di Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola, 17.1.2026.
Studenti a scuola col coltello, mettiamo i metal detector negli istituti più a rischio: l’annuncio di Valditara.
“Ho sentito in queste ore la preside ed era molto scossa. Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, a mio avviso, in quelle scuole, diciamo, di maggior rischio, dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector“. A dirlo è stato il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, durante “4 di Sera Weekend“, andato in onda sabato 17 gennaio su Retequattro.
Parole a commento del fendente mortale che uno studente di un istituto superiore di La Spezia ha sferrato ad un suo compagno di scuola, sembra per via di una ragazza “contesa”, ma anche di altri casi tra cui quello dell’accoltellamento di uno studente di 17 anni fuori un liceo artistico di Sora, vicino Frosinone. Il provvedimento, a questo punto, potrebbe essere presto (entro fine gennaio) discusso e approvato – come disegno di legge – direttamente in Consiglio dei ministri.
“Innanzitutto, si riscontra un innegabile aumento della violenza tra i giovani, fenomeno che riflette una violenza presente all’interno dell’intera società. L’episodio avvenuto a scuola è un fatto drammatico e terribile che non dovrebbe mai verificarsi. Tuttavia, paradossalmente, emerge anche una fortissima esigenza di rispetto, che considero il valore cardine e la risposta più adeguata a questa ondata di violenza.
Basti pensare che lo scorso anno, durante l’esame di maturità, un’altissima percentuale di giovani ha scelto proprio il tema dedicato al rispetto. Esiste dunque un’ansia e una voglia di credere in questo valore e di affermarlo; per questo motivo lo abbiamo posto al centro delle nuove linee guida sull’educazione civica e dei nuovi programmi scolastici. Tale valore implica il rispetto verso la persona e verso le regole“, ha affermato il ministro.
E continua: “Dobbiamo riaffermare il principio della responsabilità individuale, che è stata in parte dimenticata, poiché il rispetto rappresenta la cifra distintiva della ‘scuola costituzionale’. Aggiungo che martedì ricorrerà la Giornata del Rispetto, istituita con una legge del 2024; credo sia fondamentale parlare diffusamente di questo grande valore nelle scuole in tale occasione. È necessario affrontare con i giovani una discussione forte e autentica. Dobbiamo partire dalla scuola perché, sebbene la violenza sia diffusa in tutta la società e tra le fasce giovanili, la scuola può fare molto: sta già facendo la sua parte e dovrà farla sempre di più”.
In precedenza, il ministro dell’Istruzione aveva fatto intendere che qualcosa del genere era allo studio del Governo: “Noi vogliamo introdurre delle norme che colpiscono chi usa la violenza, che difendono i cittadini dalle aggressioni dei violenti e che ristabiliscono dei principi basilari in una società”. Occorre “impedire radicalmente che i giovani usino le armi”, ha ribadito.
Quindi, Valditara ha invitato “la sinistra ad abbandonare questi 50 anni di vecchi pregiudizi per cui è tutto repressione. Quindi il divieto è repressione, la sanzione è repressione. Abbiamo sentito dire per tanti anni ‘vietato vietare’. Il no era demonizzato, i doveri venivano marginalizzati”: per questo, ci ritroviamo in “una società che ci ha abituato a coltivare soltanto diritti”.
E ancora: il titolare del Mim ha detto che occorre “insistere molto sulla responsabilità, sulla maturità, su una scuola che ti aiuti ad affrontare i problemi, una scuola che ripristini il senso dell’autorità, il rispetto verso l’autorità, un altro dei valori che sono stati devastati negli ultimi 50 anni. Se noi non facciamo una vera e propria rivoluzione culturale rischiamo che il coltello non si porti più a scuola, ma comunque si porti altrove”, ha concluso Valditara.
Il ruolo delle scuole
Negli ultimi mesi i casi si sono moltiplicati: coltelli trovati nei bagni, negli zaini, nelle tasche di studenti sempre più giovani, talvolta poco più che bambini. I dati delle forze dell’ordine parlano di decine di denunce e arresti solo nell’area napoletana, ma il numero reale è probabilmente più alto. Per molti dirigenti scolastici si tratta di una battaglia quotidiana. “La reperibilità delle armi è eccessiva e i social contribuiscono a trasformare il coltello in un simbolo di status”, denuncia una dirigente, che indica nelle famiglie il punto più fragile della catena educativa. I controlli possono arginare, ma non sostituire un’azione formativa condivisa. Anche l’annuncio del governo di voler limitare la vendita online delle armi da taglio viene letto come un passo necessario, ma insufficiente.
.
.
.
.
.
.
.
