Concorso Scuola 2016: i docenti italiani sono tutti impreparati. O forse no…

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di Vittoria Patanè  International Business Times, 2.8.2016

– Continua la cronaca delle bocciature selvagge ai danni degli insegnanti partecipanti al concorso scuola 2016.

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Nella maggior parte dei casi si tratta di docenti laureati, in possesso di master, abilitati alla professione e con anni di esperienza (precaria) alle spalle. Eppure titoli e curriculum non sono stati sufficienti per superare l’assurda selezione posta in essere nell’ambito delle prove scritte della procedura concorsuale dove la bocciatura da eccezione si è trasformata in regola.

“Con questo concorso selezioneremo i docenti dai quali dipende il futuro del nostro Paese”, aveva affermato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini al momento dell’emanazione dei tre bandi. A quanto pare le Commissioni esaminatrici devono aver preso proprio sul serio questa affermazione, decidendo di porre in essere criteri di valutazione impietosi allo scopo di adempiere alla propria responsabilità.

Sebbene non ci siano ancora tutti i dati ufficiali, la tendenza diventa di giorno in giorno più preoccupante. Il numero dei bocciati diventa di sempre più alto. In alcune Regioni, l’80% dei docenti non è riuscito a superare la prima fase degli esami. Dati che hanno spinto i giornali a parlare di “bollettino di guerra” o, in alternativa, di “strage degli innocenti”.

Il risultato di quanto sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Nonostante le assunzioni della Buona Scuola, nonostante la cosiddetta mobilità obbligatoria, nonostante la riforma delle classi di concorso, nonostante gli oltre 63mila posti banditi nell’ambito del “Concorsone”, numerose cattedre nei prossimi anni rimarranno vacanti. Per coprire il fabbisogno di organico sarà dunque necessario ricorrere agli ormai celeberrimi supplenti. Il che ci porta direttamente al primo paradosso della questione, dato che sia il concorso che la riforma del 2015 erano stati creati proprio per porre fine al precariato e a quel fenomeno per cui il Premier Matteo Renzi ha addirittura creato un neologismo: “la supplentite”. Se il danno non bastasse, per i docenti bocciati arriverà presto anche la beffa, perché appare probabile che molti dei candidati che oggi non sono riusciti ad accedere alla prova orale domani verranno chiamati a coprire le cattedre per i quali non sono stati giudicati idonei. Parlando in parole povere, faranno da precari quello stesso lavoro per il quale tramite il concorso avrebbero dovuto essere assunti a tempo indeterminato.

Concorso scuola: riassunto delle puntate precedenti

Dopo un’interminabile attesa e subendo forzatamente un ritardo di quasi tre mesi rispetto alla scadenza stabilita in origine (dicembre 2015), a fine febbraio i docenti interessati sono finalmente riusciti a consultare i tre bandi emanati dal MIUR per poter partecipare al concorso scuola 2016 che (almeno in teoria) avrebbe dovuto consentire a 63.712 insegnanti di ottenere la tanto agognata cattedra. Ad iscriversi sono stati in 165.578, un numero inferiore alle aspettative del ministero che aveva preannunciato circa 200mila candidati. Il primo bando si riferiva alla scuola per l’infanzia e alla scuola primaria, il secondo alla scuola secondaria, il terzo era rivolto in via esclusiva a insegnanti di sostegno per un totale di 44 classi di concorso interessate.

Il maggior numero di richieste è arrivato dalla Lombardia (22.630), seguita da Campania (24.125) e Sicilia (17.725). Oltre 6 partecipanti su 10 hanno un’età inferiore ai 40 anni, mentre l’85% dei candidati è di sesso femminile. La loro immissione in ruolo avrebbe dunque consentito da un lato di “svecchiare” un corpo docenti caratterizzato da un’età media elevatissima (in base al rapporto “Education at a glance 2015” dell’OCSE siamo il Paese con gli insegnanti più vecchi al mondo), ma anche di assicurare un lavoro stabile a molte donne, che in base ai dati ISTAT sono le più colpite da disoccupazione e precariato.

E invece la realtà che abbiamo davanti agli occhi dice qualcosa di diverso.

L’ecatombe del Concorso Scuola

Le ultime novità in ordine di tempo arrivano da Liguria, Puglia e Sicilia e non sono meno sconfortanti di quelli pervenuti in precedenza. Per quanto riguarda la prima, in base a quanto riportato da orizzontescuola.it, l’Ufficio Scolastico Regionale ha revocato le nomine della commissione giudicatrice per la classe di concorso sostegno scuola secondaria di I grado, disponendo “l’annullamento degli atti ad oggi posti in essere dalla stessa” a causa di “errori che possono influire sull’esito degli atti e delle operazioni concorsuali”. Toccherà dunque a una nuova commissione (già nominata) correggere e valutare le prove scritte dei candidati.

Una decisione che non aiuta a dissipare i dubbi già esistenti sulle commissioni scelte per valutare il futuro di migliaia di docenti.

Parlando della Sicilia, in base ai dati preliminari comunicati dall’USR al quotidiano “Giornale di Sicilia”, solo il 30% dei docenti partecipanti avrebbe avuto accesso alla prova orale. Il che significa che quasi 12.500 candidati su 17.725 non avrebbero superato il test scritto. In Puglia per la classe di concorso  A018 ‘Filosofia e Scienze Umane’ i candidati erano 58 e i 26 posti: i “promossi” alla prova orale sono solo 10.

A livello generale, a subire il maggior numero di bocciature sarebbero stati i docenti di sostegno , seguiti dagli specialisti dell’italiano per stranieri, dai tecnici di laboratorio e dagli insegnanti di arte. In riferimento al sostegno, secondo i calcoli, rimarranno vacanti più di mille posti dei 5.766 banditi dal concorso. Emblematici gli esempi di Lazio e Piemonte: nella prima Regione hanno superato gli scritti 416 candidati su 764. Cattedre disponibili: 553. In Piemonte invece c’erano 333 partecipanti, ma solo 130 sono riusciti a raggiungere la tanto agognata prova orale.

Concorso scuola: docenti italiani impreparati?

Da sottolineare anche un’altra cosa: nonostante, come scritto in precedenza, sia ormai chiaro a metà percorso che molti posti rimarranno vacanti, occorre tenere in considerazione che i docenti che hanno superato la prima parte del concorso devono ancora affrontare la prova orale: il che significa che il numero dei bocciati rischia di aumentare ancora. E di parecchio.

A questo punto sorge spontanea una domanda: possibile che la stragrande maggioranza dei candidati fosse totalmente impreparata per affrontare il concorso pur trattandosi di docenti già abilitati dalle università e con anni di insegnamento alle spalle?

Ad essersi posti la stessa domanda sono stati i docenti partecipanti alla classe di concorso B12  “Laboratorio di Scienze e tecnologie chimiche e microbiologiche” della Regione Lombardia per la quale solo 7 candidati su 68 hanno superato la prova scritta (51 i posti banditi). I “bocciati” hanno deciso di scrivere al Presidente della Repubblica e allo stesso MIUR allo scopo di chiedere delucidazioni: Riteniamo che la percentuale di persone che non hanno superato le prove scritta e pratica, pari a quasi il 90%, non sia rispondente alla realtà della nostra esperienza e formazione. Crediamo che questi numeri siano profondamente anomali e a dir poco riduttivi per l’intero sistema scolastico italiano, in quanto con questo risultato si liquidano con un’insufficienza anni di studio, di preparazione, di lavoro, in diversi, pregiati Atenei Universitari ed Istituti di Istruzione Secondaria Superiore.” E ancora: “Non riteniamo credibile il fatto che 61 persone su 68, diplomate e successivamente abilitate alla professione dagli Istituti del territorio nazionale, in alcuni casi con il massimo dei voti e, soprattutto, con esperienza d’insegnamento anche più che decennale, vengano giudicate insufficienti, a seguito delle prove previste per il Concorso”.

Quali potrebbero essere dunque  le cause di una tale disfatta? Appellarsi ad una scarsa preparazione generalizzata appare tanto ingiusto quanto improbabile. Molti docenti hanno posto in evidenza lo scarso equilibrio esistente tra complessità delle domande e tempo a disposizione (150 minuti), la differente formazione dei commissari rispetto ai candidati, l’inadeguatezza di alcuni dei percorsi di abilitazione (TFA/PAS), ecc.

Probabilmente una risposta certa non ce l’avremo mai, mentre i dubbi continueranno ad aumentare fino all’esito definitivo di un concorso partito male e continuato anche peggio. Sia per i docenti che per gli studenti che anche nei prossimi anni dovranno confrontarsi con un’offerta formativa disorganica e discontinua. Almeno fino a quando l’ormai celeberrima “supplentite” non verrà davvero debellata. E, in base ai dati, non accadrà molto presto.

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Concorso Scuola 2016: i docenti italiani sono tutti impreparati. O forse no… ultima modifica: 2016-08-03T05:34:00+02:00 da Gilda Venezia
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