Concorso scuola 2016. L’ingiustizia di un Tfa per pochi: lettera aperta a Davide Faraone

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il sussidiario,  9.2.2016

– Di recente Faraone ha dichiarato che il prossimo ciclo di Tfa verrà bandito solo ed esclusivamente per le classi di concorso già attualmente “esaurite”. La LETTERA APERTA di alcuni laureati

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Egregio sottosegretario Faraone,

siamo degli aspiranti docenti, laureati nello scorso anno accademico 2014/2015. Siamo rimasti alquanto sconcertati nell’ascoltare parte delle sue dichiarazioni al programma radiofonico La radio ne parla dello scorso 4 febbraio, in particolare laddove lei ha affermato che il prossimo ciclo di Tfa verrà bandito solo ed esclusivamente per le classi di concorso già attualmente “esaurite”.

In particolare noi neolaureati o laureandi abbiamo atteso per mesi — con fiducia e pazienza — questo terzo ciclo di Tfa avendo davanti agli occhi i precedenti cicli di Tfa, che, pur tra mille difficoltà e storture, hanno permesso, a coloro che erano interessati, di verificare e certificare la propria idoneità all’insegnamento della disciplina studiata nel corso della propria carriera universitaria, così da poter intraprendere la professione di docente nella suddetta disciplina.

Come il dott. Bruschi, ispettore del Miur, ha spiegato con precisione in un articolo apparso recentemente (5 febbraio) su Orizzonte Scuola, proprio la legge 107/2015 (“Buona Scuola”) da Lei citata nel corso dell’intervista radiofonica, sottolinea ancor di più l'”elemento qualitativo” nello status della docenza, confermando il fatto che “non è sufficiente il solo titolo di laurea ad assolvere ai compiti connessi alla professione”. Dal momento che ci ritroviamo appieno nella posizione di coloro che desiderano entrare “virtuosamente, dalla porta principale”, ossia nel pieno rispetto delle leggi, nel sistema scuola, non possiamo che essere costernati davanti alla (per ora solo paventata) esclusione che toccherebbe a molti di noi rispetto a questo primo step della formazione alla professione docente; condividiamo perciò l’accorato richiamo del dott. Bruschi al fatto che, se l’accesso alla professione è subordinato al conseguimento del titolo di “abilitato”, è necessario che tale procedura di abilitazione sia percorribile a qualunque laureato magistrale con regolarità, per non “diventare lettera morta”.

Siamo ben coscienti che tale idoneità non si declinerebbe affatto — e nemmeno lo rivendichiamo — in un immediato raggiungimento dell’ingresso in ruolo o del “posto fisso”, pretesa che appare al momento irrealistica: siamo ben consapevoli, infatti, che nel sistema vigente, l’unico con cui fare ad oggi i conti in attesa della delega legislativa contenuta nella Buona Scuola, l’abilitazione conseguita al termine del Tfa è sganciata dall’immediato reclutamento.

Alla luce di questa prospettiva sinteticamente richiamata, la restrizione del terzo ciclo di Tfa alle sole classi di concorso già esaurite rappresenta un ulteriore passo indietro che rischia di colpire, come spesso accade, i più deboli e gli ultimi arrivati: le sembra infatti giusto ritrovarsi in un tale irragionevole limbo avendo come sola “colpa” l’essersi laureati durante (o poco dopo) il secondo ciclo di Tfa in discipline che — per motivi da noi indipendenti — al momento risultano “esaurite” nella scuola di Stato?

Perché invece, nel solco dell’operato del ministro Giannini, che si è mostrata in questi mesi attenta e sensibile alle esigenze dei giovani aspiranti insegnanti, non continuare a percorrere, in attesa della riforma complessiva della formazione iniziale dei docenti, la strada intrapresa, che, con mille limiti, permetterebbe quantomeno di conseguire un’abilitazione alla docenza, pur non implicando un’immediata conseguenza sul piano dell’assunzione nella scuola di Stato?

In caso contrario, appare opportuna una parola di chiarezza da parte sua, del ministro Giannini e anche del premier Matteo Renzi. La strada che ci proponete non è quella del Tfa? Bene, potrebbe anche essere così, ma chiediamo chiarezza: cosa dovremmo dunque fare? Quale percorso ci è dato intraprendere? Non vogliamo alcuna scorciatoia. Desideriamo solo avere la possibilità di intraprendere una strada professionale, con molta umiltà ma anche con tenacia e impegno, per poter dare il nostro piccolo contributo al nostro Paese.

Oppure diteci con franchezza che avete scherzato, che la nostra generazione rimarrà schiacciata tra il vecchio sistema del Tfa che sta per finire e quello nuovo che ancora non c’è.

Tommaso Grasso,
Francesco Maccapani,
Giulia Serra;
Cecilia Tornaghi

Concorso scuola 2016. L’ingiustizia di un Tfa per pochi: lettera aperta a Davide Faraone ultima modifica: 2016-02-09T06:51:12+01:00 da Gilda Venezia
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