Vicari e collaboratori presidi, tanto lavoro in più per 100 euro al mese: siamo “quadri”, non solo docenti

di Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola, 28.6.2019

– Quasi 2 mila istituti scolastici autonomi sono privi del dirigente scolastico. E altrettanti devono “prestare” il loro, con la formula della reggenza. Poi, ci sono le sedi distaccate, le cosiddette succursali e gli istituti aggiunti. Per i presidi diventa preziosissima, anzi indispensabile, l’opera dei vicari e dei collaboratori: sono dei docenti, spesso con nemmeno un’ora di esonero dalle lezioni, che ogni giorno affrontano le mille questioni scolastiche, organizzative, didattiche e relative ai rapporti con i genitori, con gli uffici scolastici, e tanto altro. Quasi sempre in solitudine, perché il capo d’istituto è impegnato altrove.

Chi sono?

Ma chi sono i collaboratori dei presidi? Ancodis, Associazione nazionale collaboratori dirigenti scolastici, ha realizzato uno studio nazionale, presentato alcuni giorni fa nel corso del convegno “Autonomia, governance e amministrazione delle scuole: analisi e prospettive”, dal quale risulta che il 79% dei collaboratori è donna e sono impegnati per circa il 70% nella scuola primaria e secondaria di primo grado.

Inoltre, il 75% è stato immesso ruolo da oltre 15 anni e poco più del 78% è in servizio nella stessa scuola da almeno 10 anni rappresentando la memoria storica nella loro scuola.

Dove lavorano e con quale funzione?

Il 75% dichiara di lavorare in Istituzioni scolastiche costituite da 1 a 5 plessi (circa il 46%), con una alta percentuale (80%) in plessi che insistono nello stesso comune.

In merito al tempo dedicato a questo importante ruolo, oltre il 72% dichiara di svolgere l’attività di collaborazione dai 3 ai 12 anni: “non si può non riconoscere – commenta Ancodis – che si tratta di docenti specializzati che hanno acquisito, anche attraverso percorsi di autoformazione, specifiche competenze relative alla governance della scuola”.

Con quali deleghe ed autonomia?

Gli impegni professionali svolti, riguardano essenzialmente la gestione quotidiana dell’istituzione scolastica autonoma: il 95% dichiara, infatti, che si occupa di organizzazione del servizio, il 79% di gestione dei rapporti tra le componenti scolastiche, il 68% di gestione dei conflitti, il 60% di redazione di progetti ed, in ultimo ma non meno importante, il 42% di sicurezza e prevenzione.

Quali condizioni di lavoro? Pochi gli esoneri

Il 43% dichiara di trovarsi con un dirigente scolastico titolare, ma reggente in altra scuola oppure con preside reggente.

E se la scuola è in reggenza, si trovano in percentuale quasi paritaria i collaboratori che contano sulla presenza dei capi d’istituto in due-tre giorni e quelli che dichiarano meno di due alla settimana.

“Da questi dati risulta evidente la necessità di ritornare alla riformulazione dellincarico di presidenza nelle scuole in reggenza affidando tale compito al primo Collaboratore del dirigente scolastico”, commenta ancora Ancodis.

In merito alle condizioni del servizio, solo circa il 20% dichiara di trovarsi in esonero totale (scatta solo se si supera una soglia minima di studenti iscritti) oppure in esonero parziale con il 40%.

Quante ore in più e i compensi annui

Per quanto riguarda il servizio nella collaborazione oltre l’orario contrattuale, circa il 40% offre alla propria scuola tra le 10 e le 20 ore settimanali (in media, quindi, un paio al giorno), circa il 35% tra le 20 e le 30 ore e, infine, il 19% oltre le 30 ore.

Quest’onere non indifferente prevede un riconoscimento economico annuale lordo (variabile da scuola a scuola) che va tra le 1.000 e 2.000 euro per il 46%; tra le 2.000 e 4.000 euro per il 31% dei collaboratori rispondenti.

Quali motivazioni all’incarico?

Con questa domanda sono state rilevate le motivazioni professionali che inducono un docente ad accettare l’incarico di collaboratore nelle diverse mansioni: si va dall’interesse verso l’ambito legato all’incarico (63,3%) all’opportunità di migliorare le competenze organizzative e di leadership (59,2%), dalla voglia di impegnarsi in qualcosa di nuovo (40,8%) ai buoni rapporti con il dirigente scolastico (34,6%), dall’opportunità di prepararsi al meglio per diventare dirigente scolastico (25,4%) all’aver acquisito titoli specifici da spendere per lo svolgimento dell’incarico (16,3%), dal motivo economico con una retribuzione aggiuntiva (14,2%) al fatto che non c’era nessun altro disponibile ad assumere l’incarico (12,1%) ed, infine, alla disponibilità di tempo (8,3%).

Valorizzazione del merito?

Il 62% dei collaboratori intervistati rispondono positivamente ed oltre il 90% si dichiara favorevole ad essere valutato da un organo terzo insieme al dirigente scolasticooppure in modo autonomo rispetto allo stesso capo d’istituto.

Formazione

Il tema è molto sentito dalla categoria e, dunque, è stata posta la seguente domanda: “A quali attività di sviluppo professionale inerenti al tuo ruolo hai partecipato negli ultimi 12 mesi?”.

Le risposte hanno evidenziato che la formazione/autoformazione guarda a temi strettamente connessi al ruolo svolto ed, in particolare, alla elaborazione del piano di miglioramento della scuola (61,7%), alla normativa relativa alla sicurezza e prevenzione (56,7%), alle nuove tecnologie nel contesto lavorativo (51,2%), alla normativa relativa alla privacy (45,4%), alla gestione dei conflitti (42,5%), alla gestione del personale (37,5%), alla gestione delle risorse economiche, finanziarie, materiali (35,4%).

Quali aspettative?

Per quanto riguarda le aspettative prevalgono le prospettive di carriera diversificata (middle management) con l82,5%, seguite dall’accesso al concorso per dirigente scolastico, con il 61,7%, il riconoscimento del servizio di collaborazione nei concorsi pubblici (50,4%), i premi economici meritocratici per circa il 44% ed, infine, l’opportunità di partecipazione a corsi di formazione e di sviluppo professionale (35,8%).

Le proposte Ancodis

Sulla base di questi dati emersi, sono state presentate da Ancodis, attraverso il professor Rosolino Cicero, Presidente Ancodis Palermo una serie di proposte.

  • Tra queste, citiamo il riconoscimento giuridico con l’integrazione al comma 5 art. 25 D.Lvo 165/2001 che preveda che il ds possa avvalersi di docenti “con precise competenze professionali o specializzazioni in gestione, direzione, coordinamento, controllo, pianificazione da lui individuati”; il riconoscimento contrattuale in una terza areaai sensi del comma 1 art. 2 Legge 190/1985 (categoria di “quadro”) nel prossimo Ccnl scuola comparto Istruzione e Ricerca dei Collaboratori impegnati nella governance delle scuole autonome;
  • esonero del primo collaboratore del dirigente scolastico individuato ai sensi del comma 5 art. 25 D. Lvo 165/2001 attraverso l’integrazione del punto 1 e del punto 2 lett. b comma 14 art. 1 Legge
  • 107/2015;
  • percorsi di alta formazione in gestione, direzione, coordinamento, controllo, pianificazione attraverso un corso universitario di specializzazione su temi relativi ai modelli organizzativi e gestionali nella PA, al diritto del lavoro, alla gestione delle risorse umane;
  • riconoscimento dellattività di collaborazione al DS nelle diverse forme quale condizione di accesso al concorso per ds, purchè in possesso dei necessari titoli;
  • ritorno allincarico di presidenza (o di gestione) nelle scuole prive di dirigente scolastico titolare, evitando così quelle condizioni irragionevoli e di evidente criticità ben note ai tanti collaboratori dei DS reggenti.

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Vicari e collaboratori presidi, tanto lavoro in più per 100 euro al mese: siamo “quadri”, non solo docenti ultima modifica: 2019-06-29T04:43:30+02:00 da Gilda Venezia
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