Colpire protetti

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di Gabriele Boselli, Educazione & Scuola, 1.3.2018

– Le offese, verbali e fisiche, ai docenti e l’assenza di sanzioni efficaci –

Si susseguono ormai da anni, con un crescendo impressionante, le varie forme di offesa alla dignità e a volte all’integrità fisica dei docenti. Alcune vengono denunciate, la maggior parte taciute dagli offesi per non aggiungere al danno biologico la beffa dell’accusa di “non saper farsi rispettare” e di non aver saputo adottare le “metodologie più opportune nei confronti degli alunni a forte disagio sociale”.

 

Le forme di offesa a docenti e dirigenti praticate nelle scuole da troppi alunni e qualche adulto sono le più varie: si va dal trafficare ostentatamente con il telefonino mentre il professore parla, agli insulti, agli accoltellamenti e, penultima notizia, alla denuncia penale per diffamazione verso i docenti che mettono note disciplinari sul registro. Quando non lo fa lo studente, provvedono i genitori a offendere con le parole, le minacce o i pugni lo sventurato professore che si era permesso di fare osservazioni o attribuire voti non onorevoli al pargolo. Non bastasse ora –ultimissima notizia- anche i mariti delle maestre si danno manescamente da fare con i presidi che non permettono alle mogli di far partecipare i bimbi di un anno alle sedute del collegio dei docenti (notizia da Repubblica del 28 febbraio).

Forse i mariti delle maestre, illusi dal fatto che le violenze contro i lavoratori della scuola  restano sempre impunite, alla fine pagheranno. Ma anche il preside sarà forse censurato per aver impedito il possibile contributo del bebè come rappresentate dei futuri studenti. Possibile una mediazione e probabile alla fine, anche in questo caso, una remissione delle reciproche querele.

Certo è comunque che né gli studenti né i loro genitori hanno mai, di fatto, nulla da temere, anzi: il docente si guarderà bene di rivolgere altre osservazioni o attribuire brutti voti per non esporsi all’accusa di volersi vendicare. La mancanza di deterrenti credibili indurrà gli studenti peggiori a ulteriori mortificazioni verso chi pratica il mestiere bellissimo ma spesso ingrato dell’insegnare.

“Sono ragazziii…”, “Bisogna capirli……”, “Viene da un’altra cultura…..”; particolarmente colpite dagli stereotipi buonisti le insegnanti: “nell’ethos originario alla donna non è dal maschio dovuta obbedienza…..”. Sono alcune delle giustificazioni con cui vengono difesi ragazzi a volte davvero sofferenti, a volte affetti da deficit psicofisici, altre volte solo delinquenti. Da quando la teoria del controllo disciplinare è passata dalla pedagogia alla psicologia il comportamento irresponsabile e violento trova sempre una qualche giustificazione. Qualche sciaguroso alunno lo esplicita: “Io dico e faccio quel che mi pare perché tu non puoi farmi niente”. E il guaio è che i fatti poi gli danno ragione.

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Colpire protetti ultima modifica: 2018-03-03T08:19:46+01:00 da Gilda Venezia
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