Orizzonte Scuola, 1.4.2026.
Disagio giovanile e mancanza di futuro: l’analisi di Umberto Galimberti
sulle nuove generazioni e le illusioni dell’intelligenza artificiale.
Umberto Galimberti afferma che ai giovani manca un futuro certo. La tecnologia riduce i lavori creando un grave malessere culturale
La sofferenza delle nuove generazioni ha radici profonde. Secondo una riflessione del filosofo Umberto Galimberti, diffusa recentemente attraverso un video sul canale YouTube de La Repubblica, il disagio giovanile deriva da un problema di natura culturale. Ai ragazzi di oggi è stato letteralmente sottratto l’orizzonte degli eventi.
Il filosofo paragona la situazione attuale alle opportunità vissute in passato. Durante la sua giovinezza, ha iniziato a insegnare storia e filosofia in un liceo a soli ventuno anni. All’epoca era ancora uno studente universitario, chiamato a ricoprire una cattedra vuota in modo del tutto naturale. Il futuro lavorativo era una certezza tangibile.
Oggi la situazione appare radicalmente capovolta. Chi si laurea in discipline umanistiche sa già che difficilmente potrà accedere subito all’insegnamento. Per questo motivo, Galimberti esorta i genitori a evitare paragoni inappropriati con il passato. Rivolgendosi agli adulti, lo studioso sottolinea: “I loro tempi, che sono i miei, erano tempi fortunatissimi, il futuro era lì ad aspettarci”.
Un altro tema cruciale riguarda lo sviluppo tecnologico. Esiste una narrazione diffusa secondo cui i nuovi strumenti digitali genererebbero magicamente nuova occupazione. Il pensatore smentisce questa visione in modo categorico, portando l’esempio dei licenziamenti di massa nelle grandi multinazionali e ricordando come l’automazione stia progressivamente riducendo i posti disponibili.
La promessa di avere maggiore tempo libero da dedicare a se stessi si scontra con la dura realtà economica. Galimberti pone un interrogativo provocatorio su questa prospettiva di inattività forzata. Lo studioso si chiede infatti: “Senza soldi e senza stipendi, non so che tempo è quello”.
L’occupazione professionale rappresenta molto di più di un semplice mezzo di sostentamento. L’attività lavorativa stimola le capacità intellettive, rende dinamica l’esistenza e favorisce lo scambio interpersonale continuo.
La socializzazione è un elemento vitale che rischia di scomparire con il progressivo isolamento domestico. Ricordando le abitudini assunte durante il recente periodo pandemico, il filosofo evidenzia i gravi danni causati dal lavoro a distanza. L’interazione con i colleghi costruisce in modo imprescindibile la nostra identità, conferendo senso e spessore alla vita quotidiana.
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