Cittadini italiani, ma solo se promossi a scuola

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di Salvo Intravaia  la Repubblica,   8.10.2015.  

Nel dl sullo Ius soli una novità che stopperebbe l’acquisizione del diritto di cittadinanza nel caso in cui non si riesca a “concludere positivamente” il ciclo scolastico primario

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Niente cittadinanza italiana per i minori stranieri bocciati alla scuola elementare. Il disegno di legge sullo ius soli  –  l’acquisizione della cittadinanza italiana per i cittadini stranieri nati nel nostro Paese  –  dopo l’esame in commissione Affari costituzionali, ieri è nuovamente approdato alla Camera. Ma con una novità che ha fatto saltare dalla sedia la deputata ex Scelta civica, ora approdata al raggruppamento Per l’Italia-Centro democratico, Milena Santerini, secondo la quale “non si può vincolare la cittadinanza al conseguimento di una promozione scolastica”. Il testo della legge di iniziativa popolare presentato a Montecitorio nel 2013 non conteneva questo vincolo considerato odioso dalla deputata che è anche presidente dell’Alleanza parlamentare contro l’intolleranza e il razzismo presso il Consiglio d’Europa.

Ma un emendamento in commissione ha stabilito che “il minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età che, ai sensi della normativa vigente, ha frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale, acquista la cittadinanza italiana”. Se però la “frequenza riguarda il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva del corso medesimo”. In altre parole, occorre essere stati promossi.

Per la Santerini “è giusto considerare la scuola come requisito per esercitare la cittadinanza”, ma “non deve essere posto come obbligo il successo obbligatorio in un corso di studi”. “Gli alunni immigrati  –  conclude la deputata  –  fanno già un grande sforzo di condivisione della cultura del nuovo paese e sono molto motivati allo studio, anche se parlano un’altra lingua e vengono da altri mondi. Quello che conta è la partecipazione al progetto di integrazione nel nuovo paese”. La questione della cittadinanza per gli stranieri nati in Italia riguarda circa 400mila bambini e studenti. Perché oltre metà degli 802mila alunni censiti come stranieri  –  secondo la legge vigente dello ius sanguinis, che assegna la cittadinanza italiana ai nati da cittadini italiani  – in realtà sono nati nel Belpaese. Si tratta di piccoli e giovani che parlano perfettamente il dialetto degli angoli più nascosti d’Italia. Ma che per la legge sono stranieri ugualmente. Per svincolare il conferimento della cittadinanza italiana alla promozione, la Santerini ha annunciato la presentazione di un emendamento che cancellerebbe il vincolo imposto in commissione Affari costituzionali. Perché se è vero che metà degli alunni “stranieri” sono nati in Italia è anche vero che gli alunni stranieri mostrano nel percorso scolastico di incontrare più difficoltà rispetto ai compagni italiani. L’ultima pubblicazione del ministero dell’Istruzione sugli alunni con cittadinanza non italiana sottolinea infatti che all’età di dieci anni  –  cioè all’elementare  –  19 bambini stranieri su cento sono già in ritardo rispetto al percorso regolare degli studi. E per questi la cittadinanza verrebbe stoppata dal conseguimento della licenza elementare.

Cittadini italiani, ma solo se promossi a scuola ultima modifica: 2015-10-08T21:19:58+00:00 da Gilda Venezia

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