di Fabrizio Reberschegg, 10.2.2026.
Stiamo scivolando lentamente ma inesorabilmente in un clima “americano” di sorveglianza delle scuole e degli studenti, clima che negli USA non è mai riuscito ad evitare le consuete stragi di studenti ad opera giovani armati in cerca di vendette eclatanti.
Dopo il grave fatto avvenuto in un Istituto Professionale di La Spezia (accoltellamento con la conseguente morte della vittima) il Ministro Valditara non ha aspettato il prossimo scontato decreto sicurezza per intervenire con una direttiva che introduce nelle scuole la possibilità di usare metal detector mobili (manuali) per controlli preventivi.
Come è noto sono i dirigenti scolastici che sono chiamati a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per prevenire l’introduzione di “armi” nei locali scolastici. Non si comprende se questo possano deciderlo autonomamente o passando per il Consiglio di Istituto o altri organi collegiali. La circolare tace su questo e su altro.
In concreto, in caso di sospetto di pericolosità per l’ordine pubblico nella scuola, il dirigente, coordinatosi prima con prefetto, questura, servizi sociali degli enti locali, ASL, ecc., deciderà se fare intervenire le forze di polizia nella scuola per scandagliare con metal detector manuali studenti e personale. Il che significa che polizia e carabinieri saranno chiamati ad operare nella scuola perdendo tempo e fingendo di prevenire possibili reati. Nel caso in cui si trovasse un coltello nello zaino o nei pantaloni di un ragazzo o di una ragazza scatterebbero subito denunce alla procura, multe per i genitori in caso di minorenni, sanzioni stabilite dalla scuola. Il futuro nuovo decreto sulla sicurezza dovrà poi stabilire la tipologia di coltello dalla quale far discendere le sanzioni penali che comporteranno anche il carcere.
Si instaura così un clima di sorveglianza autoritaria nella scuola gestito dalle forze di polizia. Nulla a che vedere con la prevenzione educativa che deve essere una dei cardini della scuola e che dovrebbe vedere la cosiddetta “comunità educante” al centro di qualsiasi azione preventiva e sanzionatoria.
Da decenni esiste la normativa che autorizza la questura ad utilizzare i cani antidroga per limitare lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti. I risultati (pochi) sono stati solo di facciata. La droga esiste e continua ad essere consumata più di prima. In mancanza di serie politiche educative inclusive lo stesso avverrà con coltelli e altre “armi”.
Le cause stanno nel tessuto sociale fragile e spesso violento in cui vivono i nostri ragazzi, nelle famiglie non in grado di essere soggetti educanti, nel clima di odio e di rancore che riempie i social che sono di fatto l’unica comunicazione con il mondo che troppi giovani hanno.
Pochi fanno notare che i fatti di violenza nelle scuole avvengono quasi esclusivamente nelle scuole di frontiera e negli Istituti Professionali diventati dopo le pessime riforme effettuate dalla Gelmini in aree di parcheggio del malessere di quella parte della gioventù che non deve essere educata ma sostanzialmente addestrata al lavoro povero del futuro. Proprio su queste scuole dovrebbe essere posta la massima attenzione valorizzando il lavoro dei docenti che vi insegnano e creando un clima di vera accoglienza e integrazione. Non sembra che questo sia tra le priorità del Ministero.
Stiamo scivolando lentamente ma inesorabilmente in un clima “americano” di sorveglianza delle scuole e degli studenti, clima che negli USA non è mai riuscito ad evitare le consuete stragi di studenti ad opera giovani armati in cerca di vendette eclatanti.
In Italia prevale la propaganda e la risposta di una politica all’inseguimento del fattaccio senza avere una visione di insieme dei problemi da affrontare. La scuola è purtroppo usata come “luogo” dove scaricare problemi e responsabilità. Costa poco in termini di PIL e costa poco accusarla di ogni problematica sociale che i media e i governi identificano come emergenziale.
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Sorvegliare e punire: il metal detector nelle scuole. E dopo…? ultima modifica: 2026-02-10T05:18:58+01:00 da

