Tutti gli equivoci sulla “lezione frontale” del prof. Bianchi

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di Fabrizio Foschi, il Sussidiario, 18.6.2021.

L’Indire mette a disposizione una “biblioteca” di casi su come si può ragionare e imparare in alternativa alla “lezione frontale”. Ma qualcosa non torna.

Gilda Venezia

Il prof. Bianchi, ministro dell’Istruzione, è proprio convinto che, come ha dichiarato recentemente al quotidiano La Stampa, “la presenza è fondamentale ma va usata diversamente dalla lezione frontale, per fare ragionamenti insieme. E dobbiamo saper incrociare i saperi… In questo anno c’è stata tantissima innovazione. Abbiamo raccolto una biblioteca di casi su come si può insegnare e imparare diversamente, ed è un archivio che mettiamo a disposizione di tutti”.

In effetti, la biblioteca c’è, è presente sul sito Indire a questo indirizzo. E si presenta con le seguenti parole: “La biblioteca è per la realizzazione, la condivisione e la diffusione di idee e risorse funzionali al rinnovamento del modello scolastico ‘tradizionale’”. La biblioteca è sostanzialmente una piattaforma, luogo virtuale di “contaminazione creativa” che ha due funzionalità: una sezione da consultare, un’area che serve a proporre eventuali esperienze. Sono già consultabili oltre trecento esperienze, molto diverse tra di loro, che comunque sono accomunate da alcuni principi metodologici che potremmo riassumere così: una scuola aperta al territorio, fuori dall’aula, creativa e costruttiva di un senso di comunità che si realizza nella solidarietà.

Abbiamo individuato, a puro titolo esemplificativo, quattro esperienze a caso, tra quelle proposte.

  1. Scuola dell’infanzia. Il titolo dell’esperienza è “Sviluppare le competenze socio-relazionali nella scuola dell’infanzia con la stampa 3D”. L’attività ha realizzato un percorso che, con l’utilizzo del software Tinkercad, ha permesso di aiutare i piccoli alunni a confrontarsi tra loro e a scambiarsi idee e materiali. Partendo dall’osservazione di forme geometriche, i bambini sono stati accompagnati nella realizzazione di opere d’arte lavorando in gruppo e senza utilizzare i materiali convenzionali, ma ricorrendo a materiale di recupero e oggetti concreti. Nella fase successiva gli alunni hanno riprodotto le opere d’arte con l’uso della stampante 3D, dopo averle ricreate sulla Lim. Infine, osservando il prodotto finito e parlandone insieme, ne hanno rilevato le criticità e gli aspetti migliorabili. Il percorso fatto insieme ha portato i bambini a cooperare e a sviluppare una serie di capacità socio-relazionali.
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  2. Scuola primaria. Titolo dell’esperienza: “La serra idroponica a scuola. Il metodo scientifico studiato attraverso la metodologia Bifocal Modeling”. La serra idroponica è un sistema naturale che consente un’accurata osservazione del fenomeno della crescita delle piante; in buona sostanza è un microambiente naturale ideale per essere osservato, modellato e studiato anche da studenti molto giovani, grazie a un approccio graduale al tipo di indagine che si vuole condurre. L’attività viene svolta utilizzando la metodologia Bifocal Modeling; questa metodologia, ideata per l’apprendimento innovativo delle scienze, collega la sperimentazione fisica con la modellazione e può migliorare significativamente l’analisi e lo studio dei fenomeni scientifici; un’attività basata sulla metodologia Bifocal Modeling può infatti rafforzare nei ragazzi (analogamento a quanto riportato nelle Indicazioni nazionali) “la fiducia nelle proprie capacità di pensiero, la disponibilità a dare e ricevere aiuto, l’imparare dagli errori propri e altrui, l’apertura ad opinioni diverse e la capacità di argomentare le proprie”. L’attività di idrocoltura viene svolta in remoto e in vari step; consiste nel far eseguire agli studenti, a casa, l’esperimento dato e nel far gestire loro l’analisi del fenomeno osservato, portandoli a individuare le variabili in corso e a formulare una spiegazione scientifica del fenomeno; dopo aver introdotto il concetto di “modello matematico” si invitano i giovani a progettare un modello che descriva il fenomeno e permetta di fare previsioni e interpretazioni.
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  3. Scuola secondaria di primo grado: “In giro per musei”. L’attività ha come fine quello di motivare i giovani a visitare i musei invitandoli, nel contempo, a soffermarsi su opere a loro note o su quelle indicate dai loro docenti. Come si realizza? Il docente individua il museo da far visitare virtualmente agli studenti. Gli studenti “girano” per il museo, individuano un’opera sulla base dell’interesse che questa suscita in loro e leggono le informazioni ad essa correlate; gli studenti condividono in Padlet l’opera individuata e le relative informazioni (le informazioni possono essere in lingua italiana o straniera, in base alla disciplina scelta); gli studenti creano i puzzle delle opere individuate (un generatore online di puzzle è Jigsaw Planet); i puzzle creati vengono condivisi in Padlet; ogni studente, ciascuno per il proprio puzzle-opera, scriverà una frase nella quale esplicita le ragioni per cui l’opera ha suscitato in lui interesse ed emozione.
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  4. Scuola secondaria di secondo grado: “L’apprendimento al servizio della comunità: che cos’è il Service Learning?” Il Service Learning è una modalità di formazione/apprendimento basata sulla messa in campo delle conoscenze acquisite in classe in un contesto lavorativo di vita reale a servizio della comunità. L’attività deve essere istituzionalizzata e continuativa nel tempo, anche oltre la fine del progetto o dell’anno scolastico, e gli obiettivi di servizio devono essere funzionali a quelli dell’apprendimento. Può essere proposta in qualsiasi ordine di scuola come esperienza di educazione alla cittadinanza attiva, ma nelle scuole secondarie di secondo grado assume anche la funzione di preparazione al mondo del lavoro.

Qualche osservazione conclusiva: le esperienze sono frammenti e non definiscono ancora una continuità. Se l’innovazione didattica intende contrapporsi alla “lezione tradizionale” dovrà appoggiarsi ad un fondamento educativo più stabile. Non è detto che tutta la didattica tradizionale sia sbagliata, così come molti dubbi sul fattore dell’apprendimento possono derivare dalle esperienze “open air”. In ultimo: sarebbe meglio costruire un patto solido con gli educatori piuttosto che con la “natura”.

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Tutti gli equivoci sulla “lezione frontale” del prof. Bianchi ultima modifica: 2021-06-19T05:01:34+02:00 da Gilda Venezia
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