Chiamata diretta, nel 2017 si cambia: per il bene di tutti

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Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola 15.11.2016

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C’è un passaggio rilevante nell’intervista rilasciata il 15 novembre dal ministro dell’Istruzione a ‘Italia Oggi‘: il cambiamento della chiamata diretta, in vista del prossimo anno.

“Con i sindacati – ha detto Giannini – ci confronteremo anche sul contratto, sulle deleghe della Buona Scuola e anche, ovviamente, sulla chiamata per competenze. Una novità che riteniamo importante su cui comunque possiamo insieme aggiustare il tiro dopo il primo anno di avvio”.

Su quanto sia largo il margine di trattativa per cambiare la chiamata diretta dei docenti non è dato sapere. È importante sapere, però, che da parte del Miur c’è la volontà di cambiare. Soprattutto, perché lo scorso luglio il rapporto con i sindacati si era arenato proprio sulle sue modalità di gestione: a Viale Trastevere si era predisposta una lunga lista di titoli giudicabili, mentre i rappresentanti dei lavoratori (timorosi del rilancio dei “corsi” dell’ultima ora) erano disposti a chiudere al massimo su una decina di requisiti ritenuti utili.

Nelle ultime settimane, le due parti sono tornate ad incontrarsi. Anche e soprattutto per l’intervento mediatore del ministro. Che ora rilancia: ci sono margini di trattativa. Sulla chiamata diretta, come su tutta la mobilità 2017.

Solo che si tratta solo di una posizione tutta politica. Anche a luglio s’era trovato l’accordo con il sottosegretario Davide Faraone. Che poi, quando Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scula, Snals e Gilda, andarono a trattare con i dirigenti ministeriali, andò a naufragare.

Ora, ci si riprova. Forti di quell’esperienza. Che non ha fatto bene a nessuno: ai sindacati, che non sono riusciti a portare a “casa” l’accordo sulla fase più delicata della mobilità 2016; all’amministrazione, che ha prodotto una serie di norme con tutti i passaggi a vuoti e le iniziative bizzarre prese da tanti presidi, come quella di chiedere video-curriculum o fare colloqui che interferivano nella vita privata dei docenti candidati.

Ma, soprattutto, la chiamata diretta non ha fatto bene ad un nutrito gruppo di chi l’ha dovuta vivere: molti docenti, ad esempio, si sono lamentati per le mancate comunicazioni previste dal Miur e perché il colloquio è sconfinato anche su competenze disciplinari, a differenza di quanto era stato stabilito. Per poi vedersi superare da colleghi con molta meno esperienza.

È su questi aspetti che, con ogni probabilità, il ministro ha detto che bisognerà mettere mano. Sperando che, stavolta, non si rompa con i sindacati. Per il bene di tutti.

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