Torna la didattica online, ma troppi studenti “bocciano” la propria scuola (e la tecnologia in casa scarseggia)

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La maggior parte degli studenti delle scuole superiori, appena tornati integralmente alla didattica a distanza, pensa che la propria scuola non abbia fatto passi avanti rispetto alla scorsa primavera sul fronte tecnologico. Anche famiglie e insegnanti sembrano “smarriti”.
Gilda Venezia

Dal 75% al 100% in una manciata di giorni: la didattica a distanza, dopo poco più di un mese di scuola, torna protagonista assoluta delle giornate dei nostri studenti (perlomeno di quelli più grandi). Il nuovo Dpcm, in vigore almeno fino al 3 dicembre, ha esteso a tutti gli alunni delle superiori e a gran parte di quelli delle medie – nelle regioni ‘rosse’ continueranno ad andare fisicamente in aula solo in prima media – la Dad per l’intero monte delle lezioni. Una novità che, però, non spiazzerà più di tanto i ragazzi: molti di loro è dall’inizio dell’anno che stanno sperimentando una qualche forma di scuola a distanza. Skuola.net lo ha scoperto intervistando gli studenti più grandi alla fine della prima settimana del precedente Dpcm (quello che indicava una quota minima per la Dad – almeno i 3/4 dell’orario – in licei, tecnici e professionali), durato appena dieci giorni.

Le lezioni online non si sono mai interrotte del tutto

Se rivolgiamo, infatti, lo sguardo verso quelle regioni in cui i Governatori, per gestire meglio l’emergenza sanitaria, avevano disposto già nelle scorse  settimane la chiusura totale degli istituti si può osservare come per 6 alunni su 10 – dopo il Dpcm di ottobre –non sia cambiato quasi nulla: il 29% dice che sin dai primi giorni di lezione – per scelta della scuola e non per contagi interni alle classi – ha svolto qualche giornata di didattica seguendo da casa, mentre il 31% lo aveva comunque fatto prima del decreto; solo per il 40% la Dad è stata una novità. Il Dpcm, nelle regioni più a rischio, ha dunque inciso soprattutto sulla quantità delle ore, inevitabilmente lievitata.

Didattica a distanza, per molte scuole è stata “volontaria”

Diversa la situazione, ma non troppo, nelle aree in cui una parte della didattica si è potuta continuare a svolgere in presenza fino agli ultimi giorni. Qui la maggioranza degli studenti (66%) ha svolto lezioni a distanza solo a partire dalla fione di ottobre. Ma più di 1 su 3 si era già diviso tra scuola e casa, a seconda delle giornate: il 21% sin dall’inizio del nuovo anno, il 13% con il passare delle settimane. Inoltre, per quasi 1 su 5, la quantità di ore passate in Dad è rimasto invariato anche dopo il Dpcm del 24 ottobre (quindi già ne facevano almeno il 75%).

Non sempre gli istituti si sono fatti trovare pronti

A questa preparazione formale, però, non sempre è corrisposta una reale prontezza delle scuole a passare senza impacci dalla lezione dal vivo a quella online. Sembra quasi che molti istituti non abbiano fatto tesoro dell’esperienza della scorsa primavera. Perché il 57% degli intervistati ancora oggi ‘boccia’ l’approccio che ha la propria scuola nei confronti della Dad: per il 21% da marzo non c’è stato alcun miglioramento, per il 36% giusto qualche passo in avanti. Un vero problema in vista del nuovo Dpcm. Solo il 43%, al contrario, si dice soddisfatto: il 30% dice che la scuola si è mostrata ben attrezzata ai blocchi di partenza, il 13% che l’organizzazione era buona già lo scorso anno. Dati che non lasciano ben sperare in vista di quello che accadrà nelle prossime settimane.

I professori veramente ‘tecnologici’ sono una rarità

Discorso simile si può fare per i docenti: solo il 26% ha riscontrato, all’inizio dell’anno, un miglioramento dei professori al cospetto con gli strumenti per dialogare con gli alunni anche ‘da remoto’; a cui si aggiunge un 12% che afferma di aver trovato insegnanti tecnologicamente pronti sin dalla prima ondata della pandemia. Il 62%, invece, non sembra convinto: al 46% sono apparsi un po’ più preparati (ma non troppo), per il 16% regna lo smarrimento.

Ancora troppe famiglie in difficoltà con device e connessioni

Senza sottovalutare le questioni tecniche, vero ostacolo per far sì che la scuola a distanza raggiunga tutti allo stesso modo. Circa 3 studenti su 10, infatti, lamentano dei limiti strutturali: il 14% ha ancora guai con la connessione (assenza di rete fissa, scarsa velocità o giga contingentati), l’8% non ha un computer o un tablet personale per seguire le lezioni, il 7% ha problemi su entrambi i fronti. E un altro 30%, per sua fortuna, ha rimediato giusto in tempo per l’avvio del nuovo anno. Con gli istituti che, ancora una volta, non sono esenti da responsabilità: in più di 2 casi su 10, alla vigilia della prima campanella, la scuola non si è espressa sull’argomento cosicché l’aggiornamento della strumentazione, laddove c’è stato, è avvenuto per iniziativa individuale delle famiglie.

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Torna la didattica online, ma troppi studenti “bocciano” la propria scuola (e la tecnologia in casa scarseggia) ultima modifica: 2020-11-07T21:20:25+01:00 da Gilda Venezia
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