Su edilizia scolastica e insegnanti il Pnrr è da rifare

di Barbara Romano e Raffaella Valente,  La Voce.info, 19.1.2021.

Per ottenere risultati di apprendimento migliori è necessario ripensare il sistema di formazione degli insegnanti. Ma contemporaneamente vanno costruiti spazi adeguati ai nuovi processi formativi. Il Pnrr non sembra cogliere il nesso tra i due temi.

Il ritardo da colmare sugli apprendimenti

Qualsiasi intervento che voglia avvalersi degli investimenti del Next Generation EU per affrontare le troppe criticità dell’istruzione in Italia – amplificate oggi dalla pandemia, ma quasi sempre preesistenti – deve darsi come orizzonte e obiettivo di ampio respiro il miglioramento delle conoscenze e delle competenze degli studenti. Dare il massimo rilievo a ciò che ciascuno sa e sa fare (e a come sa rinnovare i propri saperi) risponde agli orientamenti che, a livello internazionale, oggi guardano soprattutto ai risultati cognitivi (achievement) del processo educativo, più ancora che ai titoli di studio conseguiti (attainment).

Ci sono pochi dubbi che migliori risultati di apprendimento, per superare i ritardi che ci separano dagli altri paesi avanzati e i divari interni al paese, richiedano come condizione necessaria una migliore qualità dell’insegnamento. Questa, a sua volta, oggi in Italia dipende soprattutto da due fattori: da un lato, avere insegnanti meglio formati, capaci di attuare una didattica rinnovata; dall’altro, costruire spazi di apprendimento più adeguati a favorire il processo educativo contemporaneo.

Nell’attuale formulazione, il Piano nazionale di ripresa e resilienza su questi punti non convince e sarebbe auspicabile la revisione da parte del nuovo governo.

Qualità degli insegnanti

Nel Pnrr all’obiettivo del “potenziamento della formazione e delle forme di reclutamento del personale docente” non corrisponde una previsione adeguata di risorse finanziarie (solo 420 milioni) e soprattutto manca del tutto un’analisi delle criticità e, di conseguenza, mancano linee di intervento per superarle. A nostro parere, ci sono tre punti cruciali che – se restassero assenti dalle priorità del Pnrr – potrebbero pregiudicare l’efficacia complessiva di tutti gli altri interventi in materia d’istruzione.

Il primo riguarda il sistema di formazione dei docenti, soprattutto delle scuole secondarie, la cui cronica arretratezza va affrontata una volta per tutte. Non si può immaginare, infatti, alcuna vera innovazione nelle nostre aule senza una formazione iniziale che preveda un’adeguata preparazione pedagogica e didattica (che non si limiti agli attuali striminziti 24 Cfu – crediti formativi universitari). Sarebbe utile prendere ispirazione dal modello di molti paesi europei – fra cui la Germania – che prevede fin dall’università un’alternanza di apprendimento teorico e di formazione pratica, affiancando lo studio disciplinare, pedagogico e didattico ai tirocini in aula.

Il secondo punto riguarda il sistema di reclutamento. La scuola italiana vive da tempo un paradosso: da un lato, l’incapacità di coprire i posti di ruolo, dall’altro, una costante crescita degli insegnanti a tempo determinato. Il fenomeno – noto come mismatch territoriale o disciplinare – fa sì che non si trovi il candidato giusto nel luogo giusto, con esiti che non danno garanzie di continuità dell’insegnamento e portano a un decadimento progressivo della sua qualità.

Per “il potenziamento delle forme di reclutamento” previsto dal Pnrr sarebbe auspicabile ripristinare la separazione tra i due momenti dell’abilitazione e dell’assunzione. La prima va considerata un requisito necessario per tutti gli insegnanti, guardando non solo alla conoscenza disciplinare, ma anche alle competenze didattiche. Ma non deve di per sé essere ritenuta motivo sufficiente per dare diritto all’assunzione, i cui meccanismi in ogni caso andrebbero ripensati, considerando di attribuirli alle singole autonomie scolastiche, per così facilitare il superamento del mismatch.

La prospettiva di una “carriera piatta” rende poi la professione insegnante una scelta poco appetibile per i migliori laureati, scoraggiandoli. Qui le leve da attivare sono diverse: livelli di carriera che corrispondano ad assunzioni di responsabilità crescente; l’adeguamento della progressione retributiva a quella degli altri paesi europei; il passaggio a un lavoro a tempo pieno, svolto a scuola e adeguatamente retribuito.

Edilizia scolastica

Il Rapporto della Fondazione Agnelli restituisce un quadro poco rassicurante del patrimonio di edilizia scolastica nazionale (sui veda anche questo articolo): circa 40 mila edifici con un’età media di 53 anni, afflitti da problemi di diversa natura (strutturali e di sostenibilità), spesso inadatti a rispondere alle nuove esigenze di fare scuola.

Il Pnrr è un’occasione unica per un’operazione che appare urgente, necessaria e con ricadute dirette su milioni di persone, agendo in modo coordinato e insieme realizzando un cambiamento duraturo nel modo in cui in Italia vengono concepiti e realizzati gli interventi sulle scuole.

Ripensare le scuole e gli spazi scolastici, come fattore decisivo per il miglioramento della qualità dell’istruzione in Italia, obbliga ad agire contemporaneamente sulle tre dimensioni di sicurezza, sostenibilità e orientamento all’innovazione didattica. Finanziare separatamente il fronte materiale e quello immateriale, come avviene nell’attuale impostazione del Pnrr, fa correre il rischio di modalità operative che separano il destino fisico della scuola dal rinnovamento dei contenuti educativi. Il Piano può essere, al contrario, il giusto contesto per dar vita a una strategia di lungo termine ispirata a una visione di insieme, evitando così di usare risorse importanti per finanziare frettolosamente progetti vecchi e fra loro scoordinati.

Tre ci sembrano i passi metodologici che dovrebbero orientare la scelta delle priorità d’intervento da parte del nuovo governo: i) partire da una conoscenza approfondita dello stato di fatto, lavorando in modo coordinato sulle anagrafi dell’edilizia scolastica, anche regionali; ii) tenere conto della voce delle comunità scolastiche, integrando strumenti di dialogo con le scuole all’interno dei processi di riqualificazione o nuova edificazione; iii) mettere in campo strumenti per la selezione delle migliori idee, in particolare con concorsi di progettazione per gli interventi sulle scuole, uniformandosi così agli standard europei.

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Su edilizia scolastica e insegnanti il Pnrr è da rifare ultima modifica: 2021-02-16T17:23:00+01:00 da Gilda Venezia
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