Un po’ più di Epica alle scuole medie farebbe un gran bene ai ragazzi

Fatto_lofo15di Manlio Lilli, Il Fatto Quotidiano, 12.12.2019

– “Armi canto e l’uomo che primo dai lidi di Troia, venne in Italia fuggiasco per fato e alle spiagge lavinie, e molto in terra e sul mare fu preda di forze divine, per l’ira ostinata della crudele Giunone, molto sofferse anche in guerra, finch’ebbe fondato la sua città, portato nel lazio i suoi dèi, donde il sangue Latino e i padri Albani e le mura dell’alta Roma…”. Ho recitato ad alta voce. Con tono solenne. Entrando in una prima media, nella quale insegno Italiano. La prima parte del proemio dell’Eneidemerita ogni attenzione. E molto rispetto.

L’Epica classica fornisce un’occasione unica. Leggere opere che parlano di personaggi lontani nel tempo, ma anche di noi, che di quegli eroi siano più o meno direttamente discendenti. Dopo l’Iliade e l’Odissea, bisogna trovare spazio anche all’Eneide. Molto spazio. Per questo ho deciso di dedicargli più tempo del consueto. Preferendo leggere tutta l’opera e non solo i brani proposti dal libro di testo.

Lettura da farsi a scuola, in classe, la mattina. Così prima di iniziare mi sono confrontato con alcuni colleghi. “Lascia perdere. Rischi di rimanere indietro nei programmi di grammatica e di antologia”, mi ha detto uno. “Ma chi te lo fa fare? Segui le indicazioni ministeriali”, ha aggiunto un altro. Ho ascoltato, ma poi ho deciso di fare come avevo pensato. Rinunciando a qualche progetto. Un paio di quelli che da qualche anno non possono mancare nel Piano dell’offerta formativa. Di qualunque Scuola media si tratti. Così sono entrato in classe avendo negli occhi il proemio che intanto mandavo a memoria. Subito dopo ho parlato ai ragazzi di Virgilio, il poeta latino con il quale l’epica classica diventa la celebrazione dell’identità di un popolo e stringe un legame forte con la Storia. Abbiamo immaginato di esserci anche noi accanto al’imperatore Augusto e alla sorella Ottavia, mentre il poeta legge l’Eneide, come nel quadro del 1787 di Jean-Joseph Tailasson, alla National Gallery di Londra. Già perché quel poema nasce proprio da due protagonisti di quello straordinario momento storico compreso tra il I secolo a. C. e il I secolo d. C. in cui Roma afferma la sua supremazia nel mondo allora conosciuto ed inizia a diffondere il suo modello di civiltà. Augusto propone e Virgilio compone il poema che celebra la grandezza di Roma.

Dodici libri, nei quali si ha possibilità di ripassare temi già incontrati nella lettura dell’Odissea e dell’Iliade. I viaggi e le avventure di guerra dell’eroe troiano Enea, figlio di Anchise e della dea Venere. Da Troia, alle coste della Tracia e poi all’isola di Delo. Da qui all’isola di Creta e quindi alle isole Strofadi e poi in Epiro e a Cartagine. Ancora, la Sicilia, Cuma, Gaeta e, finalmente, il Lazio. Enea, attraversa mari e raggiunge luoghi alla ricerca di una nuova patria. Che raggiungerà, ma solo dopo aver perduto molto di sé. Aver lasciato andare persone care e aver rinunciato a certezze che credeva di avere.

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Un po’ più di Epica alle scuole medie farebbe un gran bene ai ragazzi ultima modifica: 2019-12-15T05:08:46+01:00 da Gilda Venezia
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