Vaccini a scuola, calma e sangue freddo

Gilda Venezia

di Caterina Giojelli,  Tempi,  5.7.2021.

Miozzo: chi è figlio di no vax paghi le conseguenze. Staiano: mala informazione e fandonie. Anelli: un medico non vaccinato è come un ingegnere che non crede alla scienza. Vogliamo che si ripeta il caos AstraZeneca? Numeri e domande.

Gilda Venezia

Preoccupa l’avanzare della variante Delta, si parla di vaccini obbligatori a scuola. Calma e sangue freddo. «Sono pochi, pochissimi», dice a Repubblica la neopresidente della Società italiana di pediatria, Annamaria Staiano, commentando allarmata i numeri dei vaccinati tra i 12 e i 19 anni. «Ed è un gran guaio perché i ragazzini sono un grosso serbatoio per la circolazione del virus e delle sue varianti e vanno vaccinati subito. Ora. Non dopo l’estate».

Ad oggi solo il 15 per cento (727 mila ragazzi) su una popolazione di 4,5 milioni di studenti ha ricevuto la prima dose, il 2,7 per cento (127mila) la seconda. «Ma di questi l’80 per cento sono giovani tra i 16 e i 19 anni che stanno aderendo in modo entusiasta alla campagna vaccinale», «sotto i 16 anni invece possiamo dire che i vaccinati con una dose non arrivano a 150.000, troppo pochi».

Fandonie e green pass a scuola

Per Staiano e Repubblica è un problema di genitori, magari vaccinati ma con troppi dubbi e male informati. Non c’è, ribadisce Staiano, causa-effetto tra vaccini e rari episodi di miocardite segnalati in questa fascia di età fuori dall’Italia, «studi molto accreditati hanno confermato che i vaccini sono assolutamente sicuri» «Per non parlare di quelli che temono che i vaccini a mRna possano modificare il Dna. Tutte fandonie», «non possiamo permetterci un altro anno in Dad. Per la salute dei nostri ragazzi e di tutti portiamoli subito a vaccinare».

Per esempio l’assessore regionale alla sanità dell’Emilia-Romagna Raffaele Donini nei giorni scorsi aveva adombrato l’ipotesi di mandare in classe in presenza solo gli studenti vaccinati. Dispensandoli dall’obbligo di quarantena o di dad in caso di focolai. Dichiarazioni in parte ritirate dopo le diffide dei comitati dei genitori («è discriminante»), con l’assessore che ricorda che i provvedimenti a scuola non li decide la Regione. E tuttavia ribadisce che il target prioritario per la vaccinazione sono ora «studenti 12-19enni».

Scuola, i 227 mila senza vaccino

Calma e sangue freddo. Dopo venti mesi di emergenza dovremmo avere imparato che si ragiona sui numeri che ci sono e non quelli che non ci sono, su cosa sappiamo e non su cosa non sappiamo. E quello che sappiamo è che il 15 per cento (227.537, dati del generale Figliuolo al 25 giugno) delle 1.467.519 persone che lavorano a scuola, tra collaboratori scolastici, impiegati e presidi, non ha fatto neanche la prima dose. Record in Sicilia, dove i non vaccinati sono oltre 61 mila. Questo per quanto riguarda la scuola.

Sappiamo anche che, avviate le prime procedure da parte delle aziende sanitarie di varie Regioni per la sospensione degli operatori sanitari non vaccinati contro il Covid-19, mancano all’appello 45 mila professionisti: il 2,36 per cento della categoria (45.753 persone), tra medici, infermieri e personale sanitario in generale. Di questi, non più dello 0,2 per cento risulta essere medico. Secondo Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che si è scagliato contro colleghi e operatori sanitari che hanno avviato un ricorso contro l’obbligo vaccinale al Tar di Brescia, «un medico che non crede ai vaccini è come un ingegnere che non crede alla matematica. Come si fa?».

Mancano 2,6 milioni di over 60

Soprattutto sappiamo anche che in Italia ci sono quasi 2,6 milioni di persone sopra i 60 anni che non hanno ricevuto la prima dose di vaccino. In particolare, considerando la fascia dei 60enni, solo la metà risulta completamente immunizzata (il 20 per cento non ha ricevuto ancora la prima dose). Al contrario, nella fascia over 80 i “completamente vaccinati” sono l’86,9 per cento. Mancano solo 595 mila tra prime dosi e richiamo, ma come scrive il Sole24ore, «se il ritmo continuerà a essere quello dell’ultimo settimana (tra il 25 giugno e il 2 luglio sono state somministrate dalle Regioni solo 9.173 prime dosi agli over 80) ci vorrà ancora molto per completare la platea».

Questo, insieme ai numeri, introduce anche il fattore tempo (c’è anche un fattore geografico, quanto a vaccinati Calabria e Sicilia fanno peggio di tutti in tutte le fasce di età e per categorie), non di poco conto. Ieri Agostino Miozzo, alla guida del Cts nel primo anni di pandemia e poi consulente del ministro dell’Istruzione, in una lunga intervista alla Stampa, ha incrociato numeri e categorie. E si è chiesto quanti tra gli over 60 in attesa di vaccinazione facciano parte del 15 per cento di operatori scolastici che non si è ancora vaccinato, «rischiano conseguenze serie in caso di focolai a scuola. È un problema che va affrontato subito».

«Se fai il no vax non lamentarti»

Secondo Miozzo, favorevole a un obbligo vaccinale generalizzato («ma mi rendo conto che ora non è applicabile, per una questione di disponibilità dei vaccini e di problemi creati»), in prospettiva si dovrebbe «andare verso l’obbligo di vaccinazione per chi sta a contatto con gli studenti». Ragionando sull’ipotesi di estendere l’obbligo anche a loro da qui a fine anno, «in futuro potremo trattare il Covid come il morbillo». Quanto al problema “discriminazione” per Miozzo esiste solo in mancanza di dosi, per il resto:

«Se tu genitore non vuoi vaccinare tuo figlio pur potendolo fare, poi non puoi lamentarti se te lo lasciano in Dad. Che è una iattura e va evitata con qualsiasi mezzo, ma purtroppo è logico aspettarsi nuove sospensioni dell’attività in presenza. Comunque, se fai il no vax, accetti le conseguenze».

43 milioni per l’immunità di gregge

“Se fai il no vax”. Ma perché iniziare subito una campagna ideologica contro ragazzi e genitori reticenti senza aver neppure portato a casa il risultato tra operatori scolastici, sanitari, anziani e sessantenni? Ci dicono sicuri che con la variante Delta per arrivare a una “immunità di gregge” (sempre che riesca a fermare il virus) bisogna vaccinare oltre l’80 per cento della popolazione. Da qui l’inserimento della fascia d’età 12-15 anni (non esistono vaccini autorizzati sotto i 12 anni). Ancora il Sole24ore: «La platea, in base ai dati Istat relativi alla popolazione over 12 residente in Italia, è di 53,4 milioni di persone. Il target da vaccinare (80 per cento della platea) è perciò di 42,7 milioni di persone». Si tratta, ricordiamolo, di un obiettivo convenzionale perché la comunità scientifica «non dà certezze rispetto al fatto che sia davvero raggiungibile con SARS-CoV-2».

Ribadita la “convenzionalità” dell’obiettivo (il governo ha previsto di centrarlo con oltre 530 mila inoculazioni al giorno a fine settembre) ha senso per arruolare i giovanissimi ricadere nello stesso errore di dividere l’Italia in vax e no vax? Minacciare rientri a scuola, argomentare come se vivessimo su Instagram vendendo certezze su ciò che non sappiamo?

Il caos AstraZeneca fa scuola

Dice ancora Filippo Anelli che «non sappiamo la variante Delta quali effetti potrà avere anche sulle giovani generazioni». Sappiamo solo che la variante Delta e la sua contagiosità «rimette in moto un processo di preoccupazione», «si possono ripetere dei focolai come è successo nell’autunno scorso quando si sono anche riscontrati a scuola e poi hanno dilagato in famiglia». E in questo quadro il rapporto costo-beneficio è «assolutamente a favore del vaccino». Annamaria Staiano bolla i dubbi dei genitori come frutto di «mala informazione» e «fandonie». E Miozzo, aprendo la strada all’obbligatorietà vaccinale a scuola che trova il favore di molti colleghi, li ha bollati subito come «no vax».

Ma non ci ha insegnato nulla il disastro AstraZeneca? Partito con dichiarazioni su costi-benefici, dubbi bollati come cialtronate no vax e a cui ha fatto seguito l’imbarazzante balletto di dichiarazioni pro e contro, di fughe in avanti e improvvisi dietrofront? Ha senso cercare di portare a casa l’obiettivo iniziando ancora una volta una campagna ideologica nei confronti di chi ha dei dubbi sulla somministrazione di un vaccino sperimentale ai minori?

La scienza non è scienza esatta

Ancora, ha senso una frase come quella rilasciata dall’Ordine dei Medici, «è come se un ingegnere non credesse alla matematica»? Ma da quando la medicina è una scienza esatta che non ammette dubbi, errori, approssimazioni, incertezze? Da quando una scienza sperimentale, empirica viene assimilata a una scienza esatta, alla matematica? Se è esatta, se la scienza dei vaccini è come 2 + 2 = 4, perché mai fare studi sperimentali, applicare il metodo statistico, fare ipotesi che poi vengono smentite o confermate? Ha senso portare la gente a vaccinarsi con una pretesa di rivoluzione epistemologica, che va al di fuori di ogni logica e contro tutta la storia della scienza e della medicina, e con i toni arroganti dei primi giorni di pandemia?

Calma e sangue freddo. Perché se è così certo che entro settembre la variante Delta riguarderà il 90 per cento dei casi è anche certo che la scienza non è la matematica. Che trasformando il dibattito in una campagna ideologica si rischia l’autogol e di ottenerne una risposta contraria. Sappiamo anche che mettere le mani avanti sui ragazzi prima di averle messe su operatori sanitari, scolastici e soprattutto over 60 non convince nessun genitore. Anche perché, se la popolazione a rischio è stata vaccinata, se gli anziani sono quasi tutti vaccinati, questi «giovani serbatoi» del virus perché sono così pericolosi? I vaccini non proteggevano da morti, ospedalizzazioni e terapie intensive chi rischiava di finirci?

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Vaccini a scuola, calma e sangue freddo ultima modifica: 2021-07-06T05:28:04+02:00 da Gilda Venezia

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