Se i test Invalsi bocciano i «100 e lode» al Sud

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di Giorgio Allulli, Il Sole 24 Ore, 20.8.2018

– Secondo i risultati degli esami di maturità gli studenti del Sud sarebbero molto più bravi degli studenti del Nord; in Puglia il 10,8% dei ragazzi ha preso 100 o 100 e lode agli esami, in Calabria il 10,7%, in Campania l’8,4%, Al contrario in Veneto solo il 6% ha ottenuto questi risultati, in Piemonte il 5,3%, in Lombardia il 4,3%.
Complimenti a questi studenti. Peccato che da molti anni a questa parte i risultati delle prove standardizzate nazionali distribuite dall’Invalsi indichino esattamente il contrario.

Cioè esiste un forte divario di competenze linguistiche e matematiche, ma a favore degli studenti delle scuole del Nord, e del Nord-est in particolare. Indicazioni che sono puntualmente confermate anche dagli esiti delle prove standardizzate distribuite dalle organizzazioni internazionali come l’Ocse e la Iea.

Pochi però sembrano scandalizzarsi per il fatto che il nostro sistema scolastico gratifica gli studenti che ottengono risultati peggiori nelle prove standardizzate rilasciando loro votazioni più alte. E questo a danno futuro (negli eventuali concorsi pubblici) degli studenti che ottengono risultati migliori. E per il fatto che in questo modo gli studenti del Sud non vengono stimolati ad ottenere prestazioni simili ai colleghi del Nord, perché un buon voto lo ottengono anche con una preparazione più bassa. Creando dunque per questi ragazzi un danno immediato in termini di preparazione realmente acquisita, mascherata da un voto fasullo. E per il fatto che l’esame di maturità, così come è concepito e messo in pratica, perde ancora di più il suo significato di verifica effettiva della preparazione dei ragazzi.

Un esito così iniquo, per gli studenti sia del Nord che del Sud, passa regolarmente, o quasi, sotto silenzio. Questa difformità di giudizi su base locale dimostra che non abbiamo un sistema scolastico omogeneo, che i criteri di valutazione differiscono su base locale e che dunque anche gli standard di insegnamento e le prestazioni dei ragazzi attese da parte dei docenti sono più bassi al Sud. Con tanti saluti all’equità del sistema. Questa ipotesi è inquietante, perché significa che abbiamo un sistema scolastico meridionale che non solo produce risultati peggiori, ma che è anche destinato a riprodursi ad un regime più basso di quello settentrionale, a tutto danno degli stessi ragazzi, perché le aspettative dei docenti nei loro confronti sono più basse.

Si tratta di squilibri gravi, che vanno ad incidere sugli stessi diritti di cittadinanza, che non sono equamente garantiti su tutto il territorio nazionale, come vorrebbe la Costituzione. Favorire una maggiore uniformità del sistema, e dei criteri di valutazione, non sarebbe difficile; basterebbe fare come in Francia e in Inghilterra, dove le prove scritte degli esami finali del ciclo secondario (Baccalaureat e A level) sono corrette a livello centrale; anche l’introduzione di almeno una prova standardizzata all’interno dell’esame finale favorirebbe un giudizio più equo.

La sperimentazione, da parte dell’Invalsi, della somministrazione informatizzata delle prove, che ha dato un esito tutto sommato positivo, dimostra la fattibilità di un percorso simile. La direzione intrapresa dal nostro sistema scolastico è invece quella esattamente opposta: a partire dal prossimo anno verrà aumentato il peso del curriculum scolastico precedente all’interno del voto finale dell’esame di maturità ed espunta dall’esame la prova standardizzata, che verrà somministrata in un momento diverso, dando luogo a una certificazione autonoma; si otterrà così il risultato di aumentare l’autoreferenzialità del voto finale rilasciato dalla scuola e di produrre due certificazioni diverse del livello di apprendimenti raggiunto dallo studente.

Lo Stato finirebbe dunque per certificare un doppio esito scolastico, molto probabilmente discordante al suo interno, creando confusione tra chi (sistema universitario e sistema produttivo) dovrebbe utilizzare i risultati scolastici come importante riferimento per le proprie strategie di reclutamento, e tra gli stessi studenti, il cui reale valore accademico resterebbe sfocato.

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Se i test Invalsi bocciano i «100 e lode» al Sud ultima modifica: 2018-08-20T08:45:14+00:00 da Gilda Venezia

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