Nella scuola dell’innovazione e delle competenze docenti e alunni vivono una farsa che, nel tempo, si rivela inutile e dannosa. I docenti sembrano chiamati a costruire solo una blanda illusione di sapere, mentre i ragazzi, disorientati e succubi di una didattica posticcia e ingannevole, escono dai percorsi scolastici privi di preparazione autentica e ignari di aver vissuto solo una parvenza di scuola.
La scuola come rappresentazione
“Nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro“, così tuonava una canzone rap ai tempi miei: “quelli che ben pensano“.
Se un’azienda che produce smartphone vende prodotti con specifiche tecniche più scadenti di quelle dichiarate, essa crollerà in borsa non appena il misfatto sarà noto. Come si dice: truffa? E invece a scuola la scaltrezza raggiunge livelli maestosi: si stila un PTOF, si redige un RAV, si costituisce un NIV e si crea un PDM dentro il nuovo PTOF.
Catafratte dagli acronimi, troppe scuole fan sì che accada semplicemente questo: in una o più discipline si registrano prestazioni scadenti (misurate come?!); allora si prepara un piano di miglioramento che non entra nel merito delle prestazioni scadenti, ma dice: caro docente, studia; anzi no, caro docente, fatti uno di questi bei corsi di formazione che ti organizzo; inoltre, la prossima progettazione costruiscila in chiave di competenze, e non per obiettivi di conoscenza.
Quale formazione?
Attenzione, i corsi di formazione sono sempre gli stessi: belli fuori e vuoti dentro. Quello che è più grave è che se un ragazzino non sa risolvere il problema di geometria, non gli si insegna a leggere il testo, non lo si allena nell’utilizzo di strategie, strumenti e formule. No: gli si insegna a fottere il sistema. Lo si addestra a prendere un voto gonfiato facendo altro: una cosa che profuma di geometria, magari; ma non il problema di geometria.
Per analogia, anziché far leggere agli alunni alcuni passi scelti de I promessi sposi si racconta loro la trama del romanzo (manco fosse una serie tv); si organizza una recita con i personaggi del romanzo; magari si sbatte il video sul sito della scuola… “E ora passiamo a Carducci!” Altro che sciacquatura in Arno…
Un’impresa inconcludente
Tu, caro allievo, non sai una cosa? Poco male, te la dovrei insegnare… E invece no… ti faccio fare un giochino socializzante su quell’argomento, e poi metto agli atti l’avvenuto apprendimento: se questa non è una truffa! In primis ai nostri poveri ragazzi, perché si fornisce loro uno strumentario danneggiato, commettendo peraltro un reato di falso in bilancio.
È così: proprio “quelli che ben pensano”.
Vedi anche:
- Il Gessetto:
Vengono nelle scuole. Vengono nelle scuole con una faccia tosta insuperabile. Infatti vengono per insegnarci a insegnare ma non sanno nulla di quello che bisogna insegnare. Non sanno nulla di teoremi, di atomi, della fotosintesi clorofilliana, di Hegel, di Federico Barbarossa, di Dante, di Michelangelo, di Shakespeare. Ma noi dobbiamo seguire le loro indicazioni. Hanno una faccia tosta invidiabile, ma la colpa è anche nostra, che abbiamo accettato di farci fare lezione da chi non ha titolo per farla. Cosa direbbero i pianisti, i medici, gli allenatori sportivi se qualcuno avesse la pretesa di imporre loro come insegnare a suonare, a curare, a giocare, senza conoscere la musica, il corpo umano, le tecniche di uno sport? Insegnanti italiani! Riprendiamo coscienza del nostro ruolo e facciamo valere la nostra dignità professionale!
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Un falso (in) marketing ultima modifica: 2026-02-04T06:16:43+01:00 da

