Supplenti: quando il risarcimento?

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di Carlos Arija Garcia, La legge per tutti, 26.8.2018

– Il decreto Dignità elimina il limite di 36 mesi sul rinnovo dei contratti a termine della scuola ignorando la giurisprudenza che dà ragione ancora ai precari.

Fare il supplente a vita è un rischio ma non sempre è legale. Se c’era ancora qualche dubbio, il Tar della Lombardia lo ha risolto con una sentenza [1] grazie alla quale un professore di matematica ed informatica l’ha spuntata sul Ministero dell’Istruzione ed ha ottenuto un risarcimento per essere stato precario durante diversi anni. Ecco, appunto: quanto tempo deve passare prima di puntare i piedi in Tribunale ed ottenere quello che aspetta ai supplenti? Quando il risarcimento?Belle domande, le cui risposte non sono affatto scontate.

La giurisprudenza si è pronunciata più volte sulla condizione di precariato dei supplentidella scuola. Il problema è che anche il Governo ha fatto altrettanto in tempi recentissimi. L’Esecutivo guidato da Lega e Movimento 5 Stelle, nel cosiddetto «decreto Dignità», ha di fatto cancellato quello che i suoi predecessori, la Corte Costituzionale e la Cassazione avevano sancito, cioè il limite di 36 mesi per rinnovare i contratti a termine degli insegnanti. Significa che maestri e professori devono attendere un miracolo per avere un posto fisso.

La sentenza del Tar della Lombardia cambierà qualcosa? Per adesso prendiamone atto del fatto che, secondo il Tribunale amministrativo, i supplenti che si sono visti rinnovare il contratto a tempo determinato per anni ed anni hanno diritto al risarcimento. Sarà, poi, da vedere se nella pratica sarà così o toccherà battagliare, caso per caso, contro il Ministero a causa del decreto approvato dal Governo.

Ma cerchiamo di fare chiarezza rileggendo ciò che dicono le norme e la giurisprudenza su quando spetta il risarcimento ai supplenti (se spetta, a questo punto).

Indice

  • 1 Supplenti e risarcimento: il decreto Dignità
    • 1.1 Supplenti: le conseguenze del decreto Dignità
  • 2 Supplenti e risarcimento: il parere del Tar della Lombardia
  • 3 Supplenti e risarcimento: il parere della Corte Costituzionale
  • 4 Supplenti e risarcimento: il parere della Corte europea
  • 5 Supplenti e risarcimento: l’entità del danno
  • 6 Supplenti a scuola: come funziona il contratto a termine?
  • 7 Supplenti e risarcimento: come ottenerlo

Supplenti e risarcimento: il decreto Dignità

A sorpresa, il Governo ha preso in mano il bianchetto ed ha cancellato la norma che poneva il limite di 36 mesi per rinnovare sistematicamente i contratti a tempo determinato degli insegnanti, il che condanna questi ultimi ad essere supplenti a vita. Perché a sorpresa? Perché il decreto in questione è stato presentato agli italiani come uno strumento per porre fine all’abuso del precariato attraverso l’introduzione della causale dal secondo rinnovo. Insomma, quando un’azienda (in questo caso la Pubblica amministrazione in quanto datore di lavoro di chi esercita la professione a scuola) rinnova un contratto a termine con un altro contratto a termine, deve dire perché. C’è, poi, il «no» dell’Unione europea a questo sistema di continui rapporti di lavoro a tempo determinato, una posizione che Bruxelles ha espresso con delle sanzioni economiche all’Italia.

Motivazioni, però, che non hanno impedito all’attuale Governo di cancellare quanto approvato da quello precedente attraverso un altro decreto, quello noto come «Buona scuola» [2], che prevedeva il divieto di rinnovare i contratti a termine del personale docente, amministrativo, educativo, tecnico ed ausiliario per un periodo complessivo di 36 mesi anche non continuativi. In altre parole: accumulati 3 anni di precariato, il supplente doveva essere assunto con contratto fisso, cioè diventare di ruolo.

Ora, con la mossa del Governo «gialloverde» la Pubblica amministrazione non è più tenuta a farlo: i contratti a tempo determinato possono essere rinnovati come tali in eterno.

Supplenti: le conseguenze del decreto Dignità

Quali sono le conseguenze del decreto Dignità che ha cancellato il limite dei 36 mesi per il rinnovo dei contratti dei supplenti a scuola? La prima appare fin troppo evidente: gli insegnanti rischiano di non avere mai un posto fisso, di non poter fare dei programmi nella loro vita temendo che un rinnovo possa saltare.

C’è, poi, una questione di principio: gli insegnanti diventano, così, dei lavoratori discriminati rispetto agli altri per i quali vale la regola dei 36 mesi se non ci sono dei motivi validi per non farlo. Ricordiamo, infatti, che lo stesso decreto riduce ad un massimo di 12 mesi (24 con causali, seppur molto restrittive).

Terza conseguenza, non indifferente: lo Stato si deve preparare a pagare una montagna di risarcimenti ai supplenti che intenderanno fare causa, visto che la giurisprudenza (e ed il parere dell’Ue) non ha cambiato opinione al riguardo. E la sentenza del Tar della Lombardia che abbiamo citato all’inizio e che ora vediamo nel dettaglio è soltanto l’ultimo esempio che conferma questo orientamento dei giudici.

Supplenti e risarcimento: il parere del Tar della Lombardia

Quanto previsto dal decreto Dignità non ha impedito a qualche supplente di ottenere il risarcimento per anni ed anni di precariato. È il caso del professore di matematica ed informatica a cui il Tar della Lombardia (sezione di Brescia) ha riconosciuto il diritto ad avere dal Miur un indennizzo perché il suo contratto di lavoro è stato sistematicamente rinnovato per ben 10 anni. Il Ministero dovrà riconoscergli tutte le mensilità non pagate nei periodi di interruzione dalla data del primo contratto fino a quando è diventato di ruolo.

L’insegnante ha portato sul tavolo dei giudici l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato [3] reso vincolante da una direttiva europea [4], violato (a suo parere) dal precariato a cui era stato costretto. Inoltre, chiedeva l’applicazione della normativa nazionale sul limite dei 36 mesi di cui abbiamo già parlato ed il relativo risarcimento del danno.

Il Tar (trovi in basso la sentenza) ha dichiarato illegittimo il rinnovo seriale dei rapporti di lavoro in quanto privo di motivazioni oggettive ed ha condannato il Ministero a riconoscere all’insegnante entro 120 giorni dal deposito della sentenza un risarcimento pari alle mensilità non riconosciute durante i periodi di pausa tra un contratto e l’altro, detraendo gli importi percepiti dal lavoratore per ferie non godute e per indennità di disoccupazione ma aggiungendo i contributi previdenziali spettanti in quando lavoratore dipendente.

Il Tribunale amministrativo bresciano ha basato la sua decisione sulla giurisprudenza esistente, cioè sulle motivazioni che smontano il decreto Dignità dell’attuale Governo e che vediamo in seguito.

Supplenti e risarcimento: il parere della Corte Costituzionale

Tra gli organi che si erano già pronunciati sul precariato degli insegnanti ed il risarcimento ai supplenti che si trovavano il contratto di lavoro a termine continuamente rinnovato, c’è la Corte Costituzionale, secondo cui questa pratica è costituzionalmente illegittima se priva di motivi plausibili [5]. La Consulta aveva ricordato quanto stabilito dal decreto sulla Buona scuola, riconoscendo il diritto al risarcimento di chi rischia di vedersi precario a vita. Un pericolo concreto perché sono escluse delle nuove assunzioni se non quelle di chi già era in graduatoria. Il resto deve accontentarsi del risarcimento, garantito dalla legge attraverso un fondo creato appositamente per questo e confermato dalla Cassazione [6]. La Corte Suprema ha disposto un risarcimento tra 2,5 e 12 mensilità per circa 200mila insegnanti [7].

Supplenti e risarcimento: il parere della Corte europea

Non solo i giudici italiani ma anche quelli europei si sono pronunciati sulla nostra normativa riguardante il risarcimento dei supplenti della scuola condannati al precariato a vita per i continui rinnovi dei contratti a termine. La Corte di Giustizia, infatti, ha condannato l’Italia a risarcire il precario della Pubblica amministrazione quando rimane tale, anche se non ha dichiarato necessaria la stabilizzazione del rapporto di lavoro [8].

La Corte si era pronunciata sul caso di una donna che per anni ha lavorato alle dipendenze del Comune di Valderice, in provincia di Trapani, con continui contratti di precariato, prima come lavoratrice socialmente utile (dal 1996), poi con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (dal 2005) ed infine con contratti a tempo determinato. Il Tribunale di Trapani le aveva dato ragione ed aveva disposto un risarcimento.

Supplenti e risarcimento: l’entità del danno

Come si quantifica il danno subìto da un supplente per la continua precarizzazione del suo lavoro? Il danno che deve essere risarcito è comporto da:

  • l’indennità forfettaria tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità sulla base dell’ultima retribuzione;
  • la cosiddetta perdita di chances (cioè il fatto di non poter migliorare la propria condizione) subordinato alla prova a carico dell’insegnante di avere perso altre possibilità di lavoro a causa del contratto a termine stipulato con la Pubblica amministrazione, in questo caso con la scuola.

Su questi due elementi si è espressa la Corte europea stabilendo che:

  • l’indennità forfettaria deve essere consona alla durata degli impieghi prorogati in modo abusivo e dell’anzianità di servizio e, pertanto, deve essere aumentata: l’importo simbolico più qualche briciola come compensazione trascurabile non possono essere, secondo i giudici europei, una misura adeguata;
  • la perdita di chances potrebbe essere teorica e difficilmente dimostrabile da parte del lavoratore. Per questo, sostiene la Corte Ue, spetta al giudice effettuare le dovute verifiche.

Supplenti a scuola: come funziona il contratto a termine?

Ci sono diversi tipi di contratto per chi lavora nella Pubblica amministrazione e, di conseguenza, anche per chi lavora nel mondo della scuola. Nel dettaglio:

  • contratto di lavoro dipendente ordinario: ci si accede con concorso o selezione pubblica per arrivare al rapporto a tempo indeterminato (insegnante di ruolo, in questo caso);
  • contratto di lavoro flessibile: c’è l’assunzione ma a tempo determinato a vincolata a certe modalità. In particolare, la scuola può proporre, oltre al contratto a termine, quello a somministrazione rispettando i princìpi di imparzialità e di trasparenza e senza ricorrere allo stesso lavoratore con più tipi di contratto per periodi superiori ai 3 anni negli ultimi 5. Norma, però, che contrasta con quella prevista dal decreto Dignità.

Supplenti e risarcimento: come ottenerlo

I supplenti della scuola che hanno vissuto situazioni di lungo precariato e che hanno intenzione di chiedere un risarcimento prima di subire ulteriori danni a causa del decreto Dignità possono, dunque, presentare ricorso al giudice. Il ricorso deve dimostrare l’abuso subìto, quindi occorre allegare tutti i contratti a termine e le eventuali prove del precariato illegittimo a cui si è stati sottoposti. Da non dimenticare il conteggio sulle somme percepite in modo da quantificare l’importo a cui si avrà diritto nel caso in cui il ricorso venga accolto.


note

[1] Tar Lombardia, sez. Brescia, sent. n. 810(2018 del 21.08.2018.

[2] Art. 1 co. 1 legge n. 107/2015 del 13.07.2015.

[3] Clausola 5, paragrafo 1, Accordo Quadro del 28.06.1999.

[4] Direttiva europea n. 1999/70/CE.

[5] Art. 1 cc. 1 e 19 legge n. 124/1999.

[6] Cass. sent. n. 5972/2016.

[7] Cass. sent. n. 27384/2016.

[8] Corte Ue sent. del 07.03.2018.

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Supplenti: quando il risarcimento? ultima modifica: 2018-08-26T16:21:44+00:00 da Gilda Venezia

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