RIFORMA

Alunni stranieri, l’UE richiama l’Italia

di Andrea Carlino, Orizzonte Scuola, 3.11.2026.

Tetto agli alunni stranieri, l’UE richiama l’Italia:
“Discriminazioni ammesse solo con deroghe restrittive. No a disparità basate sulla nazionalità”.

Il diritto dell’Unione Europea vieta ogni forma di discriminazione diretta in base alla nazionalità, salvo eccezioni ben precise da interpretare in senso restrittivo.

È il richiamo formale inviato dalla vicepresidente della Commissione Europea, Roxana Minzatu, in risposta a un’interrogazione degli eurodeputati del Partito Democratico sul Decreto Scuola, entrato in vigore il primo ottobre.

La misura del governo definisce un tetto massimo alla presenza di alunni stranieri nelle classi, e ora Bruxelles fa sapere che seguirà passo dopo passo l’iter di conversione in legge al Parlamento italiano per valutarne la compatibilità con i trattati comunitari.

Il nodo dei trattati e le discriminazioni sul tavolo di Bruxelles

Il punto sollevato dall’esecutivo europeo tocca la natura stessa delle tutele previste dall’ordinamento comunitario in materia di parità di trattamento. Minzatu ha ricordato come la linea stabilita nel tempo dai giudici europei sia netta nel tutelare i cittadini dell’Unione da qualsiasi disparità basata sul Paese d’origine.

“Secondo una giurisprudenza costante della Corte di Giustizia dell’Unione Europea,” ha spiegato la vicepresidente, “ogni cittadino dell’Ue può invocare il divieto di discriminazione in base alla nazionalità, di cui all’articolo 18 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in tutte le situazioni che rientrano nell’ambito di applicazione materiale del diritto dell’Ue.”

Il quadro si fa ancora più stringente quando si passa all’analisi pratica delle regole nazionali e delle loro eccezioni, un passaggio chiave su cui Bruxelles intende mantenere alta l’attenzione durante il lavoro delle Camere.

“Tale giurisprudenza contempla sia la discriminazione diretta sia la discriminazione indiretta,” ha chiarito Minzatu. “La discriminazione diretta in base alla nazionalità può essere compatibile con il diritto dell’Ue se si basa su una deroga espressamente prevista dal trattato (ad esempio per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica) o su una specifica disposizione di diritto derivato. Tali deroghe devono essere interpretate restrittivamente.”

L’iter parlamentare a Roma sotto l’osservazione dell’UE

L’intervento da Bruxelles arriva proprio mentre il testo si trova all’esame delle Camere per la trasformazione definitiva in legge. Dagli uffici della Commissione non si sbilanciano in giudizi affrettati, ma l’impegno è quello di monitorare ogni fase del dibattito legislativo.

“La Commissione sta seguendo attentamente la questione, prestando particolare attenzione alle disposizioni cui fanno riferimento gli onorevoli deputati,” ha precisato la vicepresidente nell’atto ufficiale. “Consapevole del fatto che il decreto legge dovrà ora essere convertito in legge dal Parlamento, la Commissione seguirà da vicino gli sviluppi in materia.”

Come funziona il nuovo tetto

Il provvedimento finito nel mirino, come è noto, propone un cambiamento strutturale nell’organizzazione delle classi della scuola statale, fissando un limite massimo del 30% per gli alunni senza cittadinanza italiana nelle classi prime, a partire dall’anno scolastico 2027/2028.

La norma distingue l’applicazione in base all’iter di studio dei ragazzi: per la scuola primaria il vincolo scatta solo se lo studente non è nato in Italia o non ha frequentato due anni di materna; alle medie e alle superiori, invece, riguarda chi non ha alle spalle almeno tre anni di scuola italiana superati con successo.

Se in un determinato istituto dovesse risultare impossibile rispettare questa percentuale, il decreto traccia una strada fatta di cooperazione e risorse dedicate.

Da un lato, dirigenti e Uffici scolastici territoriali lavoreranno per redistribuire le iscrizioni tra i plessi vicini senza penalizzare le famiglie. Dall’altro, per le scuole costrette a superare la soglia, arriveranno finanziamenti ad hoc per potenziare l’insegnamento della lingua italiana: 3,4 milioni di euro nel 2027, che saliranno a 14,1 milioni all’anno dal 2028.

L’opposizione chiede il ritiro del provvedimento

Gli eurodeputati del Partito Democratico hanno letto l’intervento dell’Ue come un chiaro avvertimento indirizzato a Palazzo Chigi, chiedendo una revisione immediata della linea dell’esecutivo.

“La risposta della Commissione europea all’interrogazione del Pd è un monito chiaro per il governo,” si legge nella nota diffusa dagli eurodeputati dem a commento del pronunciamento comunitario. “Bruxelles segue attentamente il decreto scuola e ricorda che i trattati vietano ogni discriminazione in base alla nazionalità, non solo diretta ma anche indiretta. Le eccezioni sono ammesse solo per motivi di ordine pubblico, sicurezza o sanità pubblica e vanno interpretate in modo restrittivo. Nessuna di queste ragioni può giustificare quanto inserito nel decreto del governo, comunque lo si voglia presentare.”

Dall’opposizione viene contestata l’impostazione stessa delle quote percentuali per l’integrazione scolastica, sollecitando un cambio di rotta al ministero dell’Istruzione prima dell’approvazione definitiva.

“Lo diciamo dall’inizio: dividere i bambini per provenienza non migliora la scuola, la impoverisce,” incalzano i parlamentari del Pd. “L’integrazione si costruisce con più insegnanti di italiano come lingua seconda, mediatori culturali e classi meno affollate, non con le quote. E di certo non con una manovra che taglia proprio sulla scuola. Il governo si fermi prima di aprire un altro scontro con l’Europa sulla pelle degli studenti. Chiediamo al ministro Valditara di ritirare la norma.”

  • Decreto-Legge 30 settembre 2026, n. 170: Misure urgenti per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027, per l’accompagnamento delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di competenza del Ministero dell’istruzione e del merito, per la promozione dell’integrazione degli studenti stranieri nell’ambito scolastico, nonche’ in materia di formazione superiore e ricerca

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Fabio

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