Susanna Tamaro, il nuovo libro. Voglio una scuola che torni a educare

di Dino Messina,  Il Corriere della sera, 28.9.2019

– Il pamphlet dell’autrice triestina, «Alzare lo sguardo» (Solferino), scritto in forma epistolare come risposta a un’insegnante, mette sotto accusa il sistema formativo.

Sulle tracce dell’amato don Lorenzo Milani, Susanna Tamaro scrive mezzo secolo dopo la sua Lettera a una professoressa. Lo fa suscitando la sorpresa di chi rimane spiazzato dall’incursione nel mondo della saggistica da parte di una scrittrice nota per i tanti romanzi di successo, ma anche il piacere di chi ritrova in questo vademecum di pedagogia per le nuove generazioni aspetti poco conosciuti della sua biografia e temi civili che è venuta sviluppando anche sulle pagine dei giornali (da ultimo sul «Corriere della Sera»).

Alzare lo sguardo. Il diritto di crescere, il dovere di educare (Solferino), scritto in forma epistolare come risposta alla lettera di una insegnante, è un pamphlet che unisce la denuncia di un sistema educativo che ha smarrito la strada dopo tante riforme sbagliate, all’invito a un cambio di passo, a una svolta che serva anche a ricucire il patto tra le generazioni.

A chi è sorpreso da questa incursione in un campo nuovo, Susanna Tamaro spiega che da ragazza si diplomò all’istituto magistrale sulla spinta di una forte motivazione ideale, sulla scorta delle letture di Johan Heinrich Pestalozzi, Maria Montessori, Friedrich Fröbel e naturalmente don Milani, ma anche per rispondere a un bisogno personale: evitare ai propri allievi le sofferenze patite da bambina. La scrittrice confessa che oggi rientrerebbe nel gruppo di chi viene catalogato come un Bes (Bisogno educativo speciale). Tamaro non divenne mai insegnante perché non passò l’esame di abilitazione a causa di un diverbio con i membri della commissione d’esame, i quali, irritati da un atteggiamento ritenuto poco rispettoso, bocciarono la candidata con una domanda tranello: da perfetti burocrati le chiesero quali fossero i requisiti per usufruire di un’aspettativa.

Secondo la scrittrice, uno dei mali di cui soffre oggi la scuola è una forma di ipocrisia collettiva. A un’apparente attenzione verso il bambino o l’adolescente corrisponde in realtà un’arida presa di distanza. Per cui a un ragazzo, appena entrato nel sistema, può capitare di essere certificato come affetto da discalculia, dislessia, disortografia, disprassia, disgrafia, eccetera. Una occhiuta classificazione, una psichiatrizzazione del bambino, cui non corrisponde tuttavia uno sforzo per fargli superare gli ostacoli. Si preferisce aggirare il problema, non si stimola l’allievo a uno sforzo, al sacrificio necessario per raggiungere un obiettivo. Il sistema è costruito in modo da eliminare le difficoltà e rendere il percorso quanto più piano possibile, in modo che alla fine quasi tutti siano promossi. Tanto a selezionare poi ci penserà il mondo di fuori.

Viene naturale il paragone con Lettera a una professoressa di don Milani: lì il povero Gianni era lasciato indietro, costretto a ripetere, tutte le attenzioni erano riservate a Pierino, il figlio dei ricchi. Oggi apparentemente sono tutti uguali, perché tutti, denuncia Tamaro, sono lasciati a sé stessi. I ragazzi poco preparati vengono promossi per poi vagare nel mondo dei senza lavoro: ragazzi-risacca traghettati in una terra di nessuno, oppure ragazzi-zavorra buttati nel mare dell’indifferenza. Proseguendo nel gioco delle metafore, oggi il tipo più diffuso di bambino, di adolescente può essere definito ragazzo-erba, lasciato al vento delle casuali intemperie, e non ragazzo-albero, su cui si investe con un progetto che richiede percorsi lenti e faticosi, sacrifici e non scorciatoie.

Buffo, se non fosse drammatico, è il catalogo degli svarioni raccolti dall’autrice nelle scuole di vario ordine. Dopo aver sostenuto un brillante esame in storia romana, una studentessa dell’università, alla domanda se sapesse in quale Paese si trovasse oggi Cartagine, rispose prontamente: in Sudafrica. Pochi studenti in una classe delle medie inferiori sapevano quanti anni ci vogliono per fare un secolo… Sono i frutti di una scuola che ha quasi abolito gli insegnamenti di geografia e storia. Per fare progettualità, per «alzare lo sguardo» bisogna prima saper andare in profondità, mettere radici. E per guardare al futuro bisogna conoscere il passato. L’etimologia di educare è e-ducere, portare fuori, in modo da essere messi in condizione di alzare lo sguardo.

Al disastro del sistema educativo hanno contribuito secondo Tamaro fatti culturali (per esempio il venir meno della nozione di sacrificio, il confondere autorità con autoritarismo) e una serie di riforme sbagliate. A cominciare dall’abolizione della maestra unica, figura che ti prendeva per mano e ti portava a saper leggere e scrivere, a compiere il passaggio verso il mondo della conoscenza, che venne definito felicemente da Domenico Starnone Il salto con le aste (titolo del primo fortunato romanzo dello scrittore napoletano).

Un’altra riforma criticata da Tamaro è l’introduzione nel 1974 dei decreti delegati, che aprirono il mondo della scuola ai genitori. Da allora sono passati 45 anni e la famiglia ha preso sempre più piede nell’istituzione scolastica, al punto che gli insegnanti sono costretti in un angolo, criticati, o addirittura minacciati e talvolta aggrediti. Il professore è sempre più solo, su di lui si scaricano problemi che non gli competono. Sullo sfondo rimane il compito di insegnare a leggere, scrivere, far di conto. E per difendersi il docente prende le distanze, la scuola si aziendalizza. È venuto meno il patto tra le generazioni, ma anche il patto insegnante-genitori, per cui al primo era riconosciuto l’onere, ma anche l’onore di istruire i figli.

Come ha già fatto in altre occasioni, Susanna Tamaro critica il Sessantotto. Non lo fa da reazionaria, da nostalgica del bel tempo andato, ma dal punto di vista di chi ha partecipato e aderito a quella temperie ed è consapevole che alla critica, alla pars destruens, la società e la politica non hanno saputo dare risposte adeguate. Sono rimaste le macerie. Ora è venuto il momento di «alzare lo sguardo».

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Susanna Tamaro, il nuovo libro. Voglio una scuola che torni a educare ultima modifica: 2019-09-29T07:59:40+02:00 da Gilda Venezia
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