I conti in sospeso delle deleghe Cosa resta della Buona scuola

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di Marco Nobilio,  ItaliaOggi  13.12.2016

Dal reclutamento dei precari al canale 0-6 anni

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I docenti che saranno immessi in ruolo quest’anno non saranno assoggettati al nuovo sistema del triennio di apprendistato a stipendio ridotto previsto dalla legge 107/2015. È l’effetto del cambio della guardia a palazzo Chigi, che dovrebbe porre in stand-by, se non su un binario morto, alcune delle deleghe previste dalla riforma per concentrare l’azione del governo sulla legge elettorale e l’emergenza terremoto. Deleghe che riguardano il reclutamento, la retribuzione dei docenti in prova, l’anno di formazione, l’esame di stato, il sostegno, la scuola dell’infanzia e l’istruzione professionale. Alcune di queste sono già a buon punto e potrebbero giungere a compimento già dal 15 gennaio, data prevista per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti attuativi. Come per esempio quelle riguardanti l’esame di stato e la scuola dell’infanzia. Ma le altre, come quella sul nuovo reclutamento e la nuova disciplina dei neoimmessi in ruolo, necessitano ancora di un approfondimenti da parte dell’amministrazione. E potrebbero slittare nel tempo, perlomeno fino a quando non si insedierà un nuovo governo con pieni poteri, probabilmente all’esito delle prossime elezioni.

Reclutamento
La delega più delicata è senz’altro quella che riguarda il nuovo reclutamento. Perché comporta il differimento di tre anni della conferma in ruolo dei docenti che saranno assunti nella prossima tornata di immissioni in ruolo. E prevede anche una compressione dei diritti retributivi dei prossimi neoimmessi in ruolo, ai quali non sarà corrisposta la retribuzione dei docenti di ruolo, ma emolumenti determinati sulla nuova qualifica di apprendisti docenti prevista dalla nuova disciplina. A conti fatti, le nuove retribuzioni, per i primi due anni, non dovrebbero superare gli 800 euro, contro gli attuali 1.350 euro, attualmente percepiti dai docenti neoimmessi in ruolo (senza la cosiddetta ricostruzione di carriera). La riduzione dello stipendio, sempre secondo la riforma, dovrebbe essere attuata mediante la decontrattualizzazione della materia. In pratica, anziché applicare il contratto, le retribuzioni dei docenti-apprendisti dovrebbero essere determinate tramite un intervento legislativo. Che dopo la vittoria del no al referendum sulla riforma costituzionale potrebbe risultare non conforme all’attuale dettato costituzionale.

Periodo di formazione
Il periodo di formazione, nel primo anno di tirocinio, comprenderà la frequenza a un corso annuale, al termine del quale, il tirocinante conseguirà un diploma di diploma di specializzazione per l’insegnamento secondario. Diploma che sarà necessario anche per insegnare nelle scuole provate paritarie e che potrà essere conseguito anche dagli aspiranti docenti non vincitori di concorso che, però, dovranno frequentare il corso a loro spese. I vincitori di concorso, al termine del primo anno e previo conseguimento del diploma, saranno ammessi a un biennio successivo di tirocinio formativo, durante il quale avverrà la graduale assunzione della funzione docente anche tramite la sostituzione di docenti assenti. Al termine del tirocinio, in caso di valutazione positiva, il tirocinante sarà assunto con contratto a tempo indeterminato.

Scuola dell’infanzia
L’esercizio della delega sulla scuola dell’infanzia è già a buon punto e il decreto attuativo dovrebbe essere pubblicato il 15 gennaio prossimo in Gazzetta Ufficiale. A questo scopo, il governo ha previsto l’istituzione di un percorso di continuità educativa per le bambine e i bambini, costituito dai servizi 0-3 anni, (nidi, micro-nidi e spazi gioco), le sezioni primavera (24-36 mesi) e le scuole dell’infanzia statali e paritarie. La bozza di decreto prevede, però, il mantenimento di ruoli distinti del personale nell’ambito di assegnazione. In altre parole, le maestre di scuola dell’infanzia continueranno ad occuparsi dei bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni e non saranno utilizzate nei nidi.

Esame di stato
Anche la delega sull’esame di stato dovrebbe essere attuata con uno dei decreti che saranno pubblicati in Gazzetta il 15 gennaio. Le prove Invalsi non faranno più parte delle prove di esame, ma saranno comunque somministrate a fini statistici e costituiranno requisito di accesso per l’esame. Per quanto riguarda il I ciclo, i test saranno effettuati prima del termine dell’anno scolastico e verteranno su tre materie: italiano, matematica e inglese. Il punteggio conseguito sarà inserito nell’attestazione delle competenze. Le prove scritte e il colloquio rimarranno sostanzialmente identici, ma saranno collegate al profilo finale previsto dalle indicazioni nazionali. Il presidente della commissione sarà lo stesso dirigente scolastico preposto all’istituzione scolastica sede di esame.
L’esito finale dell’esame sarà deliberato dalla commissione mediante l’attribuzione di una lettera da A ad E sulla base di criteri di correzione e linee guida nazionali. In pratica, le lettere sostituiranno i vecchi indicatori pre-riforma: ottimo, distinto, buono, sufficiente, mediocre e scarso. La media dei voti del secondo quadrimestre non avrà più valore ai fini del voto finale dell’esame. Per il II ciclo, lo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro sarà requisito di ammissione all’esame e, in ogni caso, per essere ammesso agli esami, l’alunno dovrà avere almeno la media del 6.

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I conti in sospeso delle deleghe Cosa resta della Buona scuola ultima modifica: 2016-12-13T08:35:18+01:00 da Gilda Venezia
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