Sostegno: quella scorciatoia per il posto fisso (e vicino a casa)

tuttoscuola_logo14Tuttoscuola,  28.10.2020

Gilda Venezia

Quali ragioni sono alla base della carenza di insegnanti di sostegno in alcune aree del paese? Il dossier di Tuttoscuola affronta l’argomento analizzando dati e fornendone chiavi interpretative.

Va detto innanzitutto che il settore del sostegno, a differenza degli altri settori disciplinari, risente ogni anno di uno svuotamento dei posti non solo per effetto del normale pensionamento degli insegnanti, ma anche per il passaggio di molti docenti dal sostegno a posti comuni, cioè alle cattedre disciplinari. Non è un caso che nell’annuale mobilità del personale docente sono gli insegnanti di sostegno a costituire percentualmente il gruppo più numeroso in trasferimento.

Analizziamo, ad esempio, i dati sulla mobilità del 2020-2021. A fronte di una incidenza del 12-13% dei docenti di sostegno all’interno dell’intera compagine dei docenti statali di ruolo, tra i 55mila docenti che hanno ottenuto quest’anno il trasferimento, oltre il 25% (uno su quattro), sono docenti di sostegno. Si trasferiscono il doppio degli altri. Si tratta di circa 14 mila docenti di sostegno che hanno cambiato sede con la conseguenza anche di interrompere la continuità di didattica degli alunni con disabilità affidati.

L’intensità del ricorso alla mobilità sembra essere propedeutica all’obiettivo finale del passaggio a posto comune: ben il 29% dei 14mila docenti di sostegno si sono spostati sul posto comune. Ecco i dati ricostruiti da Tuttoscuola:

Il passaggio da posto di sostegno a posto/cattedra comune è omogeneo in tutti i territori? No, come si può notare dalla seguente tabella:

Il 46,1% dei passaggi da insegnanti di sostegno al posto comune sono avvenuti nel Meridione. Molto di più del 28,8% avvenuti al Nord (che ospita il 46% degli abitanti) e del 25,1% al Centro.

I dati della mobilità dell’anno prima non sono dissimili: tra i 64mila docenti che hanno ottenuto nel 2019-20 il trasferimento, oltre il 19% sono stati docenti di sostegno. Di questi il 25,5% (3.124 docenti) sono passati al posto comune. Il 36% dei passaggi da insegnanti di sostegno al posto comune sono avvenuti nel Meridione.

Sembra quasi di intravedere una specifica “rotta”, molto seguita da insegnanti in prevalenza meridionali, e percorsa in tre tappe: vanno a occupare posti di sostegno al nord (dove ci sono molti posti vacanti e dove ottengono il posto fisso), poi chiedono il trasferimento vicino casa (seconda tappa) e arrivati a destinazione chiedono il passaggio al posto comune (tappa finale), lasciando il sostegno e gli alunni con disabilità. Quest’anno lo hanno fatto in 1.855 su 13.903 insegnanti di sostegno che hanno attivato la mobilità prevista da contratto. Non pochi (il 13%) se si considera che non tutti i docenti di sostegno che si avvalgono della mobilità sono del Sud. Il sostegno come taxi verso casa, potrebbe dirsi a pensar male. Una scorciatoia per raggiungere prima il vero obiettivo: il posto comune e stabile nella provincia di residenza.

Per capire come si è creata questa “pista degli elefanti” così in voga nella scuola italiana, bisogna addentrarsi nei meandri della complessa e burocratica normativa sui trasferimenti, come del resto quasi tutta la regolamentazione che riguarda il personale scolastico: si pensi solo alle supplenze, dove non si consente di confermare nella stessa scuola un supplente – magari di sostegno – che l’anno prima abbia raccolto il gradimento degli studenti, delle famiglie, del preside, dei colleghi e che voglia continuare a insegnare lì: niente da fare, sull’interesse dello studente e in questo caso anche degli altri stakeholders prevale il burocratico scorrimento delle graduatorie, ed arriverà così un altro supplente, che ricomincerà tutto daccapo. Si parla tanto di destinare una quota rilevante dei fondi del Next Generation EU (o Recovery fund) alla scuola: certo, sarebbe delittuoso e miope non farlo, ma quando si capirà che uno dei principali lacci che impediscono al sistema scolastico di liberare le enormi energie che ha e di farlo funzionare al meglio, è costituito proprio, accanto all’insensato e alla fine ingiusto egualitarismo assoluto, dal burocratico sistema di regole organizzative stratificatosi nel tempo in una logica che lascia in secondo piano la qualità del servizio?

Ma torniamo alle origini della “pista degli elefanti”. In primo luogo per gli insegnanti di sostegno è previsto uno specifico canale per i trasferimenti, che consente di non restare ingolfati nella massa di tutti gli altri insegnanti che chiedono di spostarsi (e così si accelera sulla seconda tappa). Arrivati nel comune gradito, si avvalgono di una particolare regola prevista per i trasferimenti: prima si fanno i movimenti all’interno del Comune, poi all’interno della Provincia e solo alla fine quelli da provincia a provincia. Insomma ha la precedenza un insegnante di sostegno che si trova già nel Comune e chiede di essere spostato su un posto non di sostegno, rispetto a un docente su posto comune che abbia un punteggio in graduatoria più alto ma che si trova in un altro Comune o addirittura in un’altra Provincia. In questo modo il già docente di sostegno ottiene il passaggio al posto comune prima degli altri (terza tappa, e il gioco è fatto).

Ecco quindi la scorciatoia, il percorso agevolato.

Eppure se insegnare – come molti dicono – è una missione, per insegnare ad alunni con bisogni educativi speciali (BES), spesso disabilità molto gravi, occorrerebbero una particolare vocazione e sensibilità, oltre che una specializzazione che andrebbe maturata in anni per assistere al meglio alunni con tante difficoltà. Qualità ammirate in tantissimi docenti di sostegno che svolgono un servizio impagabile. Ma non tutti sono guidati da questa passione. Almeno a giudicare dalla “transumanza” che si verifica ogni anno.

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Sostegno: quella scorciatoia per il posto fisso (e vicino a casa) ultima modifica: 2020-10-28T20:54:20+01:00 da Gilda Venezia
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