Una maestra può cambiarti la vita

 Patrizia Zucchetta, Daniela Bruno e Rosalia Zene, Invece Concita, 4.3.2017

– Nei giorni in cui Donald Trump, presidente eletto dalla minoranza degli americani, mette in chiaro come intende affrontare il fatto che al mondo i popoli si spostano, prevalentemente spinti dal bisogno e dal desiderio di dare ai propri figli una vita migliore di quella che gli è toccata in sorte nel luogo dove sono nati – senza merito né colpa, ciascuno nasce dove capita, puoi nascere italiano o libanese, quando nasci – è con gioia che ricevo la lettera di Patrizia Zucchetta, luminoso spiraglio di luce.

E’ una maestra, Patrizia. Dice che la sua scuola, Istituto comprensivo di via Ferraioni di Roma, sarà intitolata a Simonetta Salacone. Ci hanno messo un momento, si sono riuniti e hanno deciso. Simonetta Salacone era una maestra. E’ morta a 73 anni poche settimane fa. Per un periodo aveva diretto la scuola elementare di Centocelle, “Iqbal Masih”. E’ una specie di staffetta: una scuola sarà presto intitolata a lei, la sua era intitolata a Iqbal, bambino pachistano venduto dal padre a 4 anni per pagare un debito, schiavo al telaio, morto a 12 nel giorno di Pasqua, ucciso in una sparatoria.

Ho conosciuto bene Simonetta, una di quelle persone che fanno l’Italia immensamente migliore di chi la governa. Che fanno l’Italia, mi verrebbe da dire. La sinistra dei fatti che non trova più casa in quella delle parole e delle convenienze elettorali. Non sarà io a raccontarvi chi era, lascio la parola a Daniela Bruno e Rosalia Zene della Controra, gruppo che ogni mese si riunisce per leggere ad alta voce un libro (già un gruppo di lettura è qualcosa che meriterebbe un plauso istituzionale, un abbraccio dei passanti, un’esenzione fiscale, e invece).

“Simonetta era donna del fare, ruzzolando anche da altezze scoscese. L’impegno politico – che lei ha interpretato con un’innocenza, una onestà che non è più di questi nostri tempi – ha attraversato tutta la sua vita. Era la sua stessa umanità ad agire dando accoglienza ai bisogni di chi le capitava di incontrare. Si portava a casa, proprio a casa, chi non aveva rifugio e portava nella mente la loro necessità. Nella sua scuola bambini rom e stranieri insieme alle loro famiglie erano accolti nel rispetto delle loro origini, nella consapevolezza  profonda di un essere tutti perfettamente simili. Si poteva entrare in classe e vedere i bambini stesi in terra a disegnare presi dalle loro idee, si poteva trovare un’insegnante davanti a una costruzione di cartapesta gigante da collocare. Malattia e salute, sofferenza e gioco, cultura popolare e incontri con dotti sapienti, tutto si mischiava perché con lei le idee prendevano forma. Donna fragile, caotica, irruente, non sapeva cosa fosse l’autoreferenzialità. In molti l’hanno usata e poi le hanno voltato le spalle. La politica degli uomini è anche questo. Ma lei, finito il tempo in cui ha agito con un ruolo di rilievo, ha continuato il suo fare. E’ stata l’eroina che tutte da bambine sognavamo di essere”.

Avevo una maestra come Simonetta. Si chiamava Ebe Ramella, stessa montatura di occhiali, capelli corti. Conservo di lei un libro infantile, un regalo: la sua dedica dice “Ad maiora semper”. Parole che a sette anni non potevo capire. Ora che ne sono passati più di quaranta so con certezza che Ebe Ramella, averla incontrata, ha cambiato la mia vita.

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Una maestra può cambiarti la vita ultima modifica: 2017-03-04T07:17:31+01:00 da Gilda Venezia
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