Ichino “Riforma occasione per risolvere problemi occupazionali. Avviare un sistema dettagliato di informazioni su ogni scuola e ogni docente

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di Eleonora Fortunato, Orizzonte Scuola 15.4.2015

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Avrebbero voluto svincolare la scuola italiana dai lacci e lacciuoli della burocrazia e dell’autonomia incompiuta, invece Andrea Ichino e Guido Tabellini, noti economisti autori del discusso ebook “Liberiamo la scuola” ( I Corsivi del Corriere della Sera, 2013, ne abbiamo parlato in una precedente intervista), dal DDL in questi giorni all’esame della Camera sono rimasti fortemente delusi.

Eppure qualche speranza questa volta l’avevano, viste le rassicurazioni dei mesi scorsi, ricevute proprio dal partito del Premier e da quello del ministro Giannini, sulla fattibilità di una sperimentazione ispirata al modello delle Charter Schools americane e delle Grant Maintained Schools britanniche. Dopo un caustico editoriale uscito qualche giorno fa sul Sole 24 Ore, Andrea Ichino ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Perché il governo ha scelto di ignorare le migliori esperienze internazionali? Forse per diffidenza istintiva nei confronti del privato, ma certamente ha anche influito un calcolo politico. La riforma della scuola è stata un’occasione per risolvere i problemi occupazionali dei docenti, anteponendo i loro interessi al diritto degli studenti a una buona istruzione”. E’ il breve passaggio di un articolo apparso qualche giorno fa sul Sole 24 ore firmato insieme a Guido Tabellini, lo riportiamo per dare un’idea della sua bocciatura senza appello della Buona Scuola. Che genere di speranze nutriva? Si poteva/doveva cancellare il passato con un colpo di spugna per guardare a modelli nati ed esperiti altrove, in e per contesti totalmente differenti dal nostro, la cui efficacia non si è ancora potuta misurare in un lasso di tempo significativo?
“La speranza che nutrivamo non era certo di cancellare l’ ‘intera’ scuola italiana per sostituirla con qualcosa d’altro. Speravamo solo che il Governo consentisse la possibilità di sperimentare, in alcuni contesti limitati e controllati, un modo radicalmente diverso di fare scuola, pur rimanendo in ambito strettamente pubblico. Il nostro recente articolo sul Sole24Ore è in linea con quanto suggerito nel nostro e-book, nel quale, per l’appunto, proponiamo una sperimentazione controllata e valutata di scuole ispirate al modello delle Charter Schools americane e delle Grant Maintained Schools britanniche.
Peraltro, si tratta di modelli la cui efficacia è stata valutata con metodi econometrici quasi sperimentali (vedi ad esempio: http://seii.mit.edu/ e la bibliografia nel nostro e-book), che ci sembrano molto più convincenti di quanto generalmente fatto in Italia per stabilire se le scuole pubbliche funzionano o no (in particolare crediamo molto poco alle “auto-valutazioni” che sembrano invece essere il metodo di valutazione preferito nel nostro Paese).Aggiungo, per inciso, che la Scuola di Barbiana può a buon diritto considerarsi un esempio ante litteram di Charter School: ossia una scuola gestita in modo interamente autonomo da un soggetto diverso dallo Stato e che interviene in un contesto i cui lo Stato di fatto non riesce ad operare o opera peggio”.

Attribuisce a un retaggio politico e ideologico la decisione di non guardare a nessuna esperienza internazionale come, per esempio, proprio le Charters School americane, gestite da privati, ma finanziate dallo Stato secondo il principio dei fondi che seguono le scelte delle famiglie. Nei mesi scorsi aveva avuto sentore, invece, di una maggiore apertura a questa ipotesi?
“Sia Matteo Renzi nei suoi programmi originali delle primarie sia Stefania Giannini nei programmi di Scelta Civica avevano accolto molte delle idee di “Liberiamo la Scuola”. Era lecito sperare quindi … Anche perché, ripeto, a me basterebbe che solo in qualche scuola si potesse iniziare a sperimentare il sistema delle Charter o GM schools”.

Mi ha molto colpita l’affermazione per cui il disegno di Renzi causerà “un danno irreparabile alle competenze scientifiche di un’intera generazione di giovani italiani”. Ce la vuole approfondire meglio, visto che anche l’ex Ministro Carrozza, in una intervista pubblicata qualche tempo fa sul nostro giornale, ha sottolineato la medesima, fatale falla?
“La carenza di insegnanti per le materie scientifiche, in particolare matematica, è un dato di fatto noto e innegabile. Nel segnalarne la gravità ci troviamo in pieno accordo con Maria Chiara Carrozza. Differiamo, credo, dalle posizioni dell’ex Ministro riguardo alle ragioni del problema e alle possibili soluzioni.A nostro avviso, la causa principale della situazione in cui ci troviamo è che il mercato del lavoro offre alternative più attraenti e meglio pagate ai laureati delle materie scientifiche piuttosto che a quelli di altre materie. Tuttavia il governo non sembra aver capito che le retribuzioni degli insegnanti devono essere diversificate in relazione alle alternative lavorative di ciascuno di essi. Se vogliamo un insegnante di matematica bravo, dobbiamo pagarlo di più per convincerlo a non accettare offerte migliori da parte di imprese o università. Tuttavia sarebbe inutilmente costoso pagare di più anche insegnanti di altre materie per le quali le alternative all’insegnamento sono meno attraenti.Tra l’altro, in passato l’insegnamento era un’occupazione che di fatto veniva scelta da ottime laureate di materie scientifiche alle quali il contesto economico e sociale precludeva altre carriere. Oggi, e giustamente, queste donne hanno prospettive di lavoro molto più simili a quelle degli uomini. È un bene che sia così, ma anche questo cambiamento contribuisce a ridurre la qualità e il numero di laureati in materie scientifiche che scelgono di fare gli insegnanti, se non si offrono a loro retribuzioni competitive.La nostra previsione è che il sistema retributivo e di carriera della “Buona Scuola” non risolverà questi problemi. Le Charter School riescono invece ad affrontarli meglio, sfruttando la maggiore autonomia gestionale e pagando gli insegnanti in modo diversificato”.

Scrive che “nei sistemi che consentono una vera autonomia scolastica, sono gli utenti, con le loro scelte, a valutare i dirigenti, soprattutto riguardo a quali insegnanti assumere e a come retribuirli. Per poterlo fare, però, le famiglie devono essere ben informate”. Mi permetto un piccolo appunto: se oggi c’è un difetto di informazione verso l’utenza, dobbiamo trovarci d’accordo sul fatto che esso sia in larga parte fisiologico, visto che la Scuola in realtà è fatta da scuole che, come tutte le organizzazioni, tendono in maniera istintiva – giusto o sbagliato che sia – a rendere opachi e a ostacolare certi processi di trasparenza. Che cosa vuol dire, allora, informare meglio? L’avvio del SNV non è un segno sulla giusta strada? Nonostante tutto, esiste secondo lei un’altra categoria di professionistipiù esposta alle critiche dell’utenza di quanto lo sia quella dei docenti?
“Il Sistema Nazionale di Valutazione è una fonte fondamentale dell’insieme di informazioni di cui le famiglie avrebbero bisogno per potere scegliere adeguatamente. Anche il sito Scuola in Chiaro è un passo avanti importante. È necessario però che il Ministero fornisca informazioni elementari, disaggregate e confrontabili su ogni ambito della vita scolastica delle singole istituzioni e degli operatori che in esse lavorano.
Proviamo a rimuovere l’ipocrisia imperante nel nostro Paese: cosa succede ogni gennaio nel periodo in cui le famiglie devono decidere dove pre-iscrivere i loro figli? E’ una corsa alle informazioni di corridoio, sugli insegnanti migliori, le sezioni con meno turnover, le scuole con le strutture più moderne, il successo dei diplomati negli ordini di istruzione che seguiranno o nel mercato del lavoro…, ma tutto avviene in modo incompleto, inefficiente e soprattutto poco trasparente. Alla fine sono le famiglie abbienti e meglio attrezzate a ottenere le informazioni più corrette. Gli altri brancolano nel buio, o peggio con informazioni errate.
Quello che abbiamo proposto in “Liberiamo la Scuola” è un sistema trasparente e dettagliato di informazioni su ogni scuola e ogni docente, disponibile per tutti in internet e che renda possibile i confronti. In USA esiste e consente di comparare scuole così come nei siti di e-commerce si possono confrontare le caratteristiche dei beni a cui siamo interessati:http://www.greatschools.org/
Lei mi dirà ancora che questo modello è mutuato da altri contesti e quindi inapplicabile da noi. Non vedo perché, ma, in ogni caso, non mi dica che quanto oggi accade in Italia, riguardo all’informazione per le famiglie e gli studenti, sia più trasparente e democratico!”.

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