Settembre, si riprende

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Astolfo sulla luna, 24.5.2020

– Proviamo ad immaginare, in base alle regole preparate dal Comitato tecnico del Ministero, il ritorno a scuola, quella vera, a settembre: gli studenti potranno togliere le mascherine solo per le interrogazioni, i banchi saranno a un metro l’uno dall’altro e gli ingressi scaglionati fra le 8 e le 10. Le classi dovrebbero essere sdoppiate ma, per contenere gli aumenti di organico che farebbero lievitare i costi oltre il miliardo e quattro previsto dal decreto Rilancio, le lezioni saranno di 45 minuti, come è già possibile in regime di autonomia scolastica.

Mentre scriviamo si tiene un vertice di maggioranza sul tema del concorso straordinario, rispetto al quale troppi sono gli interessi ministeriali, sindacali, lobbistici e anche industriali che si scontrano senza ricomporsi. Intanto genitori, studenti e pare anche docenti protestano per la riapertura delle scuole.

Come è possibile razionalmente prevedere la ripresa delle lezioni di qui a tre mesi, considerata la grande incognita della pandemia? Pare che lo stato d’emergenza decretato fino al 31 luglio non verrà automaticamente prorogato, come qualche fonte aveva anticipato. Ma andremmo fuori tema, se volessimo enumerare le variabili che incideranno sulla “curva dei contagi” durante l’estate 2020.

Limitiamoci inoltre alla secondaria di secondo grado, che sembrerebbe il segmento di scuola meno influenzabile da quelle innumerevoli variabili, e proiettiamoci alla data del 31 agosto, quando – diversamente dagli anni “normali” – i docenti non saranno ancora tornati a scuola per sottoporre gli studenti con sospensione di giudizio agli esami di ammissione alla classe successiva. Può essere interessante ricordare le percentuali rilevate lo scorso giugno 2019: 72% “promossi”, 7% “bocciati” e il restante 21% appunto “sospesi”[1].

Per semplificare, supponiamo che le percentuali non cambino, quindi ci si troverà il primo settembre con 3 studenti su 10 che torneranno a scuola per recuperare il debito accumulato nell’anno scolastico in chiusura fra pochi giorni. Un gruppo di docenti, non è dato ancora di sapere quali[2], verosimilmente circa la metà rispetto all’organico d’istituto, saranno impegnati per un periodo non precisabile, che va parametrato ai piani di apprendimento individualizzato predisposti in sede di scrutinio finale. Sempre mantenendo le percentuali dello scorso anno, per un paio di studenti su 10 tale periodo dovrebbe comunque concludersi in due-tre settimane, mentre per i restanti – quelli che non avrebbero dovuto essere ammessi all’anno successivo- potrebbe anche durare per tutto l’anno scolastico 2020-21.

In ogni caso, fino a che non saranno rientrati a scuola quei 7 studenti che sarebbero in ogni caso stati – per usare le parole della Ministra – “promossi”, le regole indicate all’inizio del nostro esercizio di logica dovrebbero essere attuabili: le classi infatti saranno più che dimezzate e i banchi potranno essere collocati rispettando le misure di distanziamento. Si spera che gli studenti siano dotati di mascherina, mentre le interrogazioni si terranno limitando al massimo i movimenti durante la lezione. Non sarà invece probabilmente necessario scaglionare le entrate, né ricorrere all’autonomia per ridurre la durata delle lezioni.

Tutto un altro discorso quando verrà deciso di far tornare tutti gli studenti a scuola: doppi turni e/o lezioni en plein air per permettere lo sdoppiamento delle classi, scaglionamento nelle entrate e nelle uscite per le scuola con bacini di utenza relativamente piccoli e/o servite da un trasporto pubblico rapido e frequente, giusto per riprendere un paio di indicazioni del “Comitato tecnico”. E, per scendere nel dettaglio di edifici scolastici spesso angusti rispetto alla popolazione scolastica, corridoi a senso unico, bagni igienizzati di continuo, intervalli più frequenti e lunghi per permettere lo smaltimento delle code davanti ai servizi igienici e ai distributori automatici di cibo e bevande, utilizzo dei laboratori severamente limitato e intervallato onde permettere i prescritti interventi di igienizzazione, opportuna dislocazione di segreterie, sale insegnanti, spazi di lavoro del personale tecnico ed ausiliaro, tutto questo e chissà quali altre misure nemmeno ipotizzabili in questo momento, al netto del piano straordinario di edilizia scolastica che, se mai avviato, avrà un effettivo impatto sulla disponibilità di aule ben oltre il primo di settembre.

Ci si chiederà, quand’è che le scuole saranno pronte ad affrontare “nella massima sicurezza”, come tutti si affrettano a precisare, l’effettivo avvio del nuovo anno scolastico? Appunto, quando?

Questo è proprio il nodo che il nostro governo dovrebbe sciogliere fra oggi e domani, perché dalla conclusione dei concorsi straordinari e quindi dall’effettiva presa di servizio di un “certo” numero di nuovi insegnanti, dipende in concreto la possibilità di avviare “normalmente” l’anno scolastico 2020-21. Ma, siccome questa variabile dipende strettamente da quanti soldi si possono mettere nel piatto della finanza pubblica a titolo di spesa a carattere strutturale, affrontare ora questo nodo ci porterebbe di nuovo fuori strada.

Possiamo solo ipotizzare che, intorno a metà – fine settembre, il “Comitato tecnico” del ministero dell’istruzione, previo parere dell’Istituto Superiore di Sanità, verificherà se le regole di cui sopra potranno essere implementate, e se e quando il risultato della verifica sarà positivo, le scuole potranno ad esempio ricorrere a nuovi supplenti temporanei per coprire gli sdoppiamenti di cattedra.

In questo quadro, appare scontato il ricorso anche per il prossimo anno scolastico alla Didattica a Distanza – peraltro da molte parti considerata un perfetto succedaneo della lezione in presenza – tant’è vero che già in sede del prossimo scrutinio è prevista la stesura di piani di integrazione degli apprendimenti che dovranno essere indirizzati a tutti gli studenti per riprendere gli argomenti non sviluppati nell’attuale periodo di sospensione delle lezioni.

Bene, a questo punto del ragionamento, lasciamoci un po’ andare alle sensazioni: ci assalirà un improvviso senso di vertigine, seguito da un forte mal di pancia.

24 maggio 2020                                                                    Astolfo sulla Luna

 

 


[1] Ondeggio volutamente fra terminologia formale e colloquiale, in aderenza al linguaggio comunicativo scelto dalla nostra Ministra in questi mesi di esternazioni;

[2] Potrebbero essere docenti di “potenziamento”, oppure i docenti delle classi “in uscita” o  “in entrata” nel caso per esempio del passaggio dal primo al secondo biennio, oppure, ma ciò, per quello che si dirà più avanti, è molto meno probabile, docenti neoassunti con le procedure straordinarie ora in discussione nella maggioranza di governo;

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Settembre, si riprende ultima modifica: 2020-05-24T21:39:14+02:00 da Gilda Venezia
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