Tasse alle paritarie, la Chiesa trema e contrattacca

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di Roberto Ciccarelli, il manifesto 27.7.2015.  

Vaticano. Il verdetto dell’Alta Corte accolto come una bomba dalle gerarchie. Sono 9 mila gli istituti cattolici che non pagano nulla. Gli sgravi fiscali valgono 2 miliardi

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Hanno avuto l’effetto di una bomba esplosa all’improvviso le sen­tenze della Corte di cas­sa­zione che hanno con­dan­nato due scuole cat­to­li­che livor­nesi a pagare l’Imposta comu­nale sugli immo­bili (Ici) mai ver­sata nel periodo 2004–2009 per un importo di 422mila euro.

Supe­rato lo shock ini­ziale di una situa­zione che potrebbe riguar­dare più di 9mila scuole cat­to­li­che (su un totale di oltre 13mila pari­ta­rie) e una cifra vicina a 2 miliardi di euro, la Con­fe­renza epi­sco­pale ita­liana ha schie­rato l’artiglieria pesante, mons. Galan­tino, segre­ta­rio gene­rale della Cei (il secondo in grado, dopo il card. Bagna­sco), che ha bol­lato la sen­tenza come «ideo­lo­gica» e «peri­co­losa», per­ché limita «la garan­zia di libertà di edu­ca­zione richie­sta anche dall’Europa».

Cosa c’entri il paga­mento delle tasse con la «libertà di edu­ca­zione» è argo­men­tato dai mas­simi diri­genti delle scuole cat­to­li­che. «Sono sen­tenze che lasciano inter­detti, per­ché costrin­ge­ranno le scuole pari­ta­rie, che hanno già dei bilanci in rosso, a chiu­dere», ridu­cendo così la libertà di edu­ca­zione, spiega a Radio Vati­cana don Macrì, pre­si­dente della Fede­ra­zione isti­tuti atti­vità edu­ca­tive (Fidae), tanto più che molti Comuni, «con i tagli che hanno subito, cer­che­ranno in tutti i modi di rastrel­lare qual­che soldo». E padre Cic­ci­marra, pre­si­dente dell’Associazione gestori isti­tuti dipen­denti dall’Autorità eccle­sia­stica (Agi­dae): «Biso­gne­rebbe chiu­dere tutte le scuole, per­ché altri­menti tra un po’ saremo oggetto di decreti ingiun­tivi e di pro­ce­dure fallimentari».

Di nuovo Galan­tino, che dà delle sen­tenze dei giu­dici della Cas­sa­zione – toghe rosse anche loro? – una let­tura tutta poli­tica: «Chi prende deci­sioni, lo fac­cia con meno ideo­lo­gia, per­ché ho la netta sen­sa­zione che si aspetti l’applauso di qual­che parte ideo­lo­giz­zata. Non è la Chiesa cat­to­lica ad affa­mare l’Italia», pro­se­gue il segre­ta­rio della Cei, che bran­di­sce i numeri: «A sce­gliere le scuole pari­ta­rie sono 1 milione e 300mila stu­denti, con grandi risparmi per lo Stato. Men­tre gli isti­tuti pari­tari rice­vono con­tri­buti per 520 milioni di euro (ogni anno, ndr), lo Stato rispar­mia 6 miliardi e mezzo». Un’affermazione lapa­lis­siana: lo Stato rispar­mia, è vero, ma per­ché sono le fami­glie a pagare il ser­vi­zio con le rette annuali, se così non fosse, non rispar­mie­rebbe più. Su un punto Galan­tino ha ragione: la que­stione non riguarda solo le scuole cat­to­li­che, ma tutte le scuole pari­ta­rie che la legge Ber­lin­guer del 2000 rico­nobbe come parte del sistema nazio­nale di istru­zione, entrando in con­trad­di­zione con la Costi­tu­zione e con nor­ma­tive par­ti­co­lari, come quella sull’Ici.

La sto­ria Ici-Chiesa comin­cia più di 10 anni fa, con un’altra sen­tenza della Cas­sa­zione che, su ricorso del Comune di L’Aquila, con­dannò le suore zela­trici del Sacro cuore a pagare l’imposta per­ché nel loro isti­tuto ospi­ta­vano a paga­mento anziani e stu­den­tesse. Nel 2005 inter­ven­nero Ber­lu­sconi e Tre­monti che sta­bi­li­rono l’esenzione dall’Ici per gli immo­bili di pro­prietà eccle­sia­stica in cui si svol­ge­vano atti­vità anche com­mer­ciali, pur­ché «con­nesse a fina­lità di reli­gione o di culto». L’anno suc­ces­sivo Prodi cor­resse il tiro con un avver­bio: l’esenzione riguar­dava gli immo­bili desti­nati al culto e allo svol­gi­mento di atti­vità assi­sten­ziali, didat­ti­che, sani­ta­rie, spor­tive e ricet­tive pur­ché non aves­sero «esclu­si­va­mente» natura com­mer­ciale. Le situa­zioni limite furono sanate, ma i mar­gini resta­vano ampi. I Radi­cali pre­sen­ta­rono diversi ricorsi all’Europa, soste­nendo che le esen­zioni si con­fi­gu­ra­vano come ille­git­timi aiuti di Stato, accolti sia da Bru­xel­les (che nel 2012 rico­nobbe la vio­la­zione, ma chiuse la que­stione per­ché era impos­si­bile quan­ti­fi­care le somme dovute) sia dalla Corte di giu­sti­zia di Stra­sburgo, che lo scorso anno cen­surò la Com­mis­sione pro­prio per­ché non impose il paga­mento delle cifre non versate.

Si vedrà ora cosa inne­sche­ranno le sen­tenze della Cas­sa­zione. Sem­pre che non inter­venga di nuovo il governo a sanare tutto. «Penso che ci sia una rifles­sione da fare», ha dichia­rato la mini­stra dell’Istruzione Gian­nini, con­vinta soste­ni­trice del sistema di istru­zione pubblico-privato. Il sot­to­se­gre­ta­rio all’Istruzione Toc­ca­fondi, ciel­lino (e molte scuole pari­ta­rie sono tar­gate Comu­nione e Libe­ra­zione), a Radio Vati­cana è ancora più chiaro: «Que­ste scuole fanno un ser­vi­zio di pub­blica uti­lità. Certo sono gestite in maniera com­mer­ciale, ma come si fa a non met­tere in pra­tica un’attività com­mer­ciale se biso­gna pagare l’affitto, le utenze?». E anche il Par­la­mento – tranne Sel, M5S e qual­che pid­dino a bri­glie sciolte – è cri­tico verso i giu­dici del Palaz­zac­cio. Immar­ce­sci­bile Sal­vini su Face­book: «Per for­tuna che ci sono tante scuole pri­vate, anche reli­giose, che fanno quello che lo Stato non rie­sce a fare. Ma che la Chiesa si lamenti per­ché deve pagare l’Imu sugli immo­bili quando ogni giorno invita ad acco­gliere immi­grati a casa degli ita­liani mi pare strano. Sacri­fici per gli altri, esen­zioni per loro». La que­stione, comun­que, riguarda il pas­sato, ovvero Ici e forse Imu. Per il pre­sente il discorso è chiuso: la Tasi – che ha sosti­tuito le pre­ce­denti impo­ste – pre­vede l’esenzione totale per le scuole pari­ta­rie che chie­dono una retta annuale non supe­riore a 5.739 euro (scuole per l’infanzia), 6.634 euro (pri­ma­rie), 6.836 euro (medie) e 6.914 euro (supe­riori). Cifre non pro­pria­mente da stu­denti poveri.

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