suoi ritardi abituali, cercando di tamponare a breve le conseguenze ma senza curarsi delle cause.
Risulta che “l’Italia sta affrontando la crisi più grave di sempre, paragonabile soltanto agli anni della prima guerra mondiale e all’epidemia di influenza spagnola del 1918-1920” ha detto il presidente dell’Istat Blangiardo [29].
La denatalità è chiaramente collegata con il settore scuola in un rapporto reciproco: mancano infatti asili nido [30], scuole dell’infanzia, doposcuola e anche per questo calano le nascite; poi il calo delle nascite si ripercuote sulla Scuola.
Però le cause principali sono sicuramente la disoccupazione giovanile e non (collegata con la bassa istruzione) [31] [32] e l’eccessiva gravosità dell’orario di lavoro individuale e della coppia; nel senso che le otto ore giornaliere di un secolo fa (1923), applicate a una coppia che lavora, causano nei figli – se pure ci sono – la condizione di “orfani di giorno” [33] [34].
Casellati ha indicato e sottolineato il problema e sta organizzando un evento nei prossimi mesi per approfondirlo.
Da notare che dal 1.6.2018 (governo Conte 1) l’Italia ha ripreso a designare un titolare per il Ministero per le politiche della famiglia; ma Lorenzo Fontana (Lega), ministro della Famiglia per un solo anno, ben poco ha realizzato; vedremo cosa farà la nuova ministra (dal 5 settembre scorso, governo Conte 2) Elena Bonetti (PD) [35].

LEGGI LA PRIMA PARTE


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Scuole paritarie. Elisabetta Casellati al Meeting CL di Rimini – 2/2 ultima modifica: 2019-09-11T04:06:42+02:00 da Gilda Venezia
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